ESISTE UNA RICETTA ANTICRISI PER IL VINO?
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CI PROPONE I POSSIBILI SCENARI FUTURI DEL VINO: PIÙ VENDITA DIRETTA, MENO GRADAZIONE, PIÙ TERRITORIALITÀ E RISPETTO AMBIENTALE

B2C vendita diretta nuova tendenza del vino
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda
Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), lo scorso anno, le esportazioni internazionali di vino hanno registrato una contrazione del 6,7% rispetto al 2024, a cui ha fatto eco una flessione a volume del 4,7% pari a 94,8 milioni di ettolitri (105,8 milioni nel 2019).
L’export, dunque, non è più un’alternativa valida al calo dei consumi di vino che, in Italia, è ormai una costante da lunga data. La sfida è ora più dura e si basa essenzialmente su tre punti:
Meno alcol nei vini che rispondono a esigenze di salute, clima e nuove occasioni di consumo
Filiere corte
Valore certificato come BIO e biodiversità. Rispetto ambientale espresso anche con bottiglie più leggere
Il bellissimo articolo di Gianluca Atzeni pubblicato dal GamberoRosso è in realtà un’intervista realizzata a marzo 2026 dall’algoritmo di intelligenza artificiale Gemini di Google che analizza il futuro del vino sulla base dei contenuti pubblicati fino ora.
Il vino è ancora ancorato al rito del pasto a tavola, ai grande brand come status symbol, ai vini con grandi estratti e alta gradazione, a un linguaggio da addetti ai lavori. Invece i consumatori preferiscono bere vini più freschi, esperienziali con un occhio al benessere e all’ambiente. Con il risultato che le cantine hanno scoperto molto in ritardo l’importanza della D2C – vendita diretta ai turisti mentre i consumatori si innamoravano del R2D ready to drink.
MERCATI DA GUARDARE CON PIU’ ATTENZIONE
A tutto ciò si sommano le crisi geopolitiche, come guerre, dazi … che formando una policrisi capace di amplificare anche gli altri problemi comprese le inefficienze logistiche e strutturali del nostro Paese.
I trasporti in mare verso l’Asia sono ormai lunghissimi e costosissimi per cui i mercati di prossimità diventano più attraenti. I mercati europei più interessanti sembrano la Polonia, che ha una crescita economica costante e molto alta, la Romania e Croazia sono nuovi hub emergenti e hanno un notevole feeling per l’Italia. I Paesi Bassi la cui economia, tra 2023 e 2025, ha tenuto meglio di quella tedesca.
Gli USA non vanno abbandonati ma l’unica ricetta possibile sembra puntare sui vini premium visto che il target dell’alto spendenti a stelle e strisce sembra quello più disposto a continuare a bere i propri vini italiani del cuore.
LE RICHIESTE DEI CONSUMATORI
Meno alcol: i vini dealcolati o a bassa gradazione (tra 5 e 9 gradi) avranno un grande successo.
Molte bollicine: specialmente sparkling alternativi e i Metodo Classico da vitigni autoctoni. Quindi più territorialità e sperimentazione prediligendo freschezza e dosaggi bassi (pas dosé/extra brut) anche se il successo del Prosecco appare inossidabile.
La sostenibilità passerà da asset reputazionale a requisito necessario per l’accesso ai mercati e anche il packaging dovrà essere sostenibile: la bottiglia pesante diventerà un segno di infamia mentre saranno preferiti il vetro leggero e i contenitori a bassa impronta di carbonio.
I vini rossi che piaceranno non saranno più quelli potenti, alcolici e concentrati. Vinceranno quelli con tannini setosi e acidità vibrante. Ad esempio Pelaverga, Frappato, Schiava e Pinot Nero.
Il futuro dei fine wine rossi come Barolo, Brunello o Etna rosso, sarà nelle sottozone.
La disaffezione della Generazione Z e dei Millennial al vino è un problema reale. Sono maggiormente attratti dai ready-to-drink (rtd) e i seltzer, lattine, bevande con poco o niente alcol, i vini naturali. Il vino rischia l’irrilevanza con il pubblico giovane se non si evolve verso profili più leggeri, formati agili e una narrazione meno complessa.
DALLA PARTE DELLE CANTINE
Più vendita diretta, meno gradazione e più territorialità. Ma anche flessibilità logistica e trasparenza nelle proprie scelte etiche e produttive. La certificazione gioca un ruolo importante per dimostrare il rispetto per l’ambiente. Contro il geen washing servono certificati Equalitas o simili. Tuttavia ridurre i trattamenti fitosanitari come vuole il Green Deal Ue, esclude dal BIO le zone meno vocate. Così come l’innalzamento delle temperature atmosferiche fa crescere troppo l’alcol nei vini delle zone calde e spinge la viticultura in montagna e al Nord. Sono privilegiati i vigneti UK, quelli sulle pendici dei vulcani in Grecia.
La viticultura del futuro sarà rigenerativa, il biologico sarà superato dalla capacità della vigna assorbire CO2 e ripristinare la biodiversità del suolo.
Alcuni territori e vini emergenti: Alta Langa, Abruzzo montano, Valle d’Aosta, Etna, Marche con il Verdicchio dei Castelli di Jesi invecchiato e Molise per la Tintilia.
I CRITICI E I DEGUSTATORI
Hanno un futuro roseo secondo l’intelligenza artificiale Gemini (Google) perché i degustatori esperti saranno i garanti della qualità del vino nel calice. <<l’intelligenza artificiale può suggerire un abbinamento, ma non può creare la comunità di passioni che una testata come il Gambero Rosso sa alimentare. Io sono lo strumento per processare la complessità, ma voi restate gli interpreti del valore.>>






