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Rosso Brunello: cerchi il vino e trovi una scarpa

Un brutto esempio di italian sounding che usa il nome del grande vino di Montalcino per vendere accessori di abbigliamento probabilmente prodotti in India

Rosso Brunello India

Rosso Brunello India

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
La segnalazione arriva da Franco Ziliani, quasi un “persecutore” per me, a cui questa volta devo dare ragione. La cosa è seria e può danneggiare il Brunello. L’articolo del blog Vino al Vino scritto da Silvana Biasutti, un’intellettuale esperta di marketing e di editoria che vive a Montalcino, descrive in modo molto efficace come il vino Brunello e forse le maglierie di Brunello Cucinelli, così come il drand “Made in Italy” siano stati abilmente utilizzati per vendere qualcosa che probabilmente non ha alcuna reale attinenza con il nostro Paese ma sembra….. Si perché gli infradito venduti da “Da Milano” in 35 negozi dell’India ( fra cui Delhi, Jaipur e Mumbai) somigliano a sandali italiani e non sono neanche brutti, solo che costano 35-40€ cioè molto ma molto meno di una vera scarpa italiana. Se andiamo a cercare la sede di questa misteriosa società Da Milano, a cui fa riferimento il brand Rosso Brunello, scopriamo che la direzione –head office- è a New Dehli e non a Melegnano o Lodi, come farebbe invece pensare la scritta Da Milano-Italia ben visibile in tutta la comunicazione.

Di abuso d’alcool si muore ma con poco vino si vive meglio

A Ortona l’associazione Vino e Salute parla di turismo, alimentazione e benessere. Tre parole che trovano nei grandi vini una sintesi perfetta

Ortona, Vino e salute

Ortona, Vino e salute

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Ortona, uno scoglio sul mare d’Abruzzo con intorno alcuni dei migliori pastifici d’Italia e uno dei territori più agguerriti e promettenti per il vino di alta qualità. Gli argomenti della due giorni convegnistica abruzzese organizzata da Lorenzo Palazzoli, sono: turismo del vino, la comunicazione della cucina e vino e giovani. Io sono nella tavola rotonda che deve affrontare l’argomento delicato dei consumi giovanili. Stefano Ciatti, presidente di “Vino e salute”, introduce il tema e replica a una pediatra che protesta contro chi parla ai giovani di vino in termini positivi. Ma l’efficacissima relazione di Maurizio Masini, dell’Università di Siena, mostra come l’abuso d’alcool avvenga presto e per un grandissimo numero di soggetti. Tanto vale allora spiegare ai giovani che il vino è qualcosa di più di un prodotto commerciale o di un alimento, perché esprime la civiltà del nostro tempo al pari della moda, del design o della gastronomia. Insomma è sempre diverso e pieno di cose da scoprire per cui non va bevuto ma gustato. E poi è trendy.

                                                                       
Cinelli Colombini
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