IMPRESE TURISTICHE DEI GIOVANI: FLOP SOPRATTUTTO IN TOSCANA

IMPRESE TURISTICHE DEI GIOVANI: FLOP SOPRATTUTTO IN TOSCANA

IMPRESE TURISTICHE DEI GIOVANI: FLOP SOPRATTUTTO IN TOSCANA

CALO DEL TURISMO RICCO, AFFITTI ALTISSIMI, CARO BOLLETTE, TASSE, BUROCRAZIA, MANCANZA DI MANODOPERA E LA META’ DEI RISTORANTI DEGLI UNDER 35 CHIUDE IN TOSCANA

IMPRESE TURISTICHE DEI GIOVANI: FLOP SOPRATTUTTO IN TOSCANA

IMPRESE TURISTICHE DEI GIOVANI: FLOP SOPRATTUTTO IN TOSCANA

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda 

I dati Confesercenti commentati da GamberoRosso sembrano un bollettino di guerra: fra le imprese turistiche dei giovani in Toscana il 36% dei negozi, il 28,1% delle strutture ricettive e oltre la metà delle imprese della ristorazione abbassano la saracinesca per sempre. Il picco dei fallimenti a Firenze con -5% osterie e trattorie rispetto al 2022.

I DATI SULLE IMRESE TURISTICHE DEGLI UNDER 35 SONO CATTIVI IN TUTTA ITALIA

Numeri nettamente superiori a quelli del resto d’Italia anche se il numero di imprese guidate da giovani è calato in tutto il Paese del 22,9% con la chiusura di 36.000 aziende.
In altre parole le imprese guidate da giovani sotto i 35 anni hanno una mortalità quadrupla rispetto a quelle guidate da adulti sopra i 35 anni.
Basta l’inesperienza a spiegare un simile tracollo?
Le zone più colpite sono le città e il Centro Italia ma anche a Sud i dati sono brutti.
La situazione è grave ovunque con 70mila imprese giovanili fallite, la metà delle quali nel commercio, turismo e ristorazione. In questi comparti solo il 10% delle aziende è guidata da un titolare under 35.
Il picco negativo, tuttavia, è in Toscana dove l’età media dei gestori (53 anni) è di due anni più alta del resto della nazione e i nuovi locali, nel 34,4% dei casi, non sopravvivono ai primi anni di vita.

LE CAUSE DEL DISASTRO DELLE IMPRESE TURISTICHE TOSCANE

Vorrei premettere qualche nota della mia esperienza personale. Ho tre negozi che vendono artigianato toscano per la casa e si chiamano “Toscana Lovers”. Sono a Siena, Bagno Vignoni e Cortona e si rivolgono a un pubblico esigente che vuole avere autentici oggetti fatti a mano con maestria anche se costano più di quelli industriali.
Da anni cerco di aprire un negozio a Firenze ma i fondi che mi sono stati proposti hanno prezzi sproporzionati rispetto al probabile fatturato del negozio. C’è infatti un rapporto fra affitto e ricavi: quando il primo supera il 10-12% delle vendite il bilancio va in rosso. Mi sono chiesta perché di un simile comportamento e in un primo momento davo la colpa alle società di intermediazione <<loro guadagnano soprattutto sul contratto e quindi non si preoccupano se poi il gestore chiude dopo tre anni lasciandosi alle spalle parecchi mesi di morosità>>. Poi, indagando meglio, ho capito che sono i proprietari dei fondi a chiedere cifre incompatibili con i ricavi. Per queste le vecchie attività con affitti ragionevoli sopravvivono e quelle nuove no.

L’ILLUSIONE DI UNA CRESCITA SENZA FINE E SENZA PROBLEMI DEL TURISMO

Forse i proprietari dei fondi credevano che la crescita di turisti e business fosse senza fine. Ma questo è impossibile!
C’era da aspettarsi la crisi del buon turismo che sta avvenendo nel 2025. L’overtourism delle città d’arte era da anni sotto gli occhi di tutti e, dopo la pausa covid, è ripreso come prima e forse persino peggio di prima, vista la proliferazione degli affitti brevi, dei negozi di souvenir taroccati e delle catene monomarca delle multinazionali. Per non parlare delle infrastrutture vecchie e spesso fatiscenti: aeroporti, stazioni, bagni pubblici, autostrade, metropolitane e in genere tutto il trasporto pubblico … a cui si aggiungono i taxi che mancano e, ciliegina della torta, una promozione turistica ridicola in confronto a quella di Francia, Spagna …. Un mix di disagi capaci di rovinare il viaggio a qualunque turista e spingerlo in nazioni dove tutte le infrastrutture pubbliche funzionano a puntino.

In questo quadro la crisi delle imprese turistiche italiane era prevedibile. Da un lato la concorrenza con grandi catene multinazionali e degli alloggi privati a uso turistico, il carico fiscale e l’aumento dei costi, dall’altro la qualità dei turisti, che non consentono di alzare i listini,……. E alla fine meglio chiudere l’attività che continuare a perdere soldi.



                                                                       
Cinelli Colombini
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