DAL VINO AL CALICE AL VINO OSSIDATO
I CLIENTI ORDINANO SEMPRE PIU’ SPESSO CALICI DI VINO INVECE CHE BOTTIGLIE MA QUELLO CHE ARRIVA NEL LORO BICCHIERE A VOLTE E’ OSSIDATO. COME CAPIRLO E COSA FARE

Vino al calice e ossidazione Tagliata di cinta senese – Fattoria del Colle Trequanda Toscana
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Sono fra i consumatori di vino al calice, specialmente se è possibile sperimentare cose che non conosco e scambiarmi il bicchiere con gli amici. Tuttavia, spesso i ristoranti non sono attrezzati per questo genere di offerta. Non hanno impianti ad azoto e neanche pompette per l’estrazione dell’ossigeno. Capita di vedere le bottiglie servite al bicchiere esposte sul bancone e chiuse con il tappo di sughero per cui oltre che fuori temperatura sono quasi sicuramente ossidate.
IL VINOAL CALICE E’ ATTRAENTE MA VA SAPUTO SCEGLIERE E CONSERVARE
A quel punto conviene fare un sacrificio e ordinare una bottiglia intera sperando che poi il gestore abbia un sacchetto per portarla a casa e finirla con calma.
Eppure, il consumo del vino al bicchiere cresce. Molti, come Andrea Gori, lo ritengono il miglior sistema per arginare il calo dei consumi. E, a conti fatti, è anche molto remunerativo per ristoranti ed enoteche. Per i vini fermi la bottiglia serve per 5 calici e al terzo bicchiere ha già messo in tasca del gestore il prezzo di vendita intero. Ovviamente questo è possibile se il servizio è fatto in modo intelligente offrendo vini giusti: brand affermati insieme ad autentiche rarità da scoprire, ma soprattutto se l’attrezzatura di conservazione è adeguata.






