Territori del vino e paradisi da pensionati?

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Territori del vino e paradisi da pensionati?

Pensioni senza tasse nei territori del vino a rischio spopolamento. Ecco la proposta di Floriano Zambon riconfermato presidente delle Città del Vino

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Fattoria del Colle

Tutti abbiamo qualche conoscente, amico, parente che al momento di andare in pensione ha scelto di trasferirsi in Portogallo dove il clima è ottimo, la popolazione cordiale, la lingua assonante all’italiano e soprattutto i redditi senza tasse. Questa migrazione ha ormai assunto proporzioni importanti, talmente importanti da spingere il governo a farci un pensierino: perché lasciare questa opportunità al Portogallo e alla Tunisia? Diamo la stessa opportunità alle zone del Sud che rischiano di spopolarsi.

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Creare una disparità di tassazione all’interno del territorio italiano non mi sembra facilissimo, visto il danno erariale che comporta, ma neanche impossibile, perchè andando in Portogallo i pensionati potrebbero comunque evitare il fisco. Così come prevedo grossi conflitti per delimitare i paradisi fiscali dei pensionati. Ed ecco che arriva la proposta di Floriano Zambon, rieletto presidente dell’Associazione Città del Vino nella convention d’autunno in Sardegna.

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<< Con l’arrivo di anziani, anche stranieri>> ha detto Zambon a Tre Bicchieri <<si svilupperebbe una nuova economia di servizi (assistenza, tempo libero turismo, etc) e tanti giovani sarebbero invogliati a rimanere o a tornare nei luoghi d’origine>>. L’idea è stata accolta con entusiasmo e proprio i comuni del vino della Sardegna si sono proposti come area test. Il progetto è quello di proporre territori del vino in difficoltà economica e rischio spopolamento come luogo di residenza per pensionati e soprattutto per pensionati con redditi e quindi tassazione molto alta. Il vantaggio, rispetto a Portogallo e a Tunisia, sarebbe la possibilità di parlare italiano e essere più vicini ai luoghi di origine. Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi (Benevento) e commercialista di professione, ha proposto anche la strategia con cui lo Stato italiano potrebbe intervenire per creare questi paradisi da pensionati << in due modi: riducendo l’entità delle trattenute sulla pensione, oggi tassata tra il 18 e il 43%; e con la riduzione della tassa rifiuti e dell’imposta sugli immobili>>. In altre parole, i sindaci non vogliono solo nuovi residenti ma anche nuovi proprietari per gli immobili in abbandono.
C’è tuttavia un piccolo ma non irrilevante problema: come fare per assicurarsi che i pensionati abitino stabilmente, almeno per i primi anni, nei paradisi fiscali creati per loro? Mentre il ritorno in Italia dalla Tunisia prevede il passaggio di una frontiera e, quello dal Portogallo o da Malta, anche se con maggiori difficoltà, può essere tracciato, come accertarsi che i nostri nonnetti risiedano in modo permanente nelle aree destinate a loro?

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