UMANI RONCHI E T’INNAMORI DEL VINO DELLE MARCHE

Massimo-e-Michele-Bernetti-Umani-Ronchi

UMANI RONCHI E T’INNAMORI DEL VINO DELLE MARCHE

Massimo Bernetti ci racconta la sua vita e la storia della sua cantina Umani Ronchi, icona del vino marchigiano e del successo internazionale del vino italiano

 

Massimo-e-Michele-Bernetti-Umani-Ronchi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Massimo Bernetti è uno dei capitani coraggiosi del vino italiano, quei pionieri che trasformarono il vino delle osterie e delle cisterne in bottiglie di lusso. Oggi, arrivato a 80 anni, un’età in cui <<il tempo trascorso è più reale di noi>> come dice, con autoironia, nella prefazione, ha deciso di raccontare questo percorso in due opuscoli scritti con semplicità e senza alcun desiderio autocelebrativo.
E’ questa la prima cosa che colpisce: l’umiltà di una storia vera. E’ un dono raro che trasforma i due racconti di Massimo Bernetti in una testimonianza autentica, precisa di un uomo e della sua cantina. Una storia che va a inserirsi nella spettacolare ascesa del vino italiano fino ai ristoranti stellati di tutto il mondo.

 

LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL VINO ITALIANO NEL  DOPOGUERRA

Pelago-Umani-Ronchi-

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Un percorso pieno di pericoli, di delusioni, di coraggio, intraprendenza, tenacia …. Con la voglia continua di andare ancora avanti, di non sentirsi appagato dei risultati e di accettare sfide sempre più difficili. E’ bene che i giovani leggano questa testimonianza perché infonderà loro il coraggio che serve in questa fase post covid. Cambiare il mondo è possibile, anzi è bello.
I ricordi dell’infanzia, della seconda guerra mondiale e del dopoguerra sono forse le pagine più belle e capaci di ispirare coraggio. Ci sono brani, come quello dei bombardamenti di Ancona, che sembrano la Siria di oggi. Massimo e la sua famiglia rimangono per 20 giorni in cantina con poco cibo e in costante pericolo di morte, ma lui bambino si diverte a collezionare schegge di granate e corre verso i crateri delle bombe per arricchire la sua raccolta.

 

UMANI RONCHI 1963 -2021: UNA STORIA DI FATICA, SFIDE E SUCCESSI

La storia delle cantine Umani Ronchi inizia molto dopo, il 18 maggio 1963, quando il suocero di Massimo Bernetti diventa socio dell’azienda agricola preesistente con sede a Cupramontana. Massimo voleva diventare un diplomatico e aveva studiato Scienze Politiche all’Università di Roma, ma in attesa del concorso al Ministero degli Esteri, inizia a lavorare nella cantina e <<quella che per me doveva essere solo una parentesi, un momento di passaggio, diventò il lavoro di una vita>>.
L’azienda Umani Ronchi cresce nelle strutture produttive ma stenta ad affermarsi sul mercato e spesso nei viaggi a Milano e a Roma, Massimo vende un numero di bottiglie così piccolo che <<a mala pena pagavano i costi della trasferta>> ma lui non si arrende e comincia a costruire una rete di importatori esteri. Anche con qualche avventura, come il rapinatore che lo insegue quasi fino alla camera dell’hotel, l’azienda cresce e ha dei veri colpi di fortuna come l’acquisizione del “pescevino” una bottiglia a forma di pesce che ha un successo strepitoso in Giappone come dono fra innamorati.

 

BERNETTI E CINELLI COLOMBINI UNITI DALLA PASSIONE PER IL VINO E DALLA PARENTELA

Mia figlia Violante ha tenuto per anni la bottiglia di pescevino sul frigo di casa di Firenze dopo aver convinto Michele Bernetti a regalargliela. Le nostre famiglie sono legate da amicizia, stima ma anche dalla parentela perché lo zio di Massimo aveva sposato la zia di mia madre e quindi, nel corso degli anni ci siamo fatti visita abbastanza spesso mantenendo sempre rapporti cordiali.
La crescita quantitativa e qualitativa delle cantina Umani Ronchi da 8.000 a 3milioni di bottiglie in cinquanta anni di attività, passa attraverso collaborazioni importanti come quella con Giacomo Tachis che creò per loro il vino Pelago e, con la sua prima vendemmia del 1997, ottenne tre trofei nell’International Wine Challenge di Londra compreso quello di miglior rosso del mondo.
E’ bello leggere pagine così vere, rende più consapevoli e più forti.

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