VINO E CINEMA: CRISI SIMILE E POSSIBILI SOLUZIONI SIMILI
IL MASTER OF WINE MATTHEW DELLER RIFLETTE SUL CROLLO DEI RITUALI CONDIVISI CHE RIGUARDANO IL CINEMA E IL VINO E SU POSSIBILI SOLUZIONI SIMILI ALLA CRISI

la crisi dei riti sociali legati a vino e cinema e la necessità di ritrovarli
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda
L’articolo è su TheDrinkBusiness con la firma del Master of Wine Matthew Deller un esperto di marketing del vino con un passato come Direttore dello Sviluppo dei Vini Pregiati per Constellation Brands, dove ha creato la strategia di vendita per Robert Mondavi. Oggi è l’amministratore delegato della cantina australiana Wirra Wirra nota per i suoi intensi e raffinatamente realizzati vini rossi della McLaren Vale e per i suoi espressivi ed eleganti bianchi delle Adelaide Hills guadagnandosi un’invidiabile reputazione come una delle cantine più riconoscibili e leader in Australia.
I RITI SOCIALI DI CINEMA E VINO
Matthew Deller è dunque un uomo di grandi visioni e di grandi sfide, un professionista da cui possiamo aspettarci delle proposte originali visionarie e molto molto rivelatrici.
Secondo lui il cinema some il vino sono costruiti intorno a rituali condivisi che sono entrati in crisi. <<Le società umane sono costruite attorno a momenti condivisi. Pasti, cerimonie, spettacoli e celebrazioni mettono le persone nello stesso spazio fisico ed emotivo allo stesso tempo, con un senso di scopo condiviso>>
Effettivamente il “ruolo sociale” di cinema e vino è molto simile: connotano il modo con cui famiglie o gruppi di persone si riuniscono e forse la loro crisi nasce dall’affermarsi di uno stile di consumo più facile e solitario. <<Il risultato è un’abbondanza senza gravità>> . E’ la società liquida descritta dal sociologico Zygmunt Bauman dove l’offerta di beni esagerata si associa individualismo, ansia e instabilità.
Il cinema rende visibile questa tensione: film visibili online e sale vuote. Fanno eccezione una ristretta gamma di uscite come Barbie , Oppenheimer e Top Gun: Maverick dove la produzione è riuscita a ricreare il rito sociale della partecipazione attraverso la comunicazione dell’uscita del film.
La situazione dei film è simile a quella del vino <<il vino ora compete con bevande che segnalano immediatezza e basso rischio. La semplicità è diventata un indicatore di inclusione. La complessità, se non supportata, crea esitazione.>> e poi Matthew Deller scrive la frase chiave per capire il problema <<I rituali guidano le persone nei momenti di condivisione. Indicano ai partecipanti come comportarsi senza spiegazioni o imbarazzi. Un tempo il cinema si basava su questo istinto, e anche il vino>>. Un tempo l’apertura di una bottiglia era l’inizio di un rito condiviso disinvolto e gioioso, poi lo abbiamo complicato con eccesso di tecnicismo che diffonde una sensazione di incertezza e inadeguatezza in chi assaggia.
COME RICONQUISTARE I CONSUMATORI PROPONENDO UNA ESPERIENZA SOCIALE CONDIVISA E NON UNA PROPOSTA TECNICA INTIMIDATORIA
La proposta di Deller è << riconquistare i consumatori puntando su esperienze sociali condivise sfruttando le celebrità, le storie autentiche e le emozioni>>. Buona idea che trova d’accordo Veronica Zin nel suo articolo di WineMeridian a commento del pezzo di Deller <<il vino moderno necessita di connessione emotiva e approvazione culturale, trasformando il prodotto in esperienza sociale condivisa piuttosto che proposta tecnica intimidatoria>>.
OCCASIONI DI CONSUMO CGE CREINO CONNESSIONI E TESTIMONIAL CHE DIANO APPROVAZIONE SOCIALE E CONSUMI SENZA STRESS
Secondo Veronica Zin <<con il tempo, i rituali del vino si sono irrigiditi, diventando segnali di competenza tecnica piuttosto che di ospitalità>> cioè l’assaggio del vino è diventato intimidatorio e dissuasivo mentre il Gin Tonic veniva bevuto senza stress. La ricetta proposta dalla Zin sembra quella di “unire le forze” e cita il caso del Domaine de Terres Blanches Sancerre apparso brevemente nel documentario Taylor Swift: The End of an Era, producendo un boom di vendite << dimostra che le celebrity potrebbero colmare il vuoto lasciato dai vecchi riti istituzionali>>.
Veronica Zin sottolinea come il consumatore cerchi una connessione e un’approvazione sociale più che una scheda tecnica e, a conforto della sua affermazione cita Lionel Messi che ha sdoganato dei consumi irrituali rivelando di apprezzare il mix “vino e Sprite”. La sua dichiarazione ha generato un incremento di 12,9 miliardi di dollari nel valore di mercato di Coca-Cola in soli tre giorni. Stessa situazione con Elton John e il lancio di un Blanc de Blancs dealcolato. La conclusione della Zin è che il vino deve proporre << occasioni piuttosto che meri parametri tecnici o geografici>> opinione che mi trova completamente d’accordo.






