RESISTE MEGLIO AL NUOVO CLIMA IL CABERNET O LO CHARDONNAY?
LA SCARSITA’ D’ACQUA E LA CRESCITA DEL CO2 MINACCIANO LE VITI MA CI SONO VARIETA’ PIU SENSIBILI E ALTRE PIU RESISTENTI COME HA SCOPERTO L’UNIVERSITA’ DI SAN DIEGO

Cabernet Sauvignon vitigno più resiliente dello Chardonay
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle, Casato Prime Donne
Il nome della ricercatrice è italiano, si tratta della biologa Alessandra Zuniga ma il suo studio arriva dell’Università Statale di San Diego in California. Si intitola “Vitis vinifera L. varieties (cv. Cabernet Sauvignon and Chardonnay) vary in leaf water flux in response to elevated Co2 growing conditions and a gradual water deficit”. Le varietà di Vitis vinifera L. (cv. Cabernet Sauvignon e Chardonnay) variano il flusso di acqua nelle foglie in risposta a condizioni di crescita con elevata Co2 ed al graduale deficit idrico. Gli esiti dello studio pubblicato su AoB Plants sono stati divulgati in Italia da WineNews.
AUMENTO DELLA CONCENTRAZIONE DI CO2 E SICCITA’ MINACCIANO I VIGNETI
Le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (CO2 ) hanno raggiunto un massimo storico di 427 ppm a maggio 2024 e continua a crescere. A meno che non vengano adottate drastiche misure politiche per ridurre la produzione di gas le concentrazioni di CO2 nella media troposfera raggiungeranno circa 700 ppm entro la fine di questo secolo. Un’alterazione dell’equilibrio che potrebbe essere rischiosa anche per le viti. I ricercatori californiani hanno cercato di capire quale dei due vitigni “nobili” – Cabernet Sauvignon e Chardonnay – fosse più resiliente. Si tratta quindi di un’indagine che guarda al futuro e non all’immediato.
CABERNET SAUVIGNON VITIGNO PIU’ RESISTENTE
A rigor di logica è il vitigno bianco Chardonnay quello più delicato e lo studio conferma questa idea anche se le due varietà rispondano diversamente alle grandi modificazioni del nostro pianeta.
L’esame dei due vitigni è avvenuto in una camera di crescita controllata. Rivela come elevati livelli di CO₂ favoriscono l’ i WUE cioè efficienza nell’uso dell’acqua da parte della vite, in particolare quando la pianta è esposta a deficit idrico a breve termine. Questo effetto positivo è stato maggiore per il Cabernet Sauvignon rispetto allo Chardonnay.
SARA’ DIFFICILE, NEL FUTURO, COLTIVARE CHARDONNAY SENZA IRRIGAZIONE
I ricercatori si aspettavano che l’aumento dell’efficienza nell’uso dell’acqua, osservato per entrambe le varietà, fosse mediato da una riduzione della conduttanza stomatica (perdita d’acqua attraverso gli stomi delle foglie) in risposta a elevati livelli di CO₂ piuttosto che da un aumento della fotosintesi. Invece hanno notato una diminuzione della fotosintesi in entrambe le varietà in risposta a elevati livelli di CO₂. Questo effetto negativo è stato maggiore per lo Chardonnay quando ben irrigato. Apparentemente si tratta di un effetto di diluizione dell’azoto per il Cabernet Sauvignon ma non per lo Chardonnay. Nel complesso, i risultati di conduttanza ed evapotraspirazione indicano che il Cabernet Sauvignon non solo è più conservativo dal punto di vista idrico rispetto allo Chardonnay, ma anche meno sensibile al deficit idrico e agli elevati livelli di CO₂ . Sulla base di questi risultati, i ricercatori di San Diego hanno concluso che il Cabernet Sauvignon sia la varietà più sostenibile da coltivare in climi con disponibilità idrica limitata e in un contesto di continuo aumento della CO₂ atmosferica.






