Biologico, biodinamico e naturale

Biologico Biodinamico, Naturale Enoteca AssoVino

Biologico, biodinamico e naturale

Con l’aiuto di Alberto dell’Enoteca AssoVino cerchiamo di capire le differenze fra vini convenzionali, biologici, biodinamici e naturali

Biologico Biodinamico, Naturale Enoteca AssoVino

Biologico Biodinamico, Naturale Enoteca AssoVino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, Brunello
Leggendo gli schemi sembra tutto facile ma in realtà regna la confusione e la polemica.
Lo scontro maggiore è fra i sostenitori del bio-biodinamico-naturale anche in presenza di evidenti difetti nel vino, come il sentore di “merdina” e quelli che rifiutano in blocco tutto il comparto proprio a causa delle bottiglie con queste puzze schifosette.
Poi ci sono gli scettici che si chiedono se la pretesa naturalezza senza certificazioni è vera oppure no. Infatti l’unica tipologia normata è il biologico che, dal 2012,

Vini veri

Evento Vini veri

richiede controlli e un organismo certificatore che rilascia la famosa foglia verde fatta di stelline. Se però andiamo a vedere i prodotti ammessi nella produzione del vino biologico scopriamo che la lista è poco più breve di quella del vino convenzionale. E’ pur vero tuttavia, che nei vigneti biologici sparisce la chimica di sintesi, diserbanti compresi, con un enorme vantaggio per l’ambiente e per le persone che vivono nei distretti del vino. Per capire la grandissima differenza fra l’agricoltura convenzionale e il biologico basta vedere il programma di France 2 sugli effetti dell’inquinamento da fitofarmaci sui bambini di Bordeaux che hanno il 20% di probabilità in più di ammalarsi di cancro rispetto ai coetanei del resto del Paese.

Claude Bourguingnon

Claude Bourguingnon

La coltivazione biologica porta enormi vantaggi all’uva come ha dimostrato l’annata 2014 in cui solo chi, come noi, aveva vigneti organici ha portato in cantina dei grappoli maturi e sani. Meno facile il biologico in cantina se la produzione è incentrata sui rossi da lungo invecchiamento perché le limitazioni sull’uso dell’anidride solforosa sono un reale problema. Sono in corso sperimentazioni sulla produzione di vini senza solforosa e Riccardo Cotarella sembra quello più deciso a raggiungere l’obiettivo.
Il biodinamico aggiunge alle norme biologiche l’influenza delle fasi lunari (Rudolf Steiner) e della posizione dei pianeti, limita l’uso dei trattori e pone una grande attenzione alla biodiversità. Infatti sono banditi i lieviti industriali, una pratica questa, di grande importanza per il mantenimento della tipicità dei vini. Anch’io sono favorevole al ritorno ai lieviti autoctoni ed ho collaborato con Enobiotech per

Michel Chapoutier Ermitage

Michel Chapoutier Ermitage

l’individuazione di ceppi di Montalcino che spero verranno messi a disposizione di tutte le cantine la prossima vendemmia.
<<Il ritorno a un’agricoltura senza chimica richiede un percorso lungo>> mi disse qualche mese fa, il celebre agronomo Claude Bourguingnon guru della viticultura senza chimica. L’errore è infatti pensare che sia possibile passare da una coltivazione convenzionale a una biodinamica senza prima aver ricostruito le originarie difese delle piante, senza cioè aver riportato la natura al suo equilibrio che prevede la presenza di ragnetti e di predatori, di piccoli insetti che mangiano i moscerini…
Al di là della difficoltà oggettive, è evidente che bisogna cercare un equilibrio naturale nei vigneti perché questo crea qualità nell’ambiente e anche nell’uva. L’esempio da seguire è Chapoutier Ermitage nella valle del Rodano dove la produzione del vino segue un criterio di rispetto assoluto della natura dal 1808. I vini hanno una qualità monumentale e anche dei prezzi monumentali.
Il problema maggiore della coltivazione biodinamica è quello di non avere certificazione anche se la società Demeter ha proposto un protocollo che tuttavia non è legalmente riconosciuto.
I produttori di vini naturali hanno ancora meno regole anzi rifuggono da burocrazia e certificati: praticamente lasciano fare alla natura. Più che una teoria agronomica è una filosofia. Ci sono due associazioni VinNatur e ViniVeri che propongono protocolli con il divieto dell’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, divieto dell’uso di lieviti selezionati, additivi chimici e limitato uso di CO2 tuttavia alla fine ogni produttore segue la sua sensibilità.
Spero di avervi dato qualche spunto di riflessione e ringrazio Alberto dell’Enoteca AssoVino per avermi aiutato a approfondire questo affascinante ma ingarbugliato argomento

wine-destination

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