Campagna: rilassante solo per i turisti

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Campagna: rilassante solo per i turisti

La quiete della campagna è un privilegio concesso solo a chi è in vacanza mentre residenti e imprese devono correre più che in città e nei distretti industriali

Testimonianza di Donatella Cinelli Colombini, signora di campagna in Toscana

C’era una volta la quiete della campagna. E c’è ancora per i turisti, ma per chi abita o lavora nei distretti turistici la vita è tutt’altro che rilassante. C’è tutto, ma lo devi cercare o costruire; inoltre il livello è molto diseguale: ci sono eccellenze e abissi. In città tecnici e forniture hanno uno standard medio/buono: in campagna trovi il falegname quasi artista, il capomastro che capisce le necessità delle costruzioni antiche meglio di un ingegnere ma …. Non riesci a far funzionare il WiFi. .
A questo si aggiungono le lentezze burocratiche perché ogni richiesta è la prima del suo tipo e richiede moltissimo tempo agli uffici pubblici che devono capire come

svilupparla. Quando arrivi in fondo ti senti un eroe, ma intanto hai perso tempo e soldi per scavare un pozzo perché non hai l’acqua potabile, messo l’antenna sul tetto perché i fili del telefono funzionano solo se non piove, creato l’impianto di disinquinamento delle acque di scarico perché non c’è la fogna, sistemato la strada comunale perché altrimenti distruggeresti la macchina … Poi ci sono le distanze: devi prendere l’auto per fare qualunque cosa visto che il servizio pubblico c’è solo per i bambini che vanno a scuola.
Insomma la quiete di cui godono i turisti in campagna e che sembra durare da secoli, è invece una conquista recente costruita pezzo per pezzo in modo artigianale e spesso, faticosissimo. Per questo l’abitudine della gente di città di piombare in casa degli amici di campagna pensando di “sollevarli dalla noia di una vita troppo tranquilla” manda quasi in bestia. Sì, perché loro non si sognerebbero mai di suonare il campanello di un amico nel centro di

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Milano, Roma o Firenze aspettandosi di essere ricevuti senza preavviso, e soprattutto non si aspetterebbero di essere inviati a pranzo arrivando un quarto alle una. Invece in campagna si.
Alla base di questi comportamenti c’è un mix di ricordi bucolici che poco si adattano ai ritmi veri della vita in campagna. Il risultato è che il poco tempo libero di noi contadini moderni indaffaratissimi sparisce del tutto. E tu che avresti voluto andare in città per vedere qualche vetrina ti trovi ad affettare il prosciutto per gli amici.
Ma c’è un rovescio della medaglia: il privilegio di abitare a contatto della natura, di godere dei panorami meravigliosi, del silenzio, dello spazio, della genuinità km 0, di relazioni umane più serene e legate a un senso di comunità che in città è molto più rarefatto. Per questo non cambierei la mia scelta di vivere in campagna anche se chiedo a tutti gli amici di telefonare prima e non piombarmi in casa all’improvviso.

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