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LA RIVOLUZIONE DI GENERE DEL VINO PARTE DALLO CHAMPAGNE

LE EREDI DI VEUVE CLICQUOT DIVENTANO CHEFFE DE CAVE E RIVOLUZIONANO LA LEADERSHIP DEL VINO CON UN CRESCENTE NUMERO DI DONNE ALLA GUIDA DELLE CANTINE IMPORTANTI

Donatella Cinelli Colombini in una cave de Champagne

Donatella Cinelli Colombini in una cave de Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda

Non è strano che sia lo Champagne a dar vita a un autentico cambiamento di genere nella governance del vino, infatti molte maison delle celebri bollicine francesi hanno importanti personaggi femminili nella loro storia: Barbe Clicquot, Louise Pommery, Lily Bollinger…

WINENEWS CI GUIDA ALLA SCOPERTA DELLE CHEFFE DE CAVE DONNE NELLO CHAMPAGNE

La trasformazione, raccontata da WineNews, mostra una crescita di studentesse nelle facoltà di enologia e poi la loro ascesa alla guida delle cantine che in Champagne ha un’autentica accelerata.
In Italia la parità di genere procede in modo asimmetrico. Nelle imprese enologiche del nostro Paese le donne sono minoritarie fra gli addetti e i ruoli apicali sia in vigna che in cantina (14%) me hanno una netta maggioranza nel commerciale, marketing, comunicazione e enoturismo. Numeri che trovano corrispondenza fra gli associati ad Assoenologi dove le donne sono il 14% mentre le studentesse dei corsi WSET o Sommelier sono il 40% del totale. Un indice chiaro della predilezione femminile per le attività di relazione.
Nello Champagne sembra avvenire un’accelerata piuttosto che un cambio di tendenza perché il cammino delle donne verso la parità fra i generi è un fenomeno globale anche quando si sviluppa in modo asimmetrico come in Italia.
La pioniera nel ruolo di direttore tecnico donna in una grande maison di Champagne è Monique Charpentier nel 2000 da Mercier. Un anno dopo Isabelle Tellier divenne direttore tecnico di De Venoge e del marchio Tsarine. Nel 2005, anche Sandrine Logette-Jardin prese lo scettro di Duval-Leroy.
In anni recenti la squadra femminile è diventata molto più numerosa.

Perrier-Jouët quelli che trasformarono brutal in brut

Facciamo una piccola pazzia: beviamoci un Perrier-Jouët Belle Epoque Blanc de Blancs 2002 e gustiamo un mito sensuale e senza tempo

Perrier-Jouët Belle Epoque Blanc de Blancs 2

Perrier-Jouët Belle Epoque Blanc de Blancs 2

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Io e mio marito Carlo Gardini amiamo pasteggiare con le bollicine. Tutti i pretesti sono buoni: il caldo d’estate, i tartufi in autunno ( la fattoria del Colle ha 5 riserve tartufigene), il bisogno di variare dopo l’assaggio di tanti vini rossi. Il Perrier Jouet non è fra i miei preferiti perché io detesto il liberty e la bottiglia di questo Champagne mi è sempre sembrata orrenda. Ma ho scoperto che il contenuto non è niente male, anzi devo ammettere che mi affascina profondamente.
Per questo l’articolo di Caroline Henry su Wine Searcher mi ha attratto subito: Le 10 cose che ogni wine lovers dovrebbe sapere su Perrier-Jouët.
Alcune di queste dieci sembrano fiabe. Prima di tutto la storia: Pierre Nicolas Perrier e Rose Adelaïde (Adèle) Jouët si sposano nel 1810. Lui vende tappi e lei ha 19 anni ed è figlia di un produttore di Calvados. Un anno dopo fondano la loro cantina Perrier-Jouët e tre anni dopo comprano il grande edificio dove si trova, ancora oggi, la direzione aziendale.

                                                                       
Cinelli Colombini
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