Lavorare nel vino: dal CV al colloquio di assunzione

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Lavorare nel vino: dal CV al colloquio di assunzione

Gli errori più frequenti, le cose da mettere in evidenza e le precauzioni per chi cerca lavoro nel vino e per le cantine che vogliono assumere

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

Quelle che seguono sono le mie convinzioni frutto di decine e decine di colloqui di assunzione.
Cominciamo dal curriculum. Il responsabile del personale o il recruiter incaricato di assumere ne prende in mano decine ogni mese ma prosegue con il colloquio di assunzione solo con una piccola parte dei candidati.
Per questo il CV di chi vuole lavorare nel vino va scritto nel modo giusto.

PREMESSA CHI CERCA DI CAMBIARE VITA E NON SOLO L’ASSUNZIONE

La ricerca del lavoro a volte si mescola con il desiderio di fuga dal proprio vissuto. Ebbene nella stragrande

Assunzioni-lavorare-nel-vino

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maggioranza dei casi vengono assunte le persone con le competenze adatte per quel determinato lavoro non quelle che lo sognano senza saperne quasi niente.
Ricevo spesso e-mail del tipo <<sono un chimico e lavoro in un’industria farmaceutica a Milano ma sogno di trasferirmi in Toscana e coltivare la terra>>. Questa persona riceverà un diniego gentile. Soprattutto per quanto riguarda il primo impiego va cercato nel proprio territorio e nell’ambito delle proprie competenze. Solo dopo, a carriera iniziata, è possibile delocalizzarsi facendo addirittura un salto in avanti nella carriera.
Chi invece vuole cambiare ambito si prepari a ricominciare dal gradino più basso e se si sposta avrà il problema di pagarsi un alloggio.

CV DI CHI VUOL LAVORARE NEL VINO

Le prime cose che vengono guardate sono l’età anagrafica e l’età del primo lavoro. Chi ha aspettato di laurearsi o finire il master prima di lavorare appare un soggetto che difficilmente si adatterà ai ritmi e alle logiche del lavoro, un mammone che si contenta della paghetta e non ha grinta.
I titoli di studio contano sempre meno. Viene fatto il test di inglese anche ai laureati in lingue e a volte non arrivano al livello intermedio soprattutto nel colloquio orale. Chi pensa <<mi sono laureato e quindi non mi abbasso a sporcarmi le mani come ha fatto mio padre che aveva la terza media>> è un candidato alla disoccupazione. Chi accumula lauree e corsi appare un insicuro e una persona incapace di muoversi in uno scenario reale fuori dai libri. Anche i secchioni fanno suonare il campanello di allarme a chi seleziona i nuovi assunti, meglio uno bravo ma normale di uno ossessionato dal 30 e lode perché difficilmente farà squadra con i colleghi di lavoro.
Contano moltissimo le esperienze di lavoro precedenti: dove e con chi ha lavorato il candidato ma soprattutto conta la durata di queste esperienze. Il tipo che dopo lo stage viene rimandato a casa che fa tutti lavoretti di uno o due mesi appare come la “Bella di Torriglia, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia” la prima cosa che viene in mente a un recruiter è “questo ha qualcosa che non va”. Fa gola invece quello che ha passato parecchie estati a Londra pagandosi i corsi d’inglese con il lavoro di cameriere sempre nello stesso locale perché se non fosse bravo non l’avrebbero richiamato. Colpiscono le esperienze e le formazioni compatibili con il lavoro per cui avviene il colloquio, ad esempio i 3 corsi da sommelier per chi deve occuparsi del turismo in cantina e quello Wset per il settore commerciale.
Fa una buona impressione chi pratica sport di squadra, così come l’appartenenza ad associazioni di volontariato e l’assunzione di responsabilità all’interno di questi gruppi come la presidenza di un circolo o l’organizzazione della sua festa annuale.

COSA NON SCRIVERE NEL CV

Non mentire. “Le bugie hanno le gambe corte” vengono scoperte presto e mandano un’ombra di dubbio sull’intero profilo professionale.
Non cercare un lavoro poco congeniale alla propria personalità; la persona distratta, disordinata che sbaglia ogni conto … non dovrebbe accettare un impiego dove l’aspetto ragionieristico è determinante perché andrà incontro ad un insuccesso e si sentirà un fallito. Meglio basarsi sui test attitudinali e orientare la scelta in base ai propri punti di forza.
Chi non è disposto a trattenersi oltre l’orario, a lavorare nel week end … e magari è disponibile solo in certi orari, solo vicino casa e solo su determinate attività è bene che lo scriva così da non far perdere tempo agli addetti al personale ma si prepari a un lungo periodo di disoccupazione.

COLLOQUIO DI ASSUNZIONE PER LAVORARE NEL VINO

Il colloquio mira a capire la personalità e le motivazioni del candidato perché le competenze dovrebbero già emergere dal CV. Quindi è soprattutto un “esame attitudinale” rispetto alla funzione da ricoprire. In altre parole il recruiter vuole evitare di assumere persone poco adatte al tipo di lavoro come l’astemio che si propone per gestire l’incoming in una cantina.
Chi intervista deve presentare brevemente l’azienda e l’attività per la quale cerca un nuovo addetto. Questa esposizione non deve diventare un monologo di mezz’ora. Dieci minuti dovrebbero bastare. Anche in questo caso le bugie sono dannose, meglio essere chiari su quello che si chiede e quello che si offre comprese le prospettive future.
Da parte sua il candidato dovrebbe fare emergere il suo profilo e le sue motivazioni perché sono proprio queste che attrarranno su di lui l’attenzione. Per questo servono domande del tipo <<qual è la cosa più difficile che ha fatto fin ora?>>, <<quali sono le cose più importanti nella sua vita?>>

I RISCHI DA EVITARE PER IL CANDIDATO

Arrivare molto prima o in ritardo. Tenere il telefono acceso e guardarlo in continuazione
Indossare un abbigliamento stravagante oppure provocante, oppure sporco e poco in ordine.
Dire male di persone o aziende.
Non essersi informato prima delle caratteristiche dell’azienda
Rimanere imbambolato di fronte alle solite domande <<mi parli di sé>>, <<qual è il suo sogno?>>, << 3 suoi punti di forza e 3 di debolezza>>
La velocità e la motivazione come chiave del successo. Apparire pigro, poco interessato al successo professionale, uno che mira ad avere uno stipendio senza dare alcuna importanza al lavoro che fa. Fa pensare al recruiter <<questo non ha voglia, è uno che guarda il telefonino appena può e se va a ballare la mattina dopo arriva che sembra un sonnambulo. Mira solo allo stipendio ma non gli importa niente dei colleghi, del futuro, dell’azienda dove lavora… Non ci si caverà mai niente e ci vorrà sempre qualcuno che gli dice cosa fare>>.
Apparire lento, poco smart anche nei movimenti o nelle risposte. Oppure insicuro come quello che si agita sulla sedia e ha le mani fradice di sudore.
Altro rischio da evitare è apparire poco abile nel trovare le soluzioni ai problemi, privo della capacità distributiva “ mettere le cose in ordine di importanza e di urgenza”. Chi non ha capacità di organizzare i dati lo mostra anche dal modo con cui espone le informazioni.
Apparire chiuso, introverso privo di comunicativa cioè mancante delle soft skills – capacità di relazione anche attraverso i sistemi di comunicazione digitale.
Meglio non chiedere subito quanto si guadagnerà perché dipende dalle proprie capacità e il futuro datore di lavoro ancora non le ha messe alla prova.

I RISCHI DA EVITARE PER L’AZIENDA

Non avere idea delle competenze che servono per l’attività che deve svolgere il nuovo assunto. In questo momento i più richiesti sono gli addetti all’accoglienza in cantina e al commerciale del vino. Nel colloquio con questi ultimi la domanda classica è <<lei ha un portafoglio di contatti con importatori e buyer esteri? >> è la domanda classica ma è sbagliata perché andrebbe bene per un broker che procura affari mentre un addetto al commerciale deve creare mercati e consolidarli. Meglio chiedergli come prepara le fiere oppure qual è la differenza fra un mercato e un’altro.
Bisogna evitare di assumere chi non ha capacità di aggiornarsi rispetto al marketing, la comunicazione e il controllo dei risultati.

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