RIFIUTI RADIOATTIVI IN VALDORCIA PROPRIO NO

RIFIUTI RADIOATTIVI IN VALDORCIA PROPRIO NO

Sbalordisce e indigna la proposta di creare un deposito di rifiuti radioattivi in Valdorcia dove c’è il paesaggio agricolo più preservato e bello del mondo

 

Deposito di Rifiuti radioattivi in Valdorcia

Deposito di Rifiuti radioattivi in Valdorcia

Di Donatella Cinelli Colombini

Quasi uno schiaffo ai sacrifici di cittadini, istituzioni, imprese … per mantenere integro e valorizzare questo gioiello di armonia dove la storia, la natura e il lavoro dell’uomo riescono a conciliarsi da secoli. Nel 2004 il conferimento del riconoscimento di patrimonio dell’Umanità Unesco faceva leva proprio sull’integrità di un contesto rurale e storico unico e di enorme pregio.
Sono poco distanti, dalla località scelta per depositare i rifiuti radioattivi, alcuni dei luoghi icona della compagna toscana, così come i luoghi dove sono stati girati i film “Il paziente inglese” e “Il gladiatore” incantando il mondo intero per un paesaggio di assoluta integrità, che sembra sospeso nel tempo. Infatti nel 2018 la campagna introno a Trequanda ha ricevuto dal Ministero delle Politiche Agricole MIPAAF il riconoscimento di “Paesaggio rurale storico della Toscana”.

 

UN SITO FRA PIENZA E TREQUANDA SCELTO COME DEPOSITO DI RIFIUTI RADIOATTIVI

Deposito rifiuti radioattivi in Toscana: Campagna sotto Castelmuzio

Deposito rifiuti radioattivi in Toscana: Campagna sotto Castelmuzio

Dopo un periodo di abbandono, questa zona aveva saputo trasformare la propria bellezza in sviluppo turistico. Un percorso arrestato dal covid, che tuttavia ha ottime probabilità di ripartenza. Anche le produzioni agroalimentari di eccellenza si stavano affermando sempre di più.
Per questo sbalordisce che le colline fra Pienza e Trequanda siano state scelte come uno dei 67 siti favorevoli, in tutta Italia, per la creazione del deposito di scorie radioattive. Anzi siano considerate dal Ministero come una delle 23 aree più adatte a questa destinazione.

 

I 4 PARAMETRI PER LA SCELTA DEL DEPOSITO DI SCORIE RADIOATTIVE

I parametri di scelta usati da Sogin (soggetto responsabile della localizzazione, realizzazione e dell’esercizio del Deposito Nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi) sono 4: trasporti terrestri, insediamenti antropici, valenze agrarie, valenze naturali. Le colline fra Pienza e Trequanda sono considerate favorevoli sul primo di tali  fattori  mentre sono “meno favorevoli” sugli altri 3 parametri. Ma anche sui collegamenti ci sarebbero da fare delle riflessioni, infatti se il nodo stradale è considerato vicino quello ferroviario, è costituito dalla linea a un binario da Siena a Grosseto che viene usato quasi solo dal Treno Natura, cioè da un servizio per turisti. C’è da chiedersi se il piano di Sogin preveda anche di trasportare materiale radioattivo su una linea ottocentesca che non ha più neanche le sbarre dei passaggi a livello agli attraversamenti stradali.

 

UNA SCELTA CHE COMPROMETTE IL FUTURO DEL TURISMO E DELL’AGROALIMENTARE

Per non parlare delle eccellenze enogastronomiche e del turismo che verrebbero compromesse per sempre, facendo fare un salto indietro di cinquant’anni a tutta la zona e rimandandola nella miseria.
Ancora più stupefacente è il contrasto fra la normativa di vincoli a tutela del paesaggio che è strettamente rispettata dai cittadini e un progetto con 90 costruzioni di calcestruzzo.
Se infatti tutti i residenti sono costretti a una lunga trafila di progetti, certificazioni, autorizzazioni anche per costruire un canile, come possono accettare a cuor leggero un insediamento largo 178 ettari di cui 110 destinati a ospitare le 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette “celle”, in cui <<verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati>>. Complessivamente ospiterebbero <<circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività>>.

E pensare che un insediamento di nuove abitazioni, nei pressi di Pienza,  nel 2007  scatenò un autentico putiferio e fu definito “ecomostro” da Asor Rosa per il danno arrecato al paesaggio!

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