IL VINO IN CANADA E I DAZI DI TRUMP

SAQ Quebec negozio di alcolici del Monopolio governativo

IL VINO IN CANADA E I DAZI DI TRUMP

IL BOICOTTAGGIO CANADESE AI VINI STATUNITENSI POTREBBE AVVANTAGGIARE LE CANTINE ITALIANE E ALLEGGERIRE GLI EFFETTI DEI DAZI CHE OSTACOLANO L’EXPORT IN USA

LCBO negozio di alcolici del monopolio canadese dell'Ontario

LCBO negozio di alcolici del monopolio canadese dell’Ontario

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda

Il Wall Street Journal ha annunciato che l’industria statunitense degli alcolici è “sotto shock” per il boicottaggio canadese delle bevande statunitensi, una reazione ai dazi commerciali imposti sui prodotti canadesi dall’amministrazione Trump e dalla dichiarazione del Presidente USA di voler annettere il Canada come 51° stato dell’unione.

BOICOTTAGGIO CANADESE AI VINI STATUNITENSI

Il Wall Street Journal ha affermato che il boicottaggio sta costando ai marchi statunitensi “decine di milioni di dollari”, principalmente nel settore degli alcolici.
Il Canada era il principale mercato di esportazione per i vini statunitensi ma in questo Paese i buyer sono i monopoli governativi LCBO, SAQ, BCLIQUOR…. Dopo le dichiarazioni del vecchio e del nuovo Primo Ministro – Justin Trudeau e Mark Carney – le cantine USA si aspettavano davvero di continuare a vendere i Canada? Mark Carney è un economista di enorme talento. Ha diretto la Banca d’Inghilterra e poi la Banca del Canada è uno degli uomini di punta della finanza internazionale. Quando ha ingaggiato il braccio di ferro con Trump sulla questione dei dazi sicuramente sapeva quello che faceva. E quello del vino sembra solo il primo effetto dello scontro economico fra i due principali Paesi del Nord America.
Il Distilled Spirits Council stima che le vendite di alcolici americani al vicino settentrionale siano crollate del 62% su base annua nei primi sei mesi del 2025.
Tuttavia per noi produttori di vino italiani la notizia è favorevole e come dice il proverbio <<fra i due contendenti il terzo gode>>
La cosa più stupefacente è che l’amministrazione Trump continua a dire che i dazi renderanno più ricchi agli americani mentre tutti gli economisti affermano il contrario. L’affermazione del Presidente USA si riferisce alla stima del Congressional Budget Office (CBO), secondo cui se i dazi di Trump dovessero restare in vigore per un intero decennio, potrebbero aumentare le entrate fiscali e ridurre di 2,8 trilioni di dollari il debito federale ma nella stessa previsione c’era anche una parte meno favorevole perché il CBO ha riconosciuto che i dazi comporteranno un’inflazione più elevata quest’anno e il prossimo, nonché un rallentamento della crescita economica. In altre parole la gente comune avrà un contraccolpo negativo. Nessuno sa quanto sarà negativo questo effetto ma molti economisti, parlano di possibile recessione e persino di povertà (Robert Kiyosaki).

CHI PAGA DAVVERO I DAZI DEL PRESIDENTE TRUMP

Altro elemento divergente fra le dichiarazioni del Presidente Trump e quelle degli esperti è <<chi pagherà i dazi>>. Ovviamente la tassa viene materialmente pagata da chi compra, cioè dall’importatore che poi la riversa sul prezzo di vendita e quindi è il consumatore che alla fine paga. Ma il Presidente Trump sembra sperare che, pur di tenere il marcato USA, il dazio verrà assorbito dai governi delle nazioni esportatrici oppure dalle ditte che vogliono vendere in USA. Questo sembra poco verosimile data l’entità della tassa e la sua durata nel tempo. Molto più probabile è una via di mezzo dove una fetta del dazio verrà assorbito da chi vende comprimendo i propri margini e il resto diviso fra le ditte importatrici e soprattutto i consumatori finali. Alla fine tutti ci rimetteranno perché decisioni così improvvise senza uno studio approfondito fanno sempre più danni che vantaggi.

MILANA GABANELLI SPIEGA GLI EFFETTI DEI DAZI SULLE AUTO IN USA

Un esempio è quello dell’auto. L’analisi di Milena Gabanelli spiega bene la situazione. Il 25% di dazio sulle auto importate in USA sembrerebbe indicare che lo statunitense che compra un’auto americana non paga questa tassa ma la cosa è più complicata. L’ordine di Trump dice <<per evitare i dazi bisogna assemblare negli Stati Uniti almeno l’85% dell’auto >> ma in realtà nessuno dei 549 modelli di auto prodotti in quel Paese ha i requisiti richiesti: Tesla 75%, Ford persino nel suo modello più venduto, ha solo il 45% di americano. Questo perché parti o componenti dell’auto provengono tutti dall’estero. Quindi alla fine tutte le auto costeranno di più in USA.
Per tornare ai proverbi che i toscani come me amano tanto, c’è un detto popolare che Trump avrebbe dovuto sapere <<la gattina frettolosa ha fatto i gattini ciechi>> questo significa che agire troppo in fretta e con poco studio ha delle serie controindicazioni.



                                                                       
Cinelli Colombini
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