ATHOS MEIATTINI IO CASTELMUZIO E DINTORNI
IL LIBRO DI ATHOS MEIATTINI RACCONTA UNA PICCOLA COMUNITÀ DEL SUD DELLA TOSCANA CON IL SUO STILE DI VITA E I SUOI PERSONAGGI NELLA SECONDA METÀ DEL NOVECENTO

Athos Meiattini Io Castemuzio e dintorni
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Ho iniziato a leggere il libro di Athos Meiattini “Io, Castelmuzio e dintorni” (pp 185 €15 Effigi Edizioni) per amicizia verso l’ex sindaco di Trequanda che ha lavorato tanto e bene per la sua terra. Poi mi sono resa conto di avere tra le mani qualcosa di prezioso e importante. Leggetelo e capirete di più la Toscana di oggi.
IL BELLISSIMO RACCONTA DI ATHOS MEIATTINI SULLA CASTELMUZIO DI UN TEMPO
Athos Meiattini ha qualche anno più di me, ma ricordiamo bene entrambi il periodo del boom economico, quando le campagne si spopolavano, avvenne la diffusione dei motorini e delle Fiat 500, nelle case contadine c’era tanta povertà, freddo e fame. Ma tutti avevano fiducia in un futuro migliore e questo li spingeva a impegnarsi con tutte le forze.
Io trascorrevo le estati a Montalcino, che a quell’epoca era molto povero, mentre Athos viveva a Castelmuzio frazione di Trequanda in un’area relativamente più sviluppata. Io discendevo da proprietari terrieri e professionisti mentre Athos era figlio di contadini. Quindi il suo racconto è molto più crudo dei miei romantici ricordi. Quando lui parla di fame intende esattamente i pasti di sola panzanella o di zuppa di pane che non bastavano per chi doveva lavorare dieci ore con la zappa.
POVERTA’ SOLIDARIETA’, INTRAPRENDENZA E TALENTO GLI INGREDIENTI DEL MIRACOLO ECONOMICO ITALIANO
Tuttavia i miei e i suoi ricordi combaciano e anzi quelli di Athos sono più ricchi e più dettagliati nel descrivere una comunità solidale e propositiva. Di questi sentimenti e del senso di appartenenza tutti abbiamo nostalgia nella convulsa vita attuale. Allora c’era la consapevolezza di un destino condiviso che spingeva i vicini a sostituire, nei lavori dei campi, chi si ammalava. Uno spirito di comunità che non lasciava solo nessuno nel dolore e nel bisogno. Qualcosa di lontanissimo dalla solitudine individualista di oggi.
Trovo bellissimo il racconto delle imprese dei giovani amici di Athos Meiattini: il giradischi, l’auto a noleggio lanciata a 100 km l’ora per le strade a sterro, i ritrovi nell’officina del meccanico o dal barbiere, i capelli lunghi e la partecipazione alle riunioni politiche …. Altrettanto bella la descrizione dei personaggi speciali di Castelmuzio. Raccontano un’epoca dove i più talentosi erano spinti avanti e ammirati dagli altri. Ecco Mario Perugini che crea un’impresa di autotrasporti, Gualtiero Angelini detto Nebbia antiquario fra i promotori della Fiera antiquaria di Arezzo, Elio Torriti a cui si deve il Museo d’arte sacra di Castelmuzio e il restauro della Chiesa di Santo Stefano a Cennano….
VITTORIO CENNI DI CASTELMUZIO
Fra di loro c’è Vittorio Cenni di cui voglio raccontare un episodio da aggiungere alle vicende raccontate nel libro. Avevo appena preso la direzione della Fattoria del Colle e, nel tentativo di capire il territorio di Trequanda e conoscere i titolari delle altre imprese, andai a una riunione della Cooperativa Il Lecceto degli olivicoltori. Il Cenni era seduto accanto a me e quando discutevano dell’area di produzione delle olive lui disse << Montalcino no perché li l’olio viene cattivo >> e tutti scoppiarono a ridere << Vittorio ma lo sai chi hai accanto? Lei è una Colombini di Montalcino>> . Il Cenni era visibilmente imbarazzato e nel tentativo di smorzare il disagio comincia a parlarci. Lui mi disse di avere il podere accanto alla Pieve di Santo Stefano a Cennano e io entusiasta << è un luogo straordinario, dove il tempo sembra essersi fermato. Ci ho portato mia figlia Violante a vedere le vacche chianine, ormai nessuno ha una stalla come la sua, come quelle del passato >> Lui mi guarda e poi dice << è si, io con le vacche vendo l’olio>>. Io che credevo di aver accanto un nostalgico, che conservava le antiche tradizioni anche in modo anacronistico, mi accorgo di stare parlando con un genio del marketing. Le vacche chianine non gli servivano per i lavori agricoli ma come attrazione turistica. Raccontai di Vittorio Cenni in uno dei miei manuali sul turismo del vino e poi in alcuni convegni. Incredibile ma vero, qualche tempo dopo lessi la storia dell’agricoltore toscano che con le vacche vendeva l’olio in un manuale di marketing turistico della Bocconi.






