Elena Gianini Belotti ci racconta l’Italia accogliente

Cortocircuito_Elena_Giannini_Belotti

Elena Gianini Belotti ci racconta l’Italia accogliente

Cortocircuito di Elena Gianini Belotti racconta la faccia buona dell’immigrazione e dell’accoglienza. Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Cortocircuito_Elena_Giannini_Belotti

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Piccole ancore in un mare planetario di carognate. Queste le mie prime riflessioni dopo aver letto i 5 racconti che compongono Cortocircuito (Rizzoli pp. 162 €17).

Storie come tante di indiani, ucraini, rumeni che subiscono ingiustizie feroci in patria e in Italia, spesso ad opera di connazionali, ma quasi fortunosamente trovano persone che rispettano le leggi e li aiutano a farsi un futuro. Insomma in un panorama internazionale di illegalità diffusa siamo forse i meno peggio. E’ poco ma è meglio di niente.

Vorrei soffermarmi su due aspetti di questo libro, che vi consiglio vivamente di leggere. In primo luogo lo stile chiaro, diretto senza quella insopportabile ostentazione di erudizione che affligge gran parte degli scrittori italiani. Elena Gianini Belotti è già famosa e ha già la stima della critica che conta, per questo, forse, non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno e quindi scrive con una scorrevolezza e una semplicità che amplifica la forza dei contenuti.

Finalmente!

A me che la conosco da anni (ha una casa a Trequanda come me) sembra di sentire la sua vocina, leggendo. Perché Elena

Elena_Giannini_Belotti

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dice esattamente le stesse cose, con la stessa calma e decisione che trovate nel libro. Leggetelo vi indicherà la strada per armonizzare nuovi e vecchi residenti in Italia.

La seconda riflessione è quasi una bagatella. Il primo racconto del libro parla di un sikh proveniente dal Punjab in India.

Chandigarh-1

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Io ci sono stata più di trent’anni fa a seguito di un gruppo di amici architetti desiderosi di vedere la città di Chandigarh progettata da Le Corbusier. Da quella esperienza ho radicato un solido scetticismo sugli architetti famosi quando escono dalla sfera artistica e si confrontano con la vita reale.

A Chandigarh erano state fatte autentiche bestialità: il centro amministrativo in mezzo a un parco

Chandigarh 2

Chandigarh 2

con gli edifici distanti chilometri uno dall’altro. In un Paese povero, dove auto e bus erano rarissimi, creava disagi enormi a cittadini e impiegati. Anche il cemento armato, quasi in decomposizione, si dimostrava poco adatto al clima monsonico per non parlare degli interni.

Chandigarh3

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Visitammo una mensa. Era progettata come un self service ed era usata tipo accampamento. Infatti in India il problema di risparmiare manodopera- da cui si origina il self service – era senza senso mentre bisognava tener presenti altre cose: la scarsità d’acqua, la divisione fra le caste e i sessi,  gli obblighi alimentari delle diverse religioni … un insieme di problematiche che il grande architetto francese aveva completamente ignorato.

Ripartii da Changigarh convinta che sovrapporre la propria civiltà su quella altrui fosse dannosissimo anzi impossibile visto che persino un genio del calibro di Le Corbusier non ci era riuscito. Sono lieta di constatare che anche Elena Gianini Belotti è della mia stessa opinione, gli stili di vita e la cultura dei popoli si evolvono gradualmente attraverso i rapporti e la consapevolezza delle alternative solo così sono processi positivi e durevoli.

wine-destination

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