Svendita di vini DOC di pregio, si può impedire?

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Svendita di vini DOC di pregio, si può impedire?

Bottiglie di Franciacorta con prezzo al pubblico di 2,9 €: è un esempio di svendita di vini Doc che danneggia tutte le cantine di un’intera denominazione

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Di Donatella Cinelli Colombini, fattoria del Colle

L’occasione di questa riflessione è una lettera aperta del presidente delle Enoteche Vinarius Andrea Terraneo al presidente del Consorzio Franciacorta Vittorio Moretti . La missiva inizia con la frase << è dominio pubblico che si trovi sul mercato del Franciacorta al prezzo di 2,90 euro al pubblico>>. Prosegue raccontando che una svendita simile avvenuta nell’estate 2015 e che gli sforzi del consorzio e delle singole cantine per valorizzare la qualità del vino rischiano di essere vanificati a causa di un singolo episodio che fa << crollare l’immagine di questa denominazione>> perché, come tutti sanno, << prezzo di vendita è uno degli elementi più pregnanti (oltre ovviamente alla qualità) che nell’immaginario collettivo contribuisce ad elevare lo status di prodotto di eccellenza>>.

Franciacorta

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In realtà le bottiglie vendute sotto costo sono risultate provenienti da un fallimento che le ha cedute a 0,9€ l’una. Quindi si è trattato di un caso isolato e non di un’attività continuativa.
Tuttavia le considerazioni contenute nella lettera sono verissime e conducono alla domanda <<quali misure un Consorzio può mettere in atto per contrastare episodi simili?>>. Qualunque avvocato potrebbe rispondere << nessuna >> . Esiste infatti una normativa antitrust italiana (art Art. 2 L. 287/1990) che vieta ogni restrizione alla libertà di concorrenza e quindi impedisce: “1. Gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni

Bellavista-Franciacorta

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statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari”.
Questo significa che è permesso raccomandare i prezzi di vendita ma è vietato influire sulla loro determinazione anche con incentivi o disincentivi. In pratica i Consorzi hanno le mani legate e ostacolare la vendita di vini di denominazioni importanti a prezzi da saldo è praticamente impossibile.
Ecco che una norma nata per garantire i consumatori e agevolarli incentivando la concorrenza rischia invece di danneggiarli, infatti una denominazione è un patrimonio collettivo cioè è un valore detenuto soprattutto dalle aziende di produzione ma anche dai rivenditori, i ristoratori e persino i consumatori che collezionano quelle bottiglie e quindi ne possiedono un certo numero. Quando una grossa svendita o uno scandalo svilisce la dignità di una denominazione e fa scivolare in basso il prezzo, tutti ne ricevono un danno.

Enoteche-Vinarius

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Purtroppo, nell’epoca in cui viviamo il prezzo di vendita ha poco a che vedere con il costo di produzione e la legge antitrust rischia di creare situazioni aberranti tipo quella del grano che ha un valore di mercato bassissimo a causa della concorrenza dei Paesi con grandi pianure, in cui sono autorizzati pesticidi e forse persino varietà OGM. Questo causerà l’abbandono dei terreni marginali italiani la cui coltivazione è invece importante per una salvaguardia ambientale in termini di regimazione delle acque e paesaggio. Le leggi sulla concorrenza hanno quindi effetti negativi oltre che quello positivo di offrire ai consumatori i prezzi più convenienti. Questo andrebbe considerato rivedendo le norme antitrust sulla concorrenza che, nella forma attuale, sembrano tagliate con l’accetta.
La Franciacorta è una denominazione nata nel 1990 che dal 1995 si fregia della DOCG. L’area di produzione è in 19 comuni del bresciano e riguarda 116 cantine, 2.800 ettari di vigneto e oltre 16 milioni e mezzo di bottiglie commercializzate ogni anno. Un territorio meraviglioso, dove la vigna arricchisce il paesaggio, la cultura dello spumante connota lo stile di vita e la civiltà della tavola. Per salvaguardare un patrimonio di questa importanza, anche da chi vende il vino sotto costo, varrebbe la pena ripensare alla norma antitrust sulla concorrenza.

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