Dematerializzazione dei registri del vino che incubo!

Dematerializzazione dei registri del vino

Dematerializzazione dei registri del vino che incubo!

Dal I° luglio dematerializzazione dei registri del vino, nessuno sa se funzionano e se poi arriveranno multe a pioggia. E c’è chi li considera un successo

Dematerializzazione dei registri del vino

Dematerializzazione dei registri del vino

di Donatella Cinelli Colombini 

La dematerializzazione dei registri del vino è la prova di quanto siano volenterosi gli italiani nel rispettare le leggi. Di fronte a un sistema di registrazione dei dati farraginoso, complicatissimo e non intuitivo, nonostante i codici siano stati cambiati 4 volte costringendo le società di assistenza delle cantine a lavorare giorno e notte nel tentativo di consentire l’immissione dei dati …. Nonostante tutto 17.000 cantine si sono iscritte nel sistema di archiviazione del

Registro di un secolo fa

Registro di un secolo fa

ministero SIAN e pare che 4.000 siano anche riuscite a caricare i dati in ambiente reale. Il problema è che praticamente tutti hanno ricevuto segnalazione di errori.
Un calvario nel senso più autentico della parola. Il sistema si blocca per ore e c’è chi ha ricevuto da Roma messaggi del tipo <<provate di notte o nel fine settimana >>. Vi sembra normale?
Alcuni hanno gettato la spugna e hanno chiesto ai notai di bollare i registri di cantina cartacei in modo da avere comunque una documentazione attestante i loro vini.
Dopo il disastro del leggendario SISTRI, il sistema di tracciabilità dei rifiuti che fece perdere tempo e soldi alle aziende finendo in tribunale come un software – truffa, c’è da chiedersi come abbia fatto il nostro governo a ficcarsi in un altro pasticcio.Si perché siamo nel 2017, in un’epoca dove tutto il sistema del trasporto aereo funziona in via telematica senza che due passeggeri siano registrarti nello stesso seggiolino. Un’epoca dove a Londra o a Berlino anche le vecchiette riescono a fare i controlli sulla loro pensione da casa. Mentre noi in Italia abbiamo dei sistemi elettronici difficilissimi da usare che vanno avanti a singhiozzo. Ma i disservizi dei software dell’IMPS o delle Ferrovie dello Stato sono bazzecole in confronto ai SIAN cioè al sistema di dematerializzazione dei registri del vino voluto dal Ministero delle Politiche agricole.
La domanda che tutti si pongono è << come faranno le cantine a certificare i vini DOC e DOCG e quindi a avere l’idoneità per imbottigliarli? Si bloccheremo del tutto? E poi durante la vendemmia chi avrà il tempo di aspettare che il sistema prenda i dati? >> .

La cosa più inverosimile è che, fino ad oggi i direttori generali del MIPAAF Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, i direttori dell’ICQRF –Repressione Frodi ma soprattutto il Ministro Martina sembrano ignari dei problemi incontrati dalle aziende e parlano della dematerializzazione dei registri come di un successo politico.
Invece la dematerializzazione è stata vissuta dal mondo del vino come un incubo. Soprattutto non semplifica non diminuisce il carico burocratico sulle spalle delle aziende, bensì aumenta enormemente le spese e l’impiego di mano d’opera.
Infatti, dopo aver comprato il software capace di dialogare con il data base del ministero SIAN, dopo aver dedicato giorni e giorni a imparare l’immissione dei dati e aver ricevuto segnalazione di errore anche quando i dati erano tutti esatti … le cantine si sono rese conto che il diabolico SIAN non dialoga con i sistemi regionali, con quelli degli organismi di certificazione delle denominazioni (Valoritalia e simili) ma neanche con quelli della certificazione biologica per cui bisognava immettere gli stessi dati 3-4 volte. Ma vi sembra normale?
Sarebbe stato tutto diverso se il Ministero avesse potuto dare l’incarico di realizzare il sistema a una software house di grande livello. Invece, sappiamo bene, che la legge sugli appalti pubblici obbliga a affidare la commessa a chi chiede il prezzo più basso. Ecco che una legge creata per contrastare la corruzione fa vincere gli appalti pubblici a ditte poco adatte a grandi progetti. E il SIAN è il risultato.



                                                                       
Cinelli Colombini
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