Minielicotteri per fare il chek up alle vigne 

Droni nei vigneti

Minielicotteri per fare il chek up alle vigne 

Droni con nasi elettronici svolazzeranno fra i filari mandando notizie sulla maturazione dell’uva e soprattutto la data esatta della vendemmia

Droni nei vigneti

Droni nei vigneti

Di Donatella Cinelli Colombini

Era il 2006, in Sud Africa alcune cantine mi fecero vedere come valutavano lo stress idrico nei vigneti usando i satelliti. Io alzai le spalle, a quell’epoca l’irrigazione nei vigneti di Brunello era proibita e lo stato italiano, senza le miniere sudafricane, non avrebbe mai avuto le risorse per darci un accesso gratuito ai satelliti. <<Tutte a loro le fortune!>> pensai rassegnata. Ma è arrivata un’alterativa più risparmiosa e vicina alle piante per cui decisamente più precisa: i droni, minielicotteri senza pilota che si pilotano da terra e sono talmente piccoli da poter svolazzare fra i filari. E’ davanti a noi una viticultura di precisione che ci farà fare un salto in avanti verso la difesa dell’ambiente e la qualità delle uve. In Spagna utilizzano telecamere termiche e multispettrali dei droni. L’immagine

Agricoltura: drone con fotocamera per controllare dall'alto vigneti e meleti del Trentino

Agricoltura: drone con fotocamera per controllare dall’alto vigneti e meleti del Trentino

elettronica (spettrografica) del vigneto arriva sul telefonino colorata come un quadro astratto ma, usando le tabelle, rivela lo stress idrico, il contenuto di clorofilla e persino quello di antociani. Insomma guida la mano dei vignaioli e fa ridurre drasticamente l’uso degli antiparassitari perché controlla lo stato di salute quasi pianta per pianta.

Un drone equipaggiato costa circa 50.000€ percorre un ettaro e mezzo di vigneto in 4 minuti in una settima può pare il chek up a 120 ettari di vigneto, dicono i tecnici francesi.

drone per vigneto a Montalcino

drone per vigneto a Montalcino

I droni per le vigne cominciano a diffondersi anche da noi e all’Università della Tuscia ci sono persino i corsi per guidarli, così oltre agli enologi volanti avremo gli agronomi elicotteristi. L’ateneo in cui insegna il presidente degli enologi mondiali Riccardo Cotarella è il 4° in Italia per pratiche innovative. E’ qui che Giuseppe Scarascia Munguza professore di Ecologia Forestale sta testano droni attrezzati con sensori termici, infrarossi, iperspettrali e microlidar per creare una sorta di naso elettronico capace di stabilire la maturazione delle uve e i componenti aromatici fissando il giorno esatto in cui vendemmiare per ottenere la massima ricchezza aromatica nel futuro vino.
Non più un sogno impossibile dunque ma un futuro probabile con meno chimica e più qualità.