La guerra della Gran Selezione

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La guerra della Gran Selezione

Il Consorzio Chianti approva la Gran Selezione e il consorzio Chianti Classico, che ha creato questa tipologia nel 2014 si arrabbia

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di Donatella Cinelli Colombini

Premetto di avere vigneti di Chianti sia alla Fattoria del Colle di Trequanda che al Casato Prime Donne di Montalcino. Sono quindi parte in causa nella vertenza “Gran selezione” con un evidente vantaggio a produrre questa tipologia premium con le mie uve.

GRAN SELEZIONE DEL CHIANTI CLASSICO DAL 2014  TOP DELLA PIRAMIDE QUALITATIVA

Mettendo da parte l’interesse personale provo a guardare con obiettività tutta la vicenda constatando quando possa essere  rischiosa  e per alcuni aspetti controproducente  per il vino toscano, che sta attraversando un periodo complicato con vendite in calo e export in affanno.
Da anni assisto con dispiacere alle difficoltà di dialogo fra i consorzi del Chianti e del Chianti Classico. Speravo che con la costituzione del consorzio IGT Toscana guidato dal bravissimo Cesare Cecchi e dall’altrettanto capace direttore Campatelli, i motivi di frizione fossero superati. Tutti i consorzi toscani sono riunti in AVITO e hanno anche un organismo con cui organizzano collettivamente la partecipazione a Prowein.

Castello di Ama Chianti Classico San Lorenzo Gran Selezione

Castello di Ama Chianti Classico San Lorenzo Gran Selezione

GRAN SELEZIONE DEL CHIANTI  UN PROGETTO DI CUI SI PARLA DA MESI

Per questo rimasi sbalordita, in occasione dello scorso Vinitaly, nel sentire le voci relative alla creazione di una tipologia Gran Selezione per il Chianti.
Ne parlai con il Presidente del Chianti Giovanni Busi invitandolo a riflettere sui possibili effetti di una simile iniziativa. Lo dissi anche alla direttrice del Chianti Classico Avvocato Carlotta Gori suggerendole di negoziare preventivamente una soluzione condivisa.
Invece le cose sono andate avanti e l’assemblea del Consorzio Chianti ha approvato con il 96% di voti favorevoli, la modifica del disciplinare con l’introduzione della Gran Selezione.
La reazione dei vicini del Chianti Classico è arrivata ai giornali subito dopo e il Presidente Giovanni Manetti, celebre e ottimo produttore di Fontodi ha scritto <<Siamo profondamente rammaricati che le scelte proposte del Consorzio Chianti siano tutte rivolte soltanto a riproporre strategie di valorizzazione già messe in campo dal vino Chianti Classico: la Gran Selezione, peraltro con caratteristiche identiche a quelle della Gran Selezione Chianti Classico, come il grado alcolico (13%), i tempi di invecchiamento (30 mesi), il divieto di uso del fiasco e la certificazione obbligatoria per le transazioni di sfuso>>.
La cosa più preoccupate arriva in fondo alla dichiarazione di Giovanni Manetti << Faremo netta opposizione alla proposta di Chianti Gran Selezione in tutte le sedi istituzionali>>.

Solo poco più tardi viene sfoderata la strategia di difesa della Gran Selezione che è considerata come un bene su cui il Gallo Nero ha investito e che vuole tutelare: il marchio è stato registrato in Italia e nei principali mercati nel 2013. Resta da chiarire la legittimità di una simile registrazione visto che il Testo Unico del vino l’autorizza su tutte le denominazioni italiane, ma le vertenze legali vanno avanti per decenni e quindi, in pratica, vendere una bottiglia di Chianti Gran Selezione sarà impossibile. 

Chianti-Classico-Presidente-Sergio-Zingarelli

Chianti-Classico-Sergio-Zingarelli-presenta -il-restyling

LA GRAN SELEZIONE DELLA DISCORDIA FRA CHIANTI E CHIANTI CLASSICO

Quindi la zona nobile del Chianti sfodera le armi pronta a difendere una tipologia creata nel 2014 dopo due anni di lavoro e il restyling del marchio. Una strategia audace su cui consorzio e cantine hanno investito soldi e tempo coinvolgendo 136 cantine, ottenendo buoni frutti. Un rinnovamento stilistico e un deciso innalzamento qualitativo della “piramide” Chianti Classico, un effetto tonico sui prezzi e sull’immagine.
Si tratta di qualcosa di positivo per tutto il vino toscano che ha nei vini Brunello, Bolgheri e Chianti Classico i suoi locomotori, quelli che aprono le rotte commerciali e le carte dei vini dei ristoranti di lusso di tutto il mondo.

I VANTAGGI PER IL CHIANTI

Presumo che il progetto di usare la Gran Selezione anche per il Chianti avesse come obiettivo di ottenere una spinta verso l’eccellenza simile a quella del Classico.
Ma in questo piano lodevole va considerato un probabile, anzi molto probabile effetto negativo: che i consumatori si confondano.
Se andate all’estero vi accorgerete che,  in altri continenti escludendo pochi super esperti, tutti gli altri acquirenti, persino gli addetti ai lavori scambiano le due denominazioni specialmente nella tipologia Chianti Superiore che ha un livello qualitativo e un nome capace di confondere anche gli esperti.

GLI SVANTAGGI PER IL CHIANTI CLASSICO

Persino i miei importatori, in alcuni casi, hanno preso uno per l’altro. Il mondo è grande i vini sono tantissimi e ricordarseli tutti è difficile.
Chianti Classico 37 milioni di bottiglie all’anno da una superficie di vigneto di 7.500 ettari Chianti oltre 100 milioni di bottiglie da 19.500 ettari di vigna. Il Chianti non è una denominazione piccolissima come potrebbe essere l’Orcia per il Brunello.
Il Chianti ha un volume di produzione che la rende ben visibile a livello planetario causando la stessa confusione che affligge il Nobile di Montepulciano rispetto al Montepulciano d’Abruzzo. Il primo è più prestigioso e caro ma il secondo ha volumi enormemente superiori e un prezzo medio decisamente più basso per cui le due denominazioni con nome simile tendono a confondersi e a omogeneizzarsi nel valore e nella percezione.
In queste condizioni perché aumentare la probabilità di confondere Chianti e Chianti Classico? Non sarebbe meglio inventare un brand nuovo e distintivo: “Cru-di-vigna”per esempio, come chiede il Chianti Rufina, insistendo, giustamente, sulla necessità di distinguere le produzioni industriali da quelle agricole?

Non è forse proprio questa la vera origine dei problemi commerciali del Chianti? La necessità di ripartire dalla qualificazione del vigneto e dell’uva che è fattibile solo con una maggior remunerazione e una netta distinzione fra il vino, che nasce nella stessa azienda, da quello vinificato o solo confezionato da grani imprese vinicole che commercializzano in tutto il mondo?
Vedremo come andrà a finire ma una cosa è certa: se la modifica del disciplinare verrà approvata a Roma e a Bruxelles e soprattutto nei tribunali, produrrò anch’io la Gran Selezione di Chianti perché le mie vigne, accanto a quelle del Brunello, producono dello splendido Sangiovese che tirerà la coda agli amici del Chianti Classico. Sorry

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