David Taddei e i segreti della comunicazione

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David Taddei e i segreti della comunicazione

Quando affermare la propria unicità e eccezionalità può essere controproducente: David Taddei ci spiega che cosa sono la ridondanza e i messaggi senza contenuto

David-Taddei

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David Taddei formidabile comunicatore e esperto di comunicazione, animatore culturale (attualmente responsabile del Teatro Politeama di Poggibonsi) in un dialogo con Donatella Cinelli Colombini che parte da un post di questo stesso blog intitolato Marketing psicologia e vino.

L’innesco è la frase di Damasio (1994) <<non siamo macchine pensanti che si emozionano bensì macchine emotive che pensano >>
DAVID TADDEI E’ un argomento estremamente affascinante. Ed ha ragione Donatella anche se più che macchine noi siamo dei “sistemi complessi adattativi”. Di certo il sistema “Emotivo” è precedente al pensiero come lo intendiamo noi. Per “pensare”

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abbiamo bisogno delle parole, i mattoni per costruire la strategia del sapere chiamata “Logico – astratta”. Ma la parola arriva molto tardi nella storia dell’uomo, prima guidato solo dalle emozioni: la paura per sfuggire ai pericoli, il coraggio per affrontarli, la gioia e l’amore per costruire una famiglia e via così. E’ in questa fase che si sviluppa la prima strategia del sapere quella “Semiotico – indiziaria” dove l’uomo impara a prevedere (abdurre) da osservazioni del reale che ancora non sa nominare. Si dice che dalle orme lasciate sulla terra fresca, l’uomo preistorico abbia iniziato a prevedere dove si potesse trovare l’animale da cacciare e che la lettura di quelle orme (segni) avrebbe sviluppato la capacità di incidere e pitturare prime e poi addirittura la scrittura. Anche a livello biologico vi è traccia di questa separazione con il sistema nervoso più propriamente “logico” (ma non solo ovviamente) e il sistema endocrino che con scariche ormonali guida le nostre emozioni. Oggi è tutto più complesso ed un pensiero può diventare una fortissima emozione. I grandi scrittori compiono la magia di trasformare le emozioni in bellissime parole.
DONATELLA CINELLI COLOMBINI dopo il primo post che spiega, seguendo la psicologa Paola Pizza, la differenza fra pensiero periferico e centrale in relazione ai processi di acquisto del vino, ho pubblicato un articolo intitolato Neuromarketing e vino con i messaggi verbali e non verbali che servono a vendere il vino.
DAVID TADDEI Bello Donatella, ma il neuromarketing non scopre niente di nuovo. I dati sono già contenuti negli scritti di Paul Watzlawick del quale, giustamente hai citato uno dei suoi 4 assiomi della comunicazione (contenuto/relazione). Ho letto tutti i suoi libri e quelli dei suoi allievi. Tutto parte da lì, la teoria è lì. Il resto sono applicazioni dei suoi principi. Sono passati tanti anni dall’uscita del suo pragmatica della comunicazione umana ma io ancora oggi non riesco a trovare saggi che aggiungano qualcosa al suo pensiero.
DONATELLA CINELLI COLOMBINI Il mio post spiega la necessità di mettere in evidenza ciò che rende unica e ciò in cui eccelle la propria cantina o il proprio vino.
DAVID TADDEI Anche sul discorso di cogliere le nostre unicità, c’è un fondamento teorico già individuato da Watz. Noi siamo sistemi che leggono le differenze e le ridondanze. Per differenziarci dagli altri dobbiamo esaltare i nostri elementi di unicità e non possiamo farlo al negativo dicendo cosa non sono gli altri (parlare male dei concorrenti) perché l’informazione che passiamo è solo: cosa non sono gli altri, non cosa ho io di unico (descrivo le differenze degli altri, non le mie!). La ridondanza è il principio sul quale si fonda ogni campagna pubblicitaria. Essendo però sistemi progettati più per dimenticare che per memorizzare (selezione dei ricordi), una ridondanza senza un messaggio che espliciti differenze (unicità), viene percepito da noi come una fastidiosa forzatura (mi vuoi far ricordare per forza una cosa della quale non capisco l’utilità o il fascino) che genera una “risposta immunitaria”: etichetterò quella campagna come qualcosa di disutile e fastidiosa.
DONATELLA CINELLI COLOMBINI David sei un pozzo di informazioni preziose. Per favore spiega meglio la faccenda delle differenze e delle ridondanze. E’ chiaro che dire male dei colleghi è controproducente ma mettere in evidenza i propri punti di forza mi sembra un’ottima tattica. Apparentemente tu sconsigli questa strategia. Ho capito bene? Cioè dire che il proprio vino è quello che meglio di ogni altro si abbina alla tagliata di bue oppure che possiede un equilibrio inimitabile …. è sbagliato perché è ridondante e crea fastidio. Ho capito bene?
DAVID TADDEI No, Donatella. Io devo creare ridondanze su contenuti concreti che interessano le persone. Devo trovare le differenze che mi rendono unico e le devo rilanciare con tutta la forza che ho (per creare su quelle una ridondanza). Se produco soltanto una ridondanza, senza essermi preoccupato prima di codificare questa informazione di unicità ottengo il risultato opposto. Io voglio ricordare solo ciò che per me è importante. Se cerchi di obbligarmi a ricordare altro, sviluppi soltanto una resistenza al tuo messaggio. Come se ti ostinassi a suonare un campanello dove nessuno vuole risponderti. Saper gestire differenze e ridondanze è, non so per quale motivo, un passaggio ostico per quasi tutte le agenzie che si occupano di pubblicità.
DONATELLA CINELLI COLOMBINI Ora ho capito. Tornando a parlare di vino, se devo presentarlo a un buyer puntando su un elemento di forza che lo rende unico devo scegliere un elemento capace di interessare l’interlocutore. In altre parole dire <<il mio vino è il più adatto ad accompagnare i salumi di maiale>> parlando con un importatore israeliano sarebbe inutile e persino controproducente perchè gli ebrei non mangiano maiale.
DAVID TADDEI Certo, come sarebbe inutile limitarsi a dire che il mio vino è unico, il migliore, il più buono ecc. senza definire perché (il contenuto del messaggio) e senza dimostrare con il tono della voce e la prossemica (la parte di relazione, forse la più importante insita nel messaggio) l’eccezionalità e l’importanza di quello che gli stai dicendo. Ma in questo sei bravissima, ascoltarti è sempre un piacere, lo fai già molto bene.
DONATELLA CINELLI COLOMBINI Che cos’è la prossemica?

DAVID TADDEI La disciplina che le ricomprende un po’ tutte è la Comunicazione Interpersonali . E’ la scienza che studia lo spazio o le distanze come fatto comunicativo; lo studio, cioè, sul piano psicologico, dei possibili significati delle distanze materiali che l’uomo tende a interporre tra sé e gli altri (Zona Intima, Personale, Sociale e Pubblica). Io intendevo in senso estensivo, comprendendo anche il sistema paralinguistico (tono, ritmo, pause nel parlare) e la cinesica (postura con tutti i movimenti del corpo e della faccia)

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