La fillossera torna a fare paura

Fillossera della vite

La fillossera torna a fare paura

Le estati più lunghe e calde, gli inverni tiepidi e il biologico hanno fatto aumentare la fillossera e il processo di selezione ha favorito gli insetti più aggressivi

Di Donatella Cinelli Colombini

Fillossera della vite

Fillossera della vite

Paradossalmente la diffusione dell’agricoltura biologica ha favorito <<l’aumento della fauna pedologica>> cioè dei fitofagi come la fillossera Daktulosphaira vitifoliae . L’agricoltura più rispettosa dell’ambiente << laddove non esistano gli antagonisti naturali, come nel caso della fillossera, può creare squilibri>> spiega Astrid Formeck responsabile dei ricercatori che studiano la fillossera all’Università di Vienna.
A Montalcino abbiamo notato le foglie con galle di fillossera nei vigneti. Fino all’anno scorso nella zona Ovest e ora nella zona Nord.
In Europa, al momento il terribile fitofago produce danni alle foglie in cui si formano galle tondeggianti dove le femmine depongono fino a 500 uova per volta. Favorita da un clima caldo umido, come negli ultimi tre anni, la fillossera si riproduce a dismisura infestando interi distretti viticoli. Da qui l’allarme e il tentativo di contenere il numero degli insetti. Si tratta della sola cosa che gli agricoltori possono fare, contenere la popolazione di fitofagi usando estratti vegetali, mentre non possono affrontare il problema più grosso. Il timore vero è infatti, quello di una possibile mutazione del pestilenziale fitofago e che i “mutanti” riescano ad attaccare le radici americane delle viti facendo morire le piante come avvenne con quelle “a piede franco” cioè con impianto radicale europeo, un secolo e mezzo fa. Il variare delle condizioni climatiche avvenuto negli ultimi anni potrebbe infatti favorire un simile processo.

Fillossera della vite

Fillossera della vite

Per capire la dimensione di questo rischio è giusto ricordare che la fillossera, proveniente dall’America, si diffuse prima in Francia e poi nel resto d’Europa alla metà dell’Ottocento producendo la morte di tutti i vigneti. Il patrimonio viticolo europeo fu ricostituito usando radici di piante americane resistenti alla fillossera. Possiamo quindi supporre che i terreni vitati italiani, dove il fitofago vive gran parte dell’anno nascosto sotto terra, siano irrimediabilmente infestati da questo terribile insetto. Per fortuna il porta innesto, cioè le radici americane su cui sono innestate le varietà europee (Sangiovese, Nebbiolo, Falerno, Merlot, Cabernet ….) resistono ai morsi della fillossera che si nutre di linfa. La puntura dell’insetto produce lesioni che compromettono la funzionalità delle radici facendo impedire l’assorbimento di acqua e sostanze nutritive. Le viti americane convivono da epoca immemorabile con la fillossera e questo ha prodotto una naturale selezione delle varietà resistenti. Ma cosa succederà se avverrà una mutazione e il nuovo fitofago riuscirà a mordere anche le radici americane?
Secondo Astrid Forneck ogni popolazione di fillossera deve essere descritta geneticamente, con l’analisi del Dna. Va inoltre osservato quanto e come ogni ceppo di fillossera aggredisce le diverse varietà di vite. La tipizzazione serve per ottimizzare la selezione dei portainnesto e l’individazione del gene che rende alcune radici resistenti al terribile insetto.
Va ricordato che il numero dei portinnesti resistenti attualmente in uso è molto ristretto, sono soprattutto ibridi di Vitis berlandieri e Vitis riparia.
Peter Schwappach dell’Istituto bavarese per la viticoltura, in Germania che ha esaminato i vigneti intorno al lago di Garda in cui è presente la fillossera lancia l’allarme <<qualora la tolleranza dei portinnesti attualmente in uso dovesse venire meno, cosa che peraltro in alcuni luoghi è già accaduta, sarebbe molto difficile trovare in breve tempo nuove varietà con le stesse performance>>. Bisogna studiare subito delle soluzioni prima che il problema si presenti.

Ciclo Fillossera

Ciclo Fillossera

Il ciclo biologico della fillossera è particolarmente complicato e poco conosciuto. Si compone di una fase fogliare e un ciclo radicicolo. Secondo Nathalie Ollat, genetista specializzata nei portinnesti della vite e Louis Bordenave, responsabile dei test di valutazione della fillossera presso l’Inra francese, fino ad oggi, infatti, a colpire la radice dei portainnesti americani, era soprattutto la generazione radicicola svernante, operante un paraciclo, tendenzialmente meno propensa a mutare. Invece la fillossera nel ciclo fogliare, riproducendosi più volte nel corso dell’estate avrebbe molte più probabilità di incrociarsi con altre sub specie dello stesso insetto dando vita a incroci più aggressivi e pericolosi per le radici. Per questo è particolarmente importante monitorare e contenere la popolazione di fitofagi anche nella fase fogliare.
Da qui la decisione di riprendere a pieno la sperimentazione presa nel 2013 durante il sesto simposio mondiale che si è svolto in Francia. All’Institut des Sciences de la Vigne et du Vin (ISVV) di Villenave d’Ornon, nei pressi di Bordeaux.
Oltre allo studio dei portinnesti vengono perseguite altre possibili studiando gli antagonisti biologici (come il predatore del ragnetto giallo). I tentativi sono vari: l’ interazione tra fillossera e batteri (Università di Vienna), tra fillossera e nematodi (Inra, Francia) e tra fillossera e funghi (Università della Pannonia, Ungheria).