ENOTURISMO: + 255% IN 18 ANNI IN LANGA E ROERO

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ENOTURISMO: + 255% IN 18 ANNI IN LANGA E ROERO

LA SPAGNA USERA’ L’ENOTURISMO PER INCREMENTARE LE VENDITE DI VINO, IN PIEMONTE ESULTANO PER IL BOOM DI ENOTURISTI MA IL TURISMO DEL VINO E’ ANCHE UN RISCHIO?

Overtourism gli hotspot si ribellano

Overtourism nelle wine destinations

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

La destinazione turistica ha un ciclo di vita come qualsiasi prodotto che si compone di quattro fasi: la prima è caratterizzata dal tentativo di far venire i primi turisti, la seconda segna la nascita di problemi di convivenza con i residenti, la terza è l’overtourism cioè la “colonizzazione turistica” e la trasformazione del luogo “a misura di turista”, la quarta è il declino.

QUALI RISCHI INNESCA L’ECCESSO DI TURISMO

L’evoluzione è accelerata da alcune condizioni: più è lunga la stagione turistica e più è veloce. Più è sfavorevole la proporzione fra il numero dei residenti e il totale ottenuto sommando turisti, escursionisti e residenti stranieri più diventa rapida. Infine influisce la differenza fra la capacità di spesa della popolazione e dei visitatori perché il tessuto commerciale si orienta verso i più ricchi.
Purtroppo nelle città del vino le condizioni sfavorevoli ci sono tutte: i flussi durano 9 mesi, i turisti sono di un target ricco, infine le città del vino sono piccole e a volte molto piccole. Il rischio di trasformarle in Disneyland enoiche, simili le une alle altre, è palpabile. Per tradurre il concetto in immagini la fotografia del degrado turistico sono le strade piene di negozi di souvenir tarocchi, i ristoranti che servono piatti tipici “pronti” a basso costo e la popolazione indigena che cala perché le case vengono affittate con Airbnb….. Finisce che i villaggi europei finti costruiti in Cina sembrano più veri di quelli autentici.
Ho assistito alla costruzione dello Chateau Beijing in stile francese da parte della Changyu il più antico produttore di vino in Cina e uno dei maggiori gruppi enoici della nazione. Vi assicuro che camminando per le strade sembrava di essere nel Medoc.
Chi pensa che l’Italia possegga migliaia di luoghi inimitabili sbaglia. Le piccole località sono riproducibili. E’ invece impossibile copiare gli abitanti con il loro stile di vita e l’identità locale. Questi elementi fanno percepire come autentico un determinato luogo e andrebbero salvaguardati perché l’overbooking li minaccia.

 

BOOM ENOTURISMTICO NELLE LANGHE E NEL ROERO

Alla luce di questa premessa trovo abbastanza preoccupante il festeggiamento per la crescita enorme del turismo nel territorio Langhe – Roero. Nel 2022, le presenze cioè i pernottamenti sono state 845.541 mentre nel 2004 erano 237.929 che percentualmente significa +255,34%.
L’unico dato veramente positivo è l’allungamento delle permanenze che hanno raggiunto i 2,71 giorni. Anche i posti letto sono aumentati, nei 96 Comuni della zona, nello stesso periodo di 18 anni, passando da 6.150 a 13.155.
Non siamo ancora a livello dei flussi turistici del Chianti Classico e della Valdorcia ma la crescita è forse più veloce. Per avere un’idea precisa della gravità del problema porto ad esempio Radda in Chianti che ha 1600 abitanti e quasi altrettanti posti letto turistici con 30.000 presenze annue nel 2022. In Toscana, a mio avviso va acceso il segnale di allarme.

GLI SPAGNOLI USERANNO L’ENOTURISMO PER CONTRASTARE LA CRISI COMMERCIALE DEL VINO

Se da un lato c’è chi non si allarma nonostante una crescita esponenziale degli enoturisti, dall’altro lato c’è chi cerca di far crescere il turismo del vino per risolvere la crisi di vendita delle cantine. Si tratta delle associazioni di categoria spagnole che chiedono investimenti e azioni di marketing finalizzate a valorizzare le peculiarità del loro vino e le esperienze offerte dalle cantine.
In effetti il calo dei consumi di vino, soprattutto da parte delle giovani generazioni, preoccupa molto la wine industry di tutto il mondo e la proposta dell’enoturismo come alternativa e strumento per avvicinare i giovani al vino è stata avanzata da numerosi esperti anche in Italia. Anch’io credo nell’utilità di campagne di comunicazione come quelle chieste dalla Federazione Spagnola del Vino (Fev). Sono convinta che servirebbero anche in Italia ma dovrebbero avere come primo obiettivo quello di riequilibrare e qualificare i flussi.
Nel nostro Paese esiste un’utenza enoturistica nazionale e estera con caratteristiche diverse. Infatti se gli italiani intendono la visita nelle cantine come escursionismo di poche ore da casa o dal luogo delle vacanze, per i turisti stranieri i winery tours costituiscono sia una tipologia di viaggio sia un’aggiunta a soggiorni incentrati su mare, città d’arte o montagna.
Abbiamo già circa 15 milioni di visite nelle cantine ma esse vanno gestite meglio se vogliamo far crescere la vendita diretta del vino in cantina e la fama delle denominazioni consolidando la loro penetrazione attraverso i canali commerciali classici.
Perché un’azione di marketing sul turismo del vino, per funzionare bene, dovrebbe essere associata alla creazione di una regia e un piano nazionale oltre a tanti HUB nelle zone di produzione, cioè strutture come quelle appena inaugurate in Borgogna. Far crescere i flussi verso le zone del vino è una lodevole intenzione ma va gestita bene.