IL CASO DEL RIESLING AVVELENATO

Cecilia Fontana de Héber assassinata con veleno disciolto nel riesling 2

IL CASO DEL RIESLING AVVELENATO

Una spy story che sembra un film e invece è veramente avvenuta con un intrico di vino, criminalità e politica da brivido, dove il Riesling è il solo innocente

 

Riesling-Los Cerros de San Juan vino usato per l'assassinio

Riesling-Los Cerros de San Juan vino usato per l’assassinio

di Donatella Cinelli Colombini

Hitchcock si sarebbe divertito molto.

Siamo un Uruguay nella potentissima famiglia Héber. Mario Héber è membro di spicco del Partito Nazionale uruguaiano (Blanco) ed ha presieduto la Camera dei Deputati dell’Uruguay nel 1966-67. Suo fratello Alberto Héber è stato presidente dell’Uruguay dal 1966 al 1967. Suo figlio Luis Alberto è ora Ministro degli Interni.

Siamo nel 1978 mentre nel Paese sudamericano c’è un clima di grande violenza politica associata al governo civile-militare iniziato nel 1973. Mario Héber e molti altri politici suoi amici sono in una posizione scomoda.

 

Cecilia Fontana de Héber assassinata con veleno disciolto nel riesling

Cecilia Fontana de Héber assassinata con veleno disciolto nel riesling

I PROTAGONISTI DELLA STORIA: CECILIA E MARIO HÉBER

Il 29 agosto del 1978 Cecilia Fontana de Héber, e suo marito Mario sono nell’esclusivo quartiere balneare Pocitos di Montevideo. Vengono consegnate tre bottiglie di vino bianco. Si tratta di Riesling, prodotto da Los Cerros de San Juan, la più antica azienda vinicola del Paese, a circa 200 km (120 miglia) a ovest della capitale. Ogni bottiglia è accompagnata da un biglietto con la scritta <<El jueves 31 brindaremos por la Patria, en su nueva etapa MDN>> cioè giovedì 31 brinderemo alla Patria nella sua nuova fase MDN. I biglietti di accompagnamento sono indirizzati al padrone di casa Luis Alberto Lacalle Herrera e ad altri due colleghi del partito politico di centrodestra: Mario Héber Usher e Carlos Julia Pereyra. I tre esponenti politici operano all’interno della dittatura militare-civile dell’Uruguay e stanno cercando di riportare il Paese alla democrazia. Quel giorno insieme ascoltano alla radio le notizia della possibile destituzione del Presidente uruguaiano da parte dei militari. Un tentativo riconducibile all’ondata di repressione sostenuta dagli Stati Uniti e nota come Operazione Condor.

 

SPIONAGGIO, POLITICA, ASSASSINI E RICCHEZZA

In questo clima nessuno ha voglia di brindare e i biglietti di accompagnamento del vino sembrano a tutti molto strani. La moglie di Lacalle che nel gruppo è quello più vicino agli americani, butta via la bottiglia. Invece Cecilia decide di stappare quella di suo marito e l’assaggia. Muore per avvelenamento la stessa sera.

Evidentemente il veleno non era per lei ma per suo marito. Nel Riesling era stata sciolto un notevole quantitativo di Fosdrin o Mevinfos, un insetticida molto potente. Informato della tragedia, Carlos Julio Pereyra, destinatario dell’ultima delle tre bottiglie, tenta di portarla subito al tribunale ma non ci riesce ed è costretto a consegnarla alla polizia.

 

UNA BRUTTA STORIA DI OMICIDI E POLITICA DOVE IL VINO E’ IL SOLO INNOCENTE

Viene creata una commissione di indagine formata dal Ministro degli Interni e dai vertici degli organi di sicurezza nazionale che non approda a nulla se non alla scoperta delle impronte di personaggi della polizia sulla bottiglia e sui biglietti. Una delle impronte è di Campos Hermida, famigerato funzionario di polizia accusato di brutali repressioni e violazioni dei diritti umani, in rapporto con gli Stati Uniti per l’operazione Condor di cui ho parlato prima.
Nel 2007 il figlio di Cecilia, Luis Alberto Héber, riesce a far riaprire il caso. Attualmente è in carica come Ministro dell’Interno dell’Uruguay.
Le possibilità di arrivare alla verità appaiono molto remote perché è passato troppo tempo e per  la morte o allontanamento di molte delle persone direttamente o indirettamente coinvolte. Di nuovo c’è solo la testimonianza di un ex poliziotto la cui impronta digitale era su uno dei famosi biglietti. Tuttavia, si affrettano a sottolineare i portali di Montevideo, l’uomo è attualmente in carcere per stupro e violenza sessuale e <<in udienza ha fornito versioni diverse e a volte contraddittorie della sua storia>>.

 

PERCHE’ IL REISLING E’ IL VINO PIU’ ADATTO PER AVVELENARE QUALCUNO

Lascio perdere ogni considerazione sui regimi militari o dittatoriali sudamericani e sull’ingerenza USA perché li trovo orribili così come i metodi usati. Mi limito a qualche commento da produttrice di vino.

L’uso del Riesling per disciogliere il veleno dimostra una certa competenza enologica da parte degli assassini. Infatti la notevole aromaticità di questo vino e i suoi sentori complessi, che vanno dal minerale al balsamico, dal floreale all’idrocarburo e alla gomma, permettevano di nascondere l’odore dell’insetticida, meglio di ogni altra tipologia.  Al gusto, la temperatura fredda a cui viene generalmente servito il vino, aiuta a nascondere il veleno.

 

PERCHE’ CECILIA NON SI ACCORGE DEL VELENO NASCOSTO DENTRO IL VINO

La compianta Cecilia era purtroppo molto curiosa e poco esperta di vino.

Molto più curiosa dei tre politici che infatti non aprono le bottiglie. Loro evidentemente intuiscono qualcosa di sospetto.
Lei invece, più curiosa, come tutte le donne, ha voluto assaggiare. Non si accorge di niente perché è poco esperta di vino e quindi non riconosce l’aroma anomalo. Poi deglutisce senza tenere il sorso in bocca. Un modo di bere vini freddi che è tipico di chi non li sa assaggiare.
Per questo non sente il sapore strano e non si insospettisce. Questo l’avrebbe spinta a sputare e a farsi praticare una lavanda gastrica che sicuramente l’avrebbe salvata. Quando il suo corpo assorbe il veleno muore al posto del marito a cui era destinata la bottiglia.
Nel vino doveva essere disciolto tantissimo pesticida. Un effetto del genere non può derivare dall’uso agricolo dei pesticidi anche nel caso vengano utilizzati in eccesso. L’insetticida usato per l’avvelenamento è vietato dal 1990 proprio perché tossico. Purtroppo è ancora facilmente reperibile in commercio in varie parti del mondo. Averlo scelto per questo assassinio conferma la sua pericolosità ma evidenzia anche come, in Sud America, ancora alla fine del Novecento, ci fosse un commercio disinvolto di certe sostanze pericolose.



                                                                       
Cinelli Colombini
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