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Il sessismo fra i fornelli dagli stellati al fast food

Le chef donne crescono di numero e di reputazione ma il sessismo nelle cucine stellate è ancora forte e qualcuna comincia a dire basta specialmente in Francia

 

Sessismo nei ristoranti

Sessismo nei ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini

Il “me too” delle cheffe – chef al femminile – inizia con un articolo pubblicato su Le Monde Magazine ripreso dall’ Internazionale del 15 gennaio 2021. Riguarda 5 testimonianze su quello che viene detto e fatto nelle cucine dei grandi ristoranti. Ambienti dove normalmente gli apprendisti entrano ancora minorenni, il lavoro dura 12 ore al giorno, al caldo, con un’enorme pressione per la velocità e la precisione nell’esecuzione dei piatti, con una piccola pausa e un solo pasto. Un mix di tensione e abitudini che porta ad un linguaggio ed a comportamenti pesantissimi soprattutto per le donne e ancora di più per chi è diverso per colore della pelle o inclinazione sessuale.

 

ME TOO, COMINCIA LA RIVOLTA CONTRO IL SESSISMO IN CUCINA

C’è chi ce l’ha fatta e le donne Cheffe cominciano ad essere molte anche in Italia; partendo dalle più celebri e celebrate tristellate: Nadia Santini (Il Pescatore di Canneto sull’Oglio) e Annie Féolde (Enoteca Pichiorri) per poi scorrere una lista molto lunga che comprende, fra le altre, Christina Bowerman, Antonia Klugmann, Angelika Schmid, Viviana Varese, Luisa Marelli Valazza, Valeria Piccini, Caterina Ceraudo, Katia Maccari, Silvia Baracchi …..

Sessismo nei ristoranti

Sessismo nei ristoranti

E’ vero esistono esempi virtuosi ma il settore del food è ancora un feudo maschile in Italia: fra i 3.218 dirigenti solo il 16% sono donne (Manageritalia su dati INPS) due punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale che è comunque bassa.  Nei ristoranti italiani lavoravano (prima del covid) 1,2 milioni di addetti di cui il 52% donne.

 

TESTIMONIANZE DI DONNE FRA I FORNELLI STELLATI FRANCESI

Le 5 donne francesi che hanno rotto l’omertà di quelli che lavorano nelle cucine dei grandi ristoranti hanno ora i loro locali e si sentono al sicuro rispetto ad un sistema che hanno subito per anni. Con le loro denunce sperano di contribuire al cambiamento della mentalità <<bisogna smettere di credere e di far credere che il subire sessismo sia un passaggio obbligato>>.
Hanno deciso di raccontare le loro storie per evitare <<che il loro silenzio metta in pericolo altre donne>>, infatti chi subisce violenze, verbali o fisiche, si trova da sola e spesso è troppo giovane per valutare la situazione <<sul momento ti limiti a proteggerti. Ti dici che forse hai esagerato, che è frutto della tua immaginazione e che magari è normale>>.