CAPORALATO IN AGRICOLTURA COME CONTRASTARLO?
LE NORME SUI CORSI ANTINFORTUNISTICI E LE VISITE MEDICHE PER GLI ASSUNTI PER LA VENDEMMIA INCENTIVANO IL RICORSO ALLE “SQUADRE” DI LAVORATORI “IN AFFITTO”

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di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination
E’ ragionevole spendere 300€ ogni nuova assunzione per la vendemmia? Visita medica e corso sulla sicurezza sono diventati obbligatori anche per assunzioni brevissime, come quelle della raccolta dell’uva che è tutt’altro che un lavoro rischioso e infatti viene proposto anche ai turisti per qualche ora.
PER I NUOVI ASSUNTI IN VENDEMMIA SONO OBBLIGATORI CORSI DI 8 ORE E VISITA MEDICA
A dissuadere le imprese dalle nuove assunzioni c’è un’altra circostanza: non c’è nessuna certezza che il dipendente assunto per il periodo della vendemmia di 30 -40 giorni, rimanga a lavorare fino alla fine del suo contratto. Infatti le “assunzioni volanti” riguardano giovani, stranieri e in generale disoccupati che possono decidere di cambiare lavoro in qualunque momento: una mattina non si presentano e basta.
I RIMEDI ALLA CARENZA DI MANO D’OPERA IN VENDEMMIA
Quali sono i rimedi a questa situazione? Quella più richiesta da chi cerca lavoro è l’assunzione al nero che tuttavia ma è rischiosa per le imprese. Ci sono rischi connessi agli eventuali infortuni e ai controlli.
Molte aziende, come la mia, hanno comprato la vendemmiatrice meccanica corredata da tavolo per la selezione dell’uva con lettore ottico. Un investimento enorme e il top della tecnologia per preservare la qualità che arriva dalla vigna.
Infine c’è il ricorso alle “squadre” cioè alle società che offrono personale formato per i lavori agricoli. Ogni lavoratore costa circa 5€ all’ora in più rispetto a un normale dipendente agricolo ma, non necessitando dei corsi antinfortunistici e della visita medica, diventa quasi conveniente.
Resta da vedere se queste “squadre” non sono i ricettacoli di caporalato che il governo dice di voler contrastare.
Le imprese agricole non possono sostituirsi agli organi di controllo come gli Uffici del lavoro, i Carabinieri e simili e non possono verificare il comportamento di queste agenzie nei confronti dei loro dipendenti. Le aziende agricole possono solo chiedere la lista delle persone utilizzate dalla squadra, l’iscrizione alla Camera di Commercio, il DURC sulla regolarità amministrativa e il DVR che certifica i corsi, le visite mediche e l’assicurazione. Ma ovviamente non sanno se e quanto vengono retribuiti i dipendenti della “squadra”, se vengono alloggiati in baracche piene di topi oppure sfamati con cibo spazzatura. Tutti questi controlli competono agli organi dello Stato ma il dubbio che siano scarsi e poco efficaci viene spontaneo.
COME MAI LE CANTINE NON TROVANO MANO D’OPERA E LE “SQUADRE” INVECE SI?
Perché le imprese agricole hanno così tanta difficoltà a trovare dipendenti (anche totalmente inesperti) pur pagando 10 € netti in busta paga, mentre le “squadre” diventano sempre più numerose e quindi trovano da assumere?
Se è vera la notizia pubblicata dai giornali che gli immigrati vengono retribuiti 3-4€ l’ora, sottratti dei documenti e tratti da semischiavi con orari di lavoro massacranti, perché questi lavoratori preferiscono farsi assumere dalle “squadre” invece che dalle imprese agricole?
Forse queste società che utilizzano mano d’opera estera usano mezzi più convincenti per assumere? Sarebbe opportuno controllate cosa succede?
A mio avviso, nuove norme come quelle che impongono il corso di 8 ore sulla sicurezza del lavoro per la raccolta dell’uva, incentivano il ricorso alle squadre. Se esiste, e non ne sono affatto convinta, un rischio oggettivo di infortuni per i vendemmiatori, il governo dovrebbe coprire il costo dei corsi e delle visite mediche per i nuovi assunti e non spingere le aziende a rivolgersi alle squadre.
Il primo contrasto al caporalato è infatti l’aumento del lavoro normale, nelle imprese del vino, e infatti i produttori del Barolo e Barbaresco si sono costituiti parte civile contro il caporalato.






