IL NEGOZIO DELLA CANTINA TURISTICA (2)
AUTORIZZAZIONI PER L’APERTURA DEL NEGOZIO, LA TECNICA DI ESPOSIZIONE DELLE BOTTIGLIE, LA LUCE, LA TEMPERATURA, IL VINO SFUSO E LA VENDITA DI CIÒ CHE NON È VINO

Brunello di Montalcino negozio di cantina Casato Prime Donne
di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #orciadoc
L’apertura di un negozio di vendita in cantina richiede solo la comunicazione al Sindaco corredata dalla planimetria accompagnata da una relazione del proprio tecnico che assevera il rispetto delle norme sull’abitabilità, sul lavoro e quelle sanitarie. L’autorizzazione sanitaria è necessaria per i luoghi in cui avviene la conservazione e il lavaggio dei bicchieri e il consumo del vino.
COME ESPORRE LE BOTTIGLIE PER LA VENDITA
Come tutti sappiamo la luce è un killer per il vino. Ma per vedere le bottiglie bisogna tenerle in piedi e illuminarle molto. Quindi bisogna mettere nelle vetrine e negli espositori bottiglie con liquido colorato all’interno e sul retro la scritta “non bere campione per sola esposizione”.
Sugli scaffali di vendita invece bisogna mettere bottiglie “vere” e questo è un problema. La posizione verticale fa soffrire il tappo e quindi bisogna esporle per il tempo più breve possibile. Una buona tecnica consiste nel limitare il numero delle bottiglie sugli scaffali di vendita e rifornirli da dietro in modo che le prime bottiglie vendute siano sempre quelle con maggior permanenza in esposizione.
LA LUCE UN KILLER E UN ALLEATO
Il vino da vendere deve essere ben illuminato dal davanti oppure dall’interno degli scaffali. Il problema della luce non è da sottostimare. Infatti se la luce costituisce un rischio per la conservazione del vino, il buio costituisce un rischio per le vendite perché la merce poco visibile è anche poco acquistata. Quindi bisogna trovare un giusto compromesso.
Inoltre vanno evitate luci fredde e forti, stile “sala operatoria” perché creano stress e quindi favoriscono un’attitudine negativa nel cliente. La luce migliore è quella simile ai raggi solari con effetto soffuso e caldo.
LA TEMPERATURA
Attenzione anche alla temperatura del punto vendita mantenendola più vicina possibile a 18°C nei limiti in cui questo non comporta rischi per i visitatori che, in estate, entrano accaldati nel negozio. La temperatura del locale di vendita è il motivo per il quale consiglio di tenervi poco vino e concentrare la scorta dei cartoni in un ambiente climatizzato adiacente. Come tutti sappiamo infatti il caldo è il secondo killer del vino subito dopo la luce.
LA POSIZIONE DEI VINI NELLO SCAFFALE
Per il posizionamento del vino sugli scaffali di vendita valgono le regole di ogni negozio. L’area più visibile è quella ad altezza d’occhi e quella centrale. Il quella zona andranno messe le etichetta da spingere e quelle top della gamma aziendale. Metteremo in basso o in alto le referenze più richieste che “si vendono da sole”.
Il numero di bottiglie esposte è, nell’inconscio del cliente, un messaggio sull’esclusività e il pregio del vino. Ecco che una piccola serie numerata verrà rappresentata sullo scaffale da una sola bottiglia magari con un sottobottiglia in argento. Un cesto, sul pavimento, pieno di bottiglie fa pensare a un’offerta a basso costo.
L’altezza uniforme delle bottiglie da 750 Cl agevola la creazione dei loro scaffali e permette di dare loro una forma armoniosa.
LE BOTTIGLIE E IL VINO SFUSO
E’ opportuno separare la zona per la vendita dello sfuso dal negozio delle bottiglie. Tenere bag in box e bottiglie negli stessi scaffali potrebbe mettere dei dubbi nella mente del cliente, anche se lo sfuso è tornato di moda e anche se, per produrre grandi vini, è necessario scartare una parte della produzione, per cui la vendita di sfuso dovrebbe garantire sulla migliore qualità dell’imbottigliato. Meglio impilare i brik su una pedana per terra. La mente umana tende a rifiutare ciò che è complesso o contraddittorio come una proposta che appare incoerente al suo interno. Mescolare vini costosi e sfuso ha proprio questo effetto.
Fanno lo stesso effetto proposte apparentemente incoerenti come produrre vini molto innovativi e presentarli in una cornice super tradizionalista, oppure produrre vini molto buoni e altri molto scadenti …. Scelte incoerenti che non convincono ma anzi fanno nascere dubbi sull’intero progetto aziendale.
SHOPPING DIVERSO DAL VINO
La crescita dei “turisti non appassionati di vino” ha fatto crescere anche la richiesta di uno shopping diverso: olio, miele, marmellate e altri prodotti di produzione propria o di altre aziende agricole ma anche cavatappi, drop-stop, pompette leva-aria, grembiuli, coperchi di cassette in legno, magliette, libri … la commercializzazione di questi prodotti è soggetta a restrizioni per cui è opportuno interpellare il commercialista prima di iniziarla.






