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Ada Parisi e Gianluca Atzeni

Siciliani creativi in cucina in realtà è fatto da una siciliana Ada Parisi e da un sardo Gianluca Atzeni, una coppia di giornalisti formidabili

 

di Donatella Cinelli Colombini

Siciliani-creativi-in-cucina-Ada-Parisi-Gianluca-Atzeni

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E’ difficile spiegare perché si diventa amici di una persona e non di un’altra. Con Ada Prisi è stato così, in un modo talmente naturale che sembra un legame nato nell’infanzia. Ho conosciuto prima Gianluca Atzeni, la mente economica del Trebicchieri settimanale del Gambero Rosso. E’ sardo di Serdiana e ha avuto Pina Argiolas come insegnante. Da lei che arriva il primo giudizio <<è stato il mio miglior allievo>>. Infatti Gianluca è un fenomeno, se c’è un dato sbagliato in un comunicato lui ti chiama <<ma com’è?>> dice con garbo indicando l’errore. E ha sempre ragione. Prima di spostarsi a Roma ha insegnato all’Università Cattolica di Milano per sei anni e gli è rimasto il taglio del docente che fa crescere gli allievi.

 

ADA PARISI, LA VERA SICICLIANA AI FORNELLI

Qualche anno fa venne all’Orcia Wine Festival con Ada Parisi e io sentii per lei una grande affinità al punto da farci confidenze molto private. Ha una formazione umanistica come me, parla molto, è ghiotta e piuttosto pigra esattamente come me (lavora in smart working sul divano). Si è innamorata di un uomo che ama l’economia, come me.

Siciliani-creativi-in-cucina-Ada-Parisi-Gianluca-Atzeni

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Ma a differenza mia, Ada cucina divinamente. Ci legano altre somiglianze, siamo entrambe disordinate al punto che Ada credeva di aver subito un furto e non si dava pace. Poi ha ritrovato i gioielli che aveva nascosto e credeva le fossero stati sottratti. Doveva venirmi a trovare e invece passò ore e ore al commissariato, per la denuncia e poi per la revoca.

 

GIANLUCA ATZENI, UN SARDO INNAMORATO DELLA SICILIA

Ada e Gianluca sono giornalisti professionisti da molti anni, prima a Milano e poi a Roma, dove lei è la responsabile del settore cronaca e interni della agenzia di stampa nazionale Askanews.
Siciliani Creativi in cucina nasce nel 2013 con un nome plurale perché Gianluca è un siciliano di adozione, per amore di Ada, ma anche per un vecchio interesse verso la cultura e l’enogastronomia siciliane. Alla fine in due, nella cucina di casa, i miei amici riescono a fare un ricettario digitale capace di rivaleggiare con quelli che hanno alle spalle redazioni numerosissime. La qualità delle ricette -tradizionali e creative- delle foto e dei video è altissima. Questi ultimi sono creati da Gianluca che si occupa anche degli abbinamenti con il vino.

 

Champagne e sostenibilità, consumano Co2 imballaggi e trasporti

Lo Champagne lavora per la sostenibilità da 20 anni facendo partire idee che hanno orientato le scelte in tutto il mondo del vino

 

Champagne corsiste OIV con Violante Cinelli Colombini

Champagne corsiste OIV con Violante Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

Lo Champagne è un’area molto grande (34 mila ettari, divisi fra 16.100 vigneron) con un fascino e un prestigio enorme, dal 2015 è iscritto nel patrimonio dell’umanità Unesco. Bel risultato, ma noi della Val d’Orcia abbiamo lo stesso riconoscimento da 11 anni.
245 milioni di bottiglie per un business di 4 miliardi di Euro, lo Champagne è stata colpito duramente dal covid perdendo, nel 2020, il 18% del suo fatturato ma è in veloce recupero e, anche grazie alla riduzione della produzione d’uva adottata lo scorso anno, ha i magazzini delle cantine quasi in equilibrio. Di seguito vi racconterò l’evoluzione delle bollicine più famose del mondo verso la sostenibilità partendo da un bellissimo articolo di Gianluca Atzeni per Trebicchieri.

 

VITICOLTURA SOSTENIBILE IN CHAMPAGNE

Il progetto “Viticulture Durable en Champagne” del Comité Champagne è affidato a Pierre Naviaux ed è qualcosa di enorme: nel 2003 la denominazione è stata la prima al mondo a misurare l’impronta carbonica. Anche gli obiettivi sono ambiziosi: arrivare al 100% di sostenibilità entro 30 anni e far scendere del 20% il Co2 necessario per produrre ogni bottiglia.
Il primo grosso risultato è la riduzione del 50% dell’uso di fitofarmaci e concimi chimici negli ultimi 15 anni. Un risultato sbalorditivo che si spiega con una sola frase “l’unione fa la forza”. Ne è una spiegazione la confusione sessuale contro la tignoletta. Io la pratico ma non i miei vicini con il risultato che funziona ma non benissimo. In Champagne hanno convinto i vigneron a farla tutti ed i risultati sono stati ottimi.

Dopolavoro La Foce perché nella doc Orcia si mangia meglio

Orcia il vino più bello del mondo ha un territorio ricco di paesaggi, piccole città d’arte e ristoranti eccellenti come il Dopolavoro La Foce. Venite

DopolavoroLaFoce-hamburger-di-Chianina

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Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia DOC, Cenerentola

La storia comincia nel 1924 quando i Marchesi Antonio e Iris Origo acquistano l’azienda agricola La Foce in Val d’Orcia con il castello trecentesco e la villa in cui fanno realizzare un parco spettacolare dall’architetto inglese Cecil Pinsent (1927-39). Il territorio è poverissimo e gli Origo sognano di migliorare la situazione agricola e le condizioni di vita dei contadini. Nascono un asilo, la scuola, l’ambulatorio medico e il Dopolavoro dove gli operai dell’azienda mangiano, assistono a spettacoli teatrali, film e giocano a bocce all’ombra dei tigli. Per quell’epoca è qualcosa di

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rivoluzionario e i contadini fanno chilometri a piedi, da tutta la Valdorcia, per andarci. Un vento di novità che arriva da Iris, discendente da una ricca famiglia di filantropi newyorkesi e da un Lord pari d’Irlanda.
Ma durante la seconda guerra mondiale, lei è veramente in pericolo. Nonostante questo rimane alla Foce e difende la popolazione. Il suo diario “Guerra in Val d’Orcia” è fra i libri più belli e veri sull’ultimo conflitto.
Recentemente, Benedetta Origo, il marito violinista Alberto Lysy e i figli Antonio, Giovanna e Simonetta (rispettivamente la seconda e terza generazione Origo in Valdorcia) hanno trasformato La Foce in un luogo di cultura con il festival estivo “ Incontri in Terra di Siena” che propone concerti utilizzando i rapporti di una famiglia di artisti di statura internazionale.

                                                                       
Cinelli Colombini
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