I politici “di vini” che ci piacciono

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I politici “di vini” che ci piacciono

Il provvedimento sulla cultura, la tutela e la valorizzazione del vino proposto da Renato Brunetta è stato firmato da 109 deputati di tutti i partiti

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Di Donatella Cinelli Colombini

Pochi argomenti riescono a mettere d’accordo i politici italiani che sembrano farsi la guerra su tutto persino dentro la stessa maggioranza e ancora peggio dentro lo stesso partito. Votate all’unanimità le norme del “codice rosso” sul contrasto alla violenza sulle donne come la “revenge porn” e gli sfregi. Ma c’è un altro argomento trasversale che riesce a aggregare consenso al di la degli schieramenti politici: il vino.

Renato Brunetta da ministro a produttore di vino

Esiste un intergruppo parlamentare dedicato proprio al vino che riunisce circa 100 deputati di tutti i gruppi

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Capizucchi -vino-di-Renato-Brunetta

con lo scopo di <<promuovere l’attività enologica attraverso attività sistematiche che vedano crescere la collaborazioni fra istituzioni e imprese>> ha detto il promotore dell’iniziativa e ex ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta.
Da qualche tempo Brunetta ha deciso di coltivare la vigna nella sua tenuta di Capizucchi nell’agro romano dove produce circa 100.000 bottiglie l’anno di Montepulciano-Cabernet Sauvignon e Malvasia del Lazio. Un’ attività per la quale <<si è indebitato fino ai capelli>> ma che ha comportato una svolta, anche psicologica, nella sua vita. Della serie meno economia- spread-rating-banche e più agroalimentare. Ecco che tre dei quattro disegni di legge presentati da Renato Brunetta in questa legislatura riguardano il vino. In particolare introducono l’insegnamento del vino e dell’agroalimentare nelle scuole come materia di educazione civica e sostengono la produzione enologica anche attraverso il contrasto alla contraffazione.

Politici e vino: i provvedimenti bipartisan

Il capolavoro politico di Brunetta è il brindisi bipartisan che ha portato alla firma in massa dei Deputati sul Disegno di Legge (AC 1682) che prevede l’istituzione del registro nazionale delle associazioni Città del Vino e Città dell’Olio, istituisce la Giornata Nazionale delle eccellenze enogastronomiche portando presso il Ministero delle politiche agricole il coordinamento delle iniziative di valorizzazione e promozione ad esse collegate. E ancora modifica il divieto di mandare in onda in TV gli spot pubblicitari sulle bevande alcoliche in alcune fasce orarie e destina l’1% dell’accisa sugli alcolici alla diffusione della cultura del vino.
Il tutto secondo il principio che la conoscenza contrasta gli abusi meglio della repressione.

Politici uniti per la cultura del vino

La cosa entusiasmante non è il disegno di legge in se, che appare ancora piccolo rispetto ai bisogni del comparto enologico e soprattutto all’enorme calo di consumatori moderati che sta avvenendo in Italia, quanto l’affermazione del principio che i provvedimenti utili vanno approvati da tutti: Cinque stelle, Lega, Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d’ Italia, gruppo misto. Un principio di buona politica che andrebbe esteso a tanti provvedimenti dove, al di la delle ideologie, i cittadini vorrebbero i poteri politici consapevoli dei loro problemi e uniti nel tentativo di risolverli.

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