Brunello vendemmia al via

Vendemmia-Montalcino-Casato-Prime-Donne

Brunello vendemmia al via

Poca uva ma perfetta. Da noi il primo semestre 2016 è stato il più piovoso da un secolo: niente stress idrico alle viti ma pochi grappoli

Vendemmia-Montalcino-Casato-Prime-Donne

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Di Donatella Cinelli Colombini

Contando 60 giorni dall’invaiatura possiamo prevedere la vendemmia del Casato Prime Donne a Montalcino  e alla Fattoria del Colle nella Doc Orcia fra il 20 settembre e i primi di ottobre. La qualità del vino si forma fra agosto e settembre ora servono giornate assolate, notti fresche e soprattutto nessuna grossa perturbazione perché il 2016, in molti vigneti italiani, verrà ricordato come quello della grandine. Soprattutto di luglio ci sono stati temporali catastrofici.

COSA E’ CAMBIATO NEGLI ULTIMI VENT’ANNI

Cenerentola-Doc-Orcia-Fattoria-del-colle-Leslie-Brienza

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Cioè le diversità da prima del global warming? La cosa più eclatante riguarda il grado alcolico: prima era un problema arrivare sopra il 12 % oggi è un problema stare sotto il 14%. Ricordate la famosa questione dello zuccheraggio e dei controlli nelle cantine per impedire l’aggiunta del saccarosio a mosti troppo bassi di gradazione? Negli anni ’80 era la voce principale delle sofisticazioni. Adesso invece i vignaioli studiamo tutti i sistemi per impedire una maturazione “tecnologica” troppo veloce e troppo intensa dell’uva. Infatti le temperature dell’atmosfera terrestre più alte di oltre 2°C rispetto al Novecento, hanno prodotto tre effetti principali: il ciclo vegetativo della vite inizia in anticipo, le piogge “tipo cascata” in molte annate fanno soffrire la sete alle viti

vendemmia-1898-Museo-del-Brunello-Montalcino

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perché non idratano i suoli, la maturazione dell’uva sembra la corsa dei 100 m piani di zuccheri e acidi mentre i polifenoli hanno il passo dei marciatori e spesso, il giorno della vendemmia non sono ancora al traguardo. Per chi vuole produrre vini eleganti e adatti per il lungo invecchiamento, come me, questa è diventata la vera sfida: ridurre e rallentare l’accumulo degli zuccheri. La prima cosa da fare è togliere la chimica dai vigneti e tornare ai metodi di coltivazione dei nonni: tanta zappa e niente diserbo, tanto lavoro manuale e nessun uso di antiparassitari sistemici … logiche a cui hanno dato un grande contributo Simonit e Sirch insegnando dei sistemi di potatura che preservano il sistema linfatico delle viti. Rappresentano una nuova generazione di vignaioli e finalmente sono protagonisti di un Master nella più importante facoltà di enologia del mondo, quella di Bordeaux.
Alle mie vigne di Brunello il global warming ha regalato un potenziale qualitativo strepitoso, si trovano infatti nella zona fredda di Montalcino dove un tempo l’uva stentava a raggiungere il 12,5% di alcool potenziale. Ho sempre pensato di essere una persona molto fortunata ma non pensavo di esserlo così tanto!

COME ERAVAMO
La vendemmia di una tempo era molto diversa da quella attuale. Oggi c’è la tensione delle gare olimpiche perché, anche se a distanza di migliaia di chilometri, tutti sono consapevoli di competere in una sfida mondiale, dove sbagliare significa perdere quei centesimi decisivi per i mercati che contano. Avere 97 oppure 87 centesimi è la differenza fra la finale olimpica e le gare regionali. Per questo i produttori durante la vendemmia guardano ossessivamente le previsioni del tempo e fanno chilometri nelle vigne per controllare la sanità e valutare la maturazione con l’assaggio dell’uva. La qualità del vino è tutta li, nella vigna e il segreto è preservarla con estrema cura.
Una cura che nel passato non c’era mentre c’era tanta più spensieratezza. E’ forse questa la sola cosa che rimpiango, quel clima di festa. Le prime vendemmie che ricordo a Montalcino sono di cinquant’anni fa ma somigliano a quelle medioevali. A quel tempo la zona era poverissima. Al paese si arrivava solo con le strade a sterro e moltissime case erano senza acqua, luce e bagno. Le vigne erano soprattutto promiscue con filari sostenuti da alberi e divisi da campicelli di grano. Le viti avevano tronchi enormi e si allungavano come liane. L’uva arrivava in cantina sui carri trainati da coppie di vacche chianine docili e imponenti con il loro mantello bianco. Veniva ammostata durante il trasporto dentro i bigonci, sorta di contenitori troncoconici di legno che rimanevano poi per giorni e giorni l’attrazione di moscerini. I tini erano di legno di castagno, piccoli e aperti. Non ho mai visto contadini con i piedi nel tino, tipo “Il profumo del mosto selvatico” ma ricordo i bastoni per sommergere le bucce dell’uva che formavano il cappello del mosto. Ricordo le galline che ondeggiavano e poi cadevano a terra ubriache dopo aver mangiato della vinaccia. Ricordo i mal di pancia di noi bambini dopo aver bevuto il mosto. Ricordo i profumi che salivano in casa perché le cantine erano sotto le abitazioni. Un mondo fatto di cose semplici che è cambiato velocemente. Già negli anni Ottanta l’uva arrivava in cantina con le cassette di plastica e i carri erano trainati dai trattori. I tini erano di cemento e le botti di rovere, provenienti dall’Italia del Nord, sostituivano quelle dei bottai locali. Erano gli anni dell’innamoramento per il progresso inteso come allontanamento dalla natura. Oggi assistiamo a un processo inverso che in certi casi assume la forma dell’integralismo, del tipo <<non userò mai prodotti chimici preferisco perdere il raccolto>>.

COME SAREMO NEL FUTURO
Quello a cui, a mio avviso, bisogna arrivare è un rapporto di armonia nella nostra vita come nel vigneto. Se riduciamo il rischio malattie mangiando cose sane e praticando sport dobbiamo fare lo stesso con le viti. Io non prendo medicine ma ho dovuto usare gli antibiotici per guarire dalla polmonite e ho preso il calcio quando mi sono rotta la vertebra. L’essenziale è non abusare, non usare la chimica per ridurre i costi o per ottenere dei risultati diversi da quelli naturali.
Il nostro obiettivo deve essere l’equilibrio perfetto, una forma di amore, che da sempre buoni frutti.