Gli inglesi, il coronavirus e i pub

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli colombini

Gli inglesi, il coronavirus e i pub

Prima l’incredulità di fronte ai rischi del coronavirus in arrivo in Gran Bretagna e  poi la reazione di chi vuole andare al pub come il padre di Boris Johnson

Di Donatella Cinelli Colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli Colombini

La prima strategia del premier UK Boris Johnson era quella di lasciar circolare il virus fino ad avere una “immunità di gregge” come consigliato da Chris Whitty, epidemiologo e consigliere medico del governo e da Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico.

DALL’IMMUNITA’ DI GREGGE AI CONSIGLI DI BORIS JOHNSON PER CONTENERE IL CORONAVIRUS

Si prefigurava uno scenario apocalittico con mezzo milione di morti. Il 16 marzo il governo del Regno Unito ha fatto una mezza marcia indietro dando qualche consiglio per evitare i contagi. Ma le reazioni lasciano capire che il problema coronavirus era largamente sottostimato.

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Poche ore dopo che il Premier Boris Johnson aveva raccomandato agli inglesi le misure di “allontanamento sociale” suo padre Stanley ha avuto uno scambio di opinioni con Phillip Schofield durante un programma televisivo “This Morning” <<Ovviamente andrò in un pub se devo andare in un pub>> ha detto il padre del Primo Ministro. E Schofield, fra l’imbarazzato e il sorpreso, ha risposto <<Ma tuo figlio ti ha appena detto di non farlo>>.  Johnson non ha mollato << He said we should avoid going to pubs, but if I had to go to a pub, I’d go to a pub>> ha detto che dovremmo evitare di andare nei pub, ma se dovessi andare in un pub, andrei in un pub. A quel punto l’altra conduttrice è entrata nella discussione << Perché dovresti andarci?>> e lui <<Beh, perché le persone che gestiscono pub hanno bisogno di clienti, non vogliono che il pub sia vuoto- questa è la mia linea>>.

Inglesi coronavirus e pub

Inglesi, coronavirus e pub

CHRISTIAN JESSEN E IL CORONAVIRUS COME SCUSA DEGLI ITALIANI PER FARE LA SIESTA

La mancanza di consapevolezza della gravità dell’epidemia in corso può sembrare quasi incredibile vista dall’Italia ma solo pochi giorni prima, il 12 marzo il medico e presentatore TV britannico Christian Jessen, in un’intervista radiofonica alla rete Fubar, aveva detto la frase << Quello che dico potrebbe essere un po’ razzista, e mi toccherà scusarmi, ma non pensate che il coronavirus sia un po’ una scusa? Gli italiani, sappiamo come sono, per loro ogni scusa è buona per chiudere tutto, interrompere il lavoro e fare una lunga siesta>>.
Il discorso che suonava razzista persino a chi lo ha pronunciato, rivelava tuttavia un’assoluta incredulità di fronte all’epidemia in arrivo anche da parte di un laureato in medicina.

LA REAZIONE DEI PUB INGLESI DOPO CHE JOHNSON HA CHIESTO AGLI INGLESI DI EVITARE I LOCALI AFFOLLATI

La raccomandazione di Boris Johnson agli inglesi di evitare ristoranti, bar e altri luoghi di contatto fra le persone, a noi italiani è sembrata insufficiente rispetto alla gravità della situazione ed infatti il 20 marzo è stata inasprita. Tuttavia i negozi di alcolici sono stati riconosciuti come essenziali e quindi rimarranno aperti durante il periodo del contagio. Inoltre va notata la reazione del tessuto commerciale UK al primo provvedimento.  E’ il comportamento di chi ritiene eccessive le limitazioni.

Londra-Harrod's-Donatella-e-Violante-Cinelli-Colombini

Londra-Harrod’s-Donatella-e-Violante-Cinelli-Colombini

Nella lettera al Governo britannico di Emma McClarkin, capo della British Beer and Pub Association si legge la frase <<advising that people avoid pubs did not provide any form of advice or clarity on how the industry should respond …. This is unhelpful in the extreme. At the same time the absence of any financial commitment to stand behind all businesses including small community pubs is creating panic with people being fearful that their livelihoods will be destroyed>>. Consigliare alle persone di evitare i pub senza fornire alcuna indicazione o chiarezza su come l’industria dovrebbe rispondere … questo è inutile all’estremo. Allo stesso tempo, l’assenza di qualsiasi impegno finanziario per sostenere tutte le aziende, compresi i piccoli pub della comunità, sta creando panico con la gente che teme che i loro mezzi di sussistenza vengano distrutti.

Il 20 marzo il Premier Johnson è apparso ancora fiducioso  <<il Regno Unito è a 12 settimane dall’inversione di tendenza>>. In quel momento c’erano in UK 3200 positivi e 144 morti. Numeri ancora bassi rispetto a quelli italiani o spagnoli ma il Primo Ministro sembrava ignaro della velocità con cui si diffonde il virus quando mancano misure severe per contenerlo.

L’ITALIA E L’EUROPA NON SI DIMOSTRANO PRONTI COME GLI ASIATICI A CONTRASTARE L’EPIDEMIA

Alla fine sembra di poter trarre una deduzione da quello che sta succedendo: i popoli che avevano avuto esperienze precedenti,  come cinesi o coreani, erano più preparati a reagire e sono stati più veloci e efficaci nel contrastare l’epidemia. Noi europei che non abbiamo avuto l’esperienza della SARS o di epidemie simili non abbiamo attrezzature (mascherine, disinfettanti, respiratori, medici ….) e non riusciamo neanche a comportarci in modo prudente. Noi qui, alla Fattoria del Colle e al Casato Prime Donne  abbiamo chiuso l’accesso al pubblico riducendo le attività a quelle richieste dalle vigne e dal vino. Spero che tutti facciano altrettanto perchè è il solo modo per uscire dall’incubo coronavirus.

wine-destination

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