SAN QUIRICO D’ORCIA LE TARSIE CHE STREGARONO FEDERICO ZERI

Federico Zeri a San Quirico d'Orcia

SAN QUIRICO D’ORCIA LE TARSIE CHE STREGARONO FEDERICO ZERI

FEDERICO ZERI, UNO DEI MAGGIORI ESPERTI MONDIALI D’ARTE, DECISE DI STUDIARE STORIA DELL’ARTE NELLA COLLEGIATA DI SAN QUIRICO DAVANTI A UN CAPOLAVORO CHE È ANCORA LI’

Antonio Barili San Quirico d'Orcia tarsie del coro della Collegiata

Antonio Barili San Quirico d’Orcia tarsie del coro della Collegiata

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Come sapete io produco vino ma non ho studiato enologia bensì storia dell’arte medioevale. Considero un privilegio aver dedicato anni allo studio di pitture, sculture e arti minori ma sento anche il privilegio di vivere in Toscana, una regione che somiglia a un immenso museo diffuso, pieno di grandissime opere d’arte.

FEDERICO ZERI A SAN QUIRICO D’ORCIA

Qui vi racconto di una di esse: le tarsie di Antonio Barili a San Quirico d’Orcia a 30 km dalla Fattoria del Colle.
Durante l’ultimo Orcia Wine Festival ho incontrato Marco Torchi che mi ha parlato di Federico Zeri, uno dei maggiori storici e critici d’arte italiani, che decise il suo destino mentre era a San Quirico d’Orcia.
Burbero, geniale, coltissimo, ha costituito la più grande fototeca d’arte esistente al mondo. La sua interpretazione delle arti visive ha lasciato una traccia forte costringendo tutti, anche chi non la pensava come lui, a tener conto delle sue opinioni.
Nelle sue memorie racconta come nel 1941 fu richiamato alle armi e inviato a Firenze nell’artiglieria leggera. Zeri non condivideva <<nessuno dei fini o ’ideali’ che avrebbero dovuto giustificare la guerra>> e a causa di questo << diventai magrissimo e mi ammalai di pleurite>> dapprima lo curarono a Firenze e poi venne <<trasferito nel piccolo borgo della Val d’Orcia>> e fu fatto alloggiare nel Palazzo Chigi Zondadari<< tutto era ancora intatto con i vetri piombati, le pareti di cuoio compresso di Cordova. Mi ricordo che c’erano anche dei quadri e dei mobili. E il fatto più curioso fu che nessuno rubava, nessuno ha portato via neppure uno spillo, nonostante il palazzo fosse aperto a tutti>>.

PALAZZO CHIGI ZONDADARI E LA COLLEGIATA DI SAN QUIRICO D’ORCIA

Purtroppo l’integrità del palazzo ebbe vita breve << fu poi completamente devastato prima dai militari e poi dopo dalle bombe>>. Ma Zeri convalescente visse qui una vera e propria rinascita culturale << accanto al palazzo, in cui noi dormivamo sulla paglia per terra, c’era la Collegiata di San Quirico d’Orcia e io li vidi un’opera d’arte che mi sconvolse e che c’è tutt’ora, per fortuna. Sono gli intarsi del coro. Coro eseguito per il Duomo di Siena in origine dal Barili e che poi smontato fu disperso. Mi sembra che sette pezzi stanno oggi a San Quirico d’Orcia. Stranamente io trovai in questi intarsi, della fine del Quattrocento, lo stesso spirito che aleggia in certi quadri metafisici di De Chirico. Questo fu proprio l’incontro che mi cambiò la vita>>
Wow. Non immaginiamo che Antonio Barili potesse fare un simile effetto.

LE TARSIE DI ANTONIO BARILI NEL CORO DELLA COLLEGIATA DI SAN QUIRICO

Le sue tarsie sono ancora oggi dietro l’altare maggiore della Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta a San Quirico d’Orcia. Furono eseguiti fra il 1483 e il 1504 per la Cappella di San Giovanni Battista del Duomo di Siena. In origine i pannelli erano 19 ma si deteriorano in fretta e nel 1600 vennero smontati e rimossi. Nel 1664 il Marchese Flavio Chigi acquistò i 7 pannelli meglio conservati e nel 1979 furono sistemati all’interno della Collegiata. Un altro dei pannelli, con l’autoritratto del Barili è nel Museo dell’Arte Artigianale di Vienna, mentre gli altri sono andati dispersi.
Spero che andrete a vedere la Collegiata, piccolo gioiello gotico (XIII secolo) in travertino all’interno di San Quirico lungo quella che nel medioevo era la Via Francigena che collegava il Nord Europa a Roma.
All’interno ci sono altre cose da vedere e soprattutto la splendida Madonna con Bambini e Santi di Sano di Pietro (1470) e la tomba di Enrico di Nassau (1451) capostipite della famiglia regnante d’Olanda.

Ancora a San Quirico c’è il giardino rinascimentale degli Horti Leonini (XVI secolo) e il percorso lungo le mura costellato da fiori e sculture contemporanee. Poco distanti i famosi cipressini, la chiesa di Vitaleta, la strada serpeggiate di Monticchiello e naturalmente Bagno Vignoni unico centro termale medioevale ancora conservato.
Ecco perché è un privilegio vivere nella campagna toscana e non meraviglia che Federico Zeri, pur venendo da Roma, sia rimasto folgorato a San Quirico d’Orcia



                                                                       
Cinelli Colombini
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