La Cina è vicina. E’ arrivato il momento di buttarsi
Ecco i vini italiani locomotiva: Tignanello Antinori, Chianti Rufina Frescobaldi, Brunello Banfi, Ferrari, Prosecco Bisol, Amarone Masi, Barolo Fontanafredda
Di Donatella Cinelli Colombini
Debra Meiburg e Giovanni Ascione di Bibenda ci spiegano come, quando e perché le cantine possono dare l’assalto alla Cina.
Debra Meiburg, californiana di nascita, Master of Wine dal 2008, vive da 25 anni a Hong Kong dove è sicuramente la persona più influente nel vino. Ho conosciuto Debra due anni fa a Verona quando abbiamo

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ricevuto insieme il Premio Internazionale Vinitaly. La sua intervista al “Corriere vinicolo” vale oro. E’ arrivato il momento di buttarsi perché, dopo aver comprato Bordeaux sperando di speculare, i cinesi si guardano intorno piuttosto disamorati dagli chateaux francesi.
I cinesi non bevono vino a casa e non lo abbinano volentieri alla loro cucina. Comprano le bottiglie on line e le portano al ristorante italiano, spagnolo o messicano dove vanno a cena una volta la settimana. Per questo, vendere vino di lusso ai ristoranti è inutile a meno che non siano stellati. Gli importatori vendono il 37% ai privati, quasi altrettanto all’horeca e solo una piccola quota alla grande distribuzione dove vengono acquistate solo le bottiglie destinate ai regali. In questo momento i clienti cinesi guardano con interesse al Barolo, ai Supertuscan e all’Amarone. Hanno smesso di collezionare e cominciano a bere.
Ma come entrare nel gigante asiatico dopo anni di tentativi infruttuosi? Moda, cibo e giovinezza. Queste le armi vincenti. Debra Meiburg racconta di 5 giovani produttori del Douro che hanno sfondato presentandosi come una boy band. Ovviamente non basta, è indispensabile pensare a un’azione istituzionale sui sommelier italiani o cinesi formati sui vini italiani. Così come è auspicabile l’organizzazione di incoming per operatori e giornalisti evitiamo gli errori del passato come far mangiare ai cinesi cibi italiani tutti i giorni oppure invitarli da soli. Loro preferiscono viaggiare in gruppo perché sono più a loro agio e hanno bisogno di cucina cinese almeno in alcuni pasti per cui costringerli al tour de force delle cantine con continue abbuffate di pasta e carne non è affatto una buona tattica. Ultimo ma più importante consiglio, bisogna unire al vino la moda, il cibo e i monumenti.
Alle parole di Debra Meiburg aggiungo, quasi come un rafforzativo, quelle di Giovanni Ascione pubblicate su “Bibenda”
di giugno. <<Ad Hong Kong la qualità della vita è un must …con una serie di status symbol ben precisi, in vetta ai quali vi sono il cibo e il vino>>. Su questo fronte le danze cominciarono nel 2007 con il dimezzamento delle tasse di importazione a cui, poco dopo, seguì la loro soppressione. L’inesistenza delle licenze di importazione ha fatto il resto: tutti hanno iniziato fiorenti attività di import enoico. <<Nella Cina continentale, si vendono solo due tipi di vini, quelli che costano molto poco e che riescono così ad integrarsi al crescente fiume di produzione nazionale, e quelli che costano tantissimo e che possono passare per vini rari da veri ricchi >>. Certo il vento sta progressivamente cambiando e oltre agli straforti bordolesi, ai vini del continente australe vissuti quasi come prodotti domestici e ai vitigni internazionali più facili da vendere in un mondo dove il tempo è denaro …. iniziano a <<proliferare piccoli e aggressivi importatori interessati a fare affari con i nostri vini>>. Ma attenzione << le acidità continuano ad essere un freno, i tannini pure, mentre la vaniglia e il frutto scuro non fanno ancora scandalizzare … sembra di guardare un album di qualche anno fa>>. Nel suo piccolo territorio Hong Kong riceve
55 milioni di turisti, più dell’Italia intera. Ha 700 ristoranti italiani fra cui quelli degli alberghi più lussuosi ma un solo stellato tricolore.
Chi sono le cantine italiane trainanti? Quelle con il brand ambassador residente in zona? Ecco i nomi dei vini locomotiva: Tignanello Antinori, Chianti Rufina Castello di Nipozzano Frescobaldi, Brunello Banfi, Trento Brut Ferrari, Prosecco Doc Bisol, Amarone Masi, Barolo Fontanafredda, Pinot Grigio Santa Margherita, Moscato d’asti la Spineta, Passito di Pantelleria Ben Ryé Donnafugata.










