Meglio il turismo da shopping o lo shopping turistico?

shopping turistico

Meglio il turismo da shopping o lo shopping turistico?

Lo shopping è ormai una calamita turistica capace di accrescere l’appeal di qualsiasi destinazione oppure un’attrazione a sé stante

shopping turistico

shopping turistico

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Non solo, lo shopping turistico da un futuro all’artigianato artistico e l’agroalimentare d’eccellenza
Siamo nell’epoca del commercio globale che distribuisce le merci ovunque nel mondo, l’industria riproduce i prodotti tipici in milioni di pezzi e l’uso dell’e-commerce ha fatto svanire le ultime difficoltà a procurarsi merci eseguite dall’altra parte del globo … parlare di turismo da shopping sembrerebbe anacronistico, eppure ….
Questo turismo cresce e cresce tanto!

i turisti e lo shopping

i turisti e lo shopping

Un bellissimo articolo di Anthony La Salandra pubblicato in Risposte Turismo punta i riflettori su questo segmento e ci rivela tante notizie utili.
Il turismo da shopping è diverso dallo shopping turistico cioè dal viaggio a Roma per vedere il Colosseo, i Musei Vaticani e la fontana di Trevi … che tuttavia comprende anche un pomeriggio in Via Condotti. Banca d’Italia censisce oltre 10 milioni di visitatori stranieri che arrivano da noi per fare shopping spendendo poco più di un miliardo di Euro all’anno ma si tratta soprattutto di frontalieri che la sera tornano a casa. Più o meno come i 15 milioni di Italiani che fanno

rtigianato d'arte e turismo

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il percorso inverso. In realtà i turisti mossi dalla voglia di comprare, in Italia, sono molti di meno. Tuttavia la possibilità di riempire le valige con vestiti, scarpe e gioielli favorisce il Bel Paese. E infatti gli importi del Tax Refunding cioè dei rimborsi chiesti dai turisti in uscita sono in continua crescita e riguardano soprattutto abbigliamento e accessori (73%) cioè l’italian fashion. Le città dello shopping sono Milano e Roma ma anche le coste vanno forte. Scontrini belli grossi almeno finché la clientela russa ha tenuto banco, come in Versilia dove la media di ogni acquisto TAX FREE era di 710€.
Per tanti stranieri e in particolare per molte signore straniere, lo shopping nei bellissimi centri storici delle nostre città è un’ attività di intrattenimento, un vero e proprio divertimento.

shopping turitico motore economico

shopping turitico motore economico

Il mix di ambienti storici molto belli, prodotti locali di grande qualità e reputazione oltre, evidentemente, al prezzo favorevole, sono le condizioni per passare dallo shopping turistico oppure dallo shopping inteso come leisure al turismo da shopping cioè un consistente flusso di clientela estera che viene appositamente per comprare.
Evidentemente l’acquisto puro e semplice non basta. Infatti dire che un certo prodotto è “solo li” e per averlo bisogna andare sul posto, fa un po’ sorridere, oppure riguarda cose molto molto esclusive e molto molto care: comprare una Ferrari personalizzata o farsi fare un abito nell’atelier di Valentino … richiede un viaggio ma non è certo alla portata di tutti.
La creazione di una destinazione di shopping turistico richiede un prodotto identitario non inflazionato, ma certo neanche così esclusivo. Una produzione di prestigio internazionale, che offre la possibilità di vivere l’acquisto come un’esperienza divertente, coinvolgente, capace di accrescere le conoscenze e soprattutto di dare prestigio sociale dopo essere tornati a casa. Insomma non solo prodotti ma esperienza da esibire di fronte agli amici.
Il turismo del vino delle denominazioni più prestigiose: Brunello, Barolo, Bolgheri, Franciacorta …. Ha esattamente queste caratteristiche. Si associa alla visita delle cantine e dei vigneti, ad assaggi verticali, orizzontali e persino da botte che sarebbero difficilissimi se non impossibili nel luogo di residenza. Nei grandi territori del vino i turisti degustano i vini insieme alla cucina tradizionale e imparano curiosità e aneddoti da raccontare agli amici a casa mentre fanno loro assaggiare i vini che hanno comprato.
Anche in questo caso si mescolano shopping turistico e turismo da shopping ma il secondo sta diventando sempre più importante.

Turismo del vino

Turismo del vino

Anche altri prodotti agroalimentari, oltre al vino, si adattano a creare distretti di shopping: parmigiano reggiano, prosciutto di Parma, aceto balsamico …. Un ragionamento simile riguarda la moda: dal distretto del cachemire a quello della pelletteria, infine i luoghi del grande artigianato come Caltagirone per la ceramica, Valenza Po per l’oro….
La cosa bella, del nostro Paese è che ci sono decine di località con enormi potenzialità di turismo da shopping. Per trasformare questa opportunità in sviluppo sostenibile e posti di lavoro basta organizzarsi con una strategia coordinata di marketing.
E’ triste pensare che un potenziale come il nostro svanisca nel nulla senza creare sviluppo territoriale. C’è invece chi riesce a fare un enorme business senza avere le stesse condizioni favorevoli: il Dubai shopping Festival attrae 2 milioni di visitatori per lo più stranieri. C’è il Great Singapore Sale, il Mega Sale Carnival della Malesia e l’Istambul Shopping Fest tutti costruiti mettendo insieme servizi che vanno dalla ristorazione agli alberghi, fino alle banche e alle compagnie aeree.
Ovviamente costruire una destinazione di turismo da shopping partendo da produzioni storiche di fama internazionale è molto più facile. Lucerna vende un terzo di tutti gli orologi commercializzati in Svizzera grazie alle sue azioni di marketing. Anche in Italia c’è qualche piccolo segno incoraggiante, Via Monte Napoleone a Milano, per esempio, organizza eventi finalizzati a accrescere il proprio appeal di “strada del lusso”. E’ solo un piccolo inizio.
Il Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO 2014) Taleb Rifai ha messo l’accento sul nuovo trend dello shopping tourism. Può aggiungere valore e opportunità a molte destinazioni soprattutto può creare sviluppo e dare un mercato all’artigianato artistico e tradizionale come alle super nicchie di agroalimentare d’eccellenza.
Non c’è bisogno di creare outlet village con architetture che assomigliano a quelle tradizionali e vendono prodotti industriali a prezzi scontati; per attrarre turisti da shopping basta mettere in rete ciò che c’è nei luoghi in cui nasce l’eccellenza italiana e fare azioni di comunicazione. Soprattutto non va ripetuto il disastro delle Strade del vino e, questa volta, lasciare spazio agli esperti di marketing turistico dando loro le risorse e gli strumenti per arrivare al successo. Non è difficile, basta vedere cosa è successo lo scorso anno a Montepulciano prima di Natale, per capirlo.



                                                                       
Cinelli Colombini
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