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ROSATI UNA CATEGORIA CON TANTE DIFFERENZE

IL TERZO COLORE DEL VINO CRESCE PIANO MA CRESCE E SI DIVERSIFICA IN TANTE TONALITA’ TANTE INTERNSITA’ E TANTI CARATTERI DIVENTANDO MOLTO VERSATILE NEGLI ABBINAMENTI

Toscana-Rosato-Rosa di Tetto-Fattoria del Colle-Trequanda

Toscana-Rosato-Rosa di Tetto-Fattoria del Colle-Trequanda

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

E’ curioso notare come fra i vini rossi e i vini bianchi ci siano migliaia di tipologie diverse e questo venga considerato una ricchezza mentre nei rosati la crescita dei distinguo sia vissuto quasi come un problema, qualcosa che complica le cose e sconcerta.
Ecco che la prestigiosa rivista Falstaff inizia il suo articolo sui rosati con la frase <<Color pastello, buccia di cipolla, rosa corallo, arancio salmone, rosso mattone. La gamma dei colori del rosè è ricca di sfumature quanto i loro stili>>.

I PANNELLI SOLARI NEI VIGNETI

IL PROFESSOR STEFANO PONI DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DI PIACENZA SPERIMENTA PANNELLI SOLARI SOPRA I VIGNATI. ALTRI IMPIANTI DAI MURATORI E DA CAVIRO

agrivoltaico sui vigneti Caviro

agrivoltaico sui vigneti Caviro

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle, Casato Prime Donne 

Il progetto mira a verificare la qualità delle uve nate sotto i pannelli solari installati nelle vigne. Protagonista il Professor Stefano Poni dell’Università Cattolica di Piacenza che l’ha raccontato a Giulio Somma e Flavia Rendina del Corriere Vinicolo.
Le prospettive sembrano ottime: nessun danno alla qualità e quantità delle uve, ottimo risparmio in bolletta e minimo danno paesaggistico. Insieme alle sperimentazioni del Professor Poni ci sono le testimonianze di due aziende che stanno già usando l’agrivoltaico sul vigneto : Muratori è la prima e Caviro la più grande.

VANTAGGI E PROBLEMI DEI PANNELLI SOLARI NELLE CAMPAGNE

Il fotovoltaico ha luci e ombra: il blackout stagnolo da un lato e dall’altro i continui appelli del settore produttivo per il caro bollette che strozza imprese e famiglie. Poi c’è il problema dell’impatto ambientale di colline coperte da pannelli solari che hanno scatenato le ire di comuni e regioni preoccupate per l’integrità del paesaggio in relazione al probabile impatto sul turismo.

LE DONNE DEL VINO E CODICE DELLA STRADA

INTERVISTA A DONATELLA CINELLI COLOMBINI DI D-NEWS INSERTO DEL CORRIERE VINICOLO DEDICATO ALLE DONNE. GLI EFFETTI DELLE NUOVE NORME DEL CODICE DELLA STRADA

Donatella Cinelli Colombini delegata delle Donne del Vino della Toscana

Donatella Cinelli Colombini delegata delle Donne del Vino della Toscana

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination, #brunellodimontalcino

Quando ero Presidente delle Donne del Vino, insieme al Direttore del Corriere Vinicolo Giulio Somma creammo un inserto dedicato all’enologia femminile. Primo periodico al mondo rivolto specificamente all’altra “metà del vino”. Da anni queste pagine sono  curate dalla bravissima Paola Bosani con l’aiuto di Somma. Oggi tornano a rivolgersi a me sugli effetti delle nuove norme del Codice della Strada sulle cantine italiane.
Qui vi riporto solo un pezzettino di questa intervista invitandovi ad andarla a leggere sul Corriere Vinicolo.

I PRIMI CONTRACCOLPI DEL NUOVO CODICE DELLA STRADA SUI CONSUMI DI VINO AL RISTORANTE

D-NEWS L’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, con sanzioni più severe per chi guida con un tasso alcolemico alto ha sollevato preoccupazioni per il possibile impatto sui consumi di vino. In che modo queste normative stanno influenzando il settore vitivinicolo e quello della ristorazione?

GLI INNOVATORI DEL VINO ITALIANO 10

ALCUNE INIZIATIVE HANNO AVUTO UN IMPATTO RILEVANTISSIMO SULLA STORIA DEL VINO ITALIANO: FORMAZIONE, STAMPA SPECIALIZZATA, GUIDE, FIERE E SOMMELIER

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-Presidente-Onorario-Antonio-Calò

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-Presidente-Onorario-Antonio-Calò

Questo gruppo di 5 innovatori riunisce in forma molto, molto, molto riassunta delle iniziative che hanno determinato radicali cambiamenti nel modo di produrre, commercializzare, consumare il vino italiano. Nell’insieme mostrano un processo virtuoso verso l’innalzamento qualitativo e il passaggio dalla vendita del vino sfuso alla commercializzazione di bottiglia con il proprio marchio. Un processo che ha fatto crescere produttori e consumatori e che ha avuto un’accelerata alla fine del Novecento con il fiorire di nuove iniziative per poi consolidarsi nella forma attuale.
Con il post numero 10 di questa serie siamo arrivati a 50 profili. Per andare avanti ho bisogno delle vostre idee e dei vostri suggerimenti e li aspetto a donatella@cinellicolombini.it.
Mi scuso per tutti quelli che avrebbero meritato di essere citati e invece non sono ricordati in questo testo ma non potevo allungare oltre questa scheda che è già molto prolissa.

LA FORMAZIONE

La formazione ha giocato un ruolo determinante nella qualificazione del vino italiano partendo dalle scuole enologiche di Conegliano (1876), Avellino (1879) e Alba (1881), con a fianco le associazioni enofile e le cattedre ambulanti.
Un’offerta formativa che si è propagata in tutta Italia, nel corso del Novecento, allungandosi poi nelle università.

IL VINO A MALTA

HO ASSISTITO DI PERSONA ALLA RINASCITA DEL VINO MALTESE E QUI VI RACCONTO QUESTA CURIOSA VICENDA AIUTANDOMI CON LE PAROLE DI MARIO FREGONI

Meridiana la rinascita del vino maltese

Meridiana la rinascita del vino maltese

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination 

Come ogni isola del Mediterraneo, anche Malta era coperta di oliveti e vigneto fino dall’epoca preistorica quando Greci, Fenici e poi Romani usavano l’isola per fare tappa con le loro navi. Le coltivazioni tradizionali continuarono nei secoli finché Malta diventò colonia britannica (1814) e a Londra decisero che doveva produrre cotone. Chi ha più di cinquant’anni ricorda come sulle tavole maltesi ci fosse il burro e non l’olio esattamente come in Inghilterra.

IL PERIODO DELLE SOFISTICAZIONI

Alla fine del Novecento i vigneti e le cantine erano in condizioni tristissime come le descrive il Professor Mario Fregoni in una relazione del 1990 commissionata dall’Ordine dei Cavalieri di Malta che volevano impiantare un vigneto nell’area dell’aeroporto costruito durante la seconda guerra mondiale. Il testo è stato recentemente pubblicato dal Corriere Vinicolo e costituisce una testimonianza davvero intrigante.

Le Donne del vino dal mondo raccontano il 2021

Donne del Vino italiane insieme alle associazioni enologiche femminili di Argentina, Australia, Austria, Francia, Georgia, Germania, Nuova Zelanda, Perù e Usa

 

vinissima -Germany- Donne-de-vino-di-tutto-il-mondo

vinissima -Germany- Donne-de-vino-di-tutto-il-mondo

di Donatella Cinelli Colombini

Il meeting online del 9 dicembre 2021, ha messo a confronto le associazioni delle donne del vino di tutto il mondo riunite nel network firmato a SIMEI 2019. Sole defezioni Cile e Croazia che, pur rientrando nel gruppo internazionale, non sono riuscite a collegarsi.

 

UN NETWORK MONDIALE DI ASSOCIAZIONI DEL VINO AL FEMMINILE

AMUVA Argentina-Donne-del-vino-di-tutto-il-mondo

AMUVA Argentina-Donne-del-vino-di-tutto-il-mondo

La comunità femminile mondiale del vino appare sempre più legata e convinta della maggior forza derivante dallo stare insieme rispetto a obiettivi comuni. Obiettivi e programmi condivisi che saranno al centro del secondo forum mondiale a Milano in occasione della fiera Simei, dal 15 al 18 novembre 2022.
Per il momento le proposte delle Donne del Vino italiane sono due: pubblicare le news delle associazioni estere nel Wine World Magazine del Corriere Vinicolo (una pagina 4 volte l’anno) che varrà mandato a 50.000 stakeholders. Condividere il tema “Donne vino e futuro” per il 2022 e celebrarlo l’8 marzo in occasione della prossima Festa delle Donna. L’idea è quella di scegliere un solo hashtag e un solo simbolo componendo una fotogallery che riunisca le donne del vino di tutto il mondo ed esprima l’orgoglio di essere protagoniste del futuro dei distretti viticoli e di tutta la società. Un’azione condivisa, molto visibile online che mostri la maggior forza derivante dall’agire insieme e di quanto questo possa incidere nella costruzione di un futuro più rispettoso dell’ambiente e del benessere delle persone.
Il confronto fra le Donne del Vino italiane e le altre associazioni estere ha mostrato anche il ruolo propulsivo della nostra che è ora arrivata a 950 membri ed è in piena attività nonostante il coronavirus. E’ infatti il Covid il protagonista dei racconti delle presidenti delle associazioni estere.

 

BIANCHI DA INVECCHIAMENTO

Le uve bianche autoctone italiane sono più adatte a trasformarsi in vini da affinamento che da pronta beva e a usare le fecce sottili a somiglianza dello Chablis

Vini-da-invecchiamento-soave-castelloti

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di Donatella Cinelli ColombiniFattoria del Colle 

Ci sono tre concetti che nella mia testolina da vignaiola ronzano come api sul miele: nel prossimo futuro bianchi, rosati e bollicine avranno un progressivo successo, nelle terre adatte ai vini rossi è possibile fare grandi bianchi ma non il contrario, gli autoctoni bianchi italiani sono più adatti a trasformarsi in vini da affinamento che da pronta beva.

Vini-da-invecchiamento-soave-degustazione

Vini-da-invecchiamento-soave-degustazione

VINI BIANCHI DA INVECCHIAMENTO ITALIANI

Tre concetti che stanno accrescendo in me l’interesse per i bianchi invecchiati.
Adoro la Vernaccia di San Gimignano affinata per anni, quella di Montenidoli, ad esempio. Ampelio Bucci mi ha fatto sognare con una verticale di Villa Bucci Riserva 2013, 2008, 2005, 1997 vintages colletions. Così come trovo intrigante il Grechetto dell’Umbria di Paolo Montioni con il suo complicato processo produttivo che scatena suggestioni minerali.

IL RUOLO DEI VITIGNI AUTOCTONI ITALIANI

Per questo l’articolo del Corriere vinicolo sui bianchi da invecchiamento ha attratto la mia curiosità e, nell’invitarvi a leggerlo, vi propongo alcuni concetti su cui riflettere. << L’Italia degli autoctoni bianchi si presterebbe molto di più a fare vini da affinamento che non da pronto consumo>> questo perché il patrimonio degli antichi vitigni del nostro Paese comprende molte varietà con bassi pH ed elevate acidità, condizioni che equivalgono a una naturale propensione a produrre vini capaci di durare nel tempo.

DAZI USA A QUALI VINI FAREBBERO PIU’ MALE

Quanto e su quali vini italiani i dazi Usa ci avrebbero potuto fare più danno? In termini percentuali sui bianchi ma il termini assoluti sui rossi DOP toscani 

Di Donatella Cinelli Colombini

dazi USA sul vino italiano

Washington Casa Bianca la minaccia dei dazi USA sul vino italiano

Sono i grandi rossi toscani Brunello, Bolgheri e Chianti Classico quelli che sarebbero usciti con le ossa rotte se Trump avesse deciso di mettere i dazi alle importazioni. Per fortuna, la mattina del 15 febbraio le cantine italiane si sono svegliate con la buona notizia: per ora niente dazi.

DAZI USA SUL VINO DA DOVE NASCONO

Un’analisi fatta dal Corriere Vinicolo disegna la geografia di quello che potrebbe essere il  disastro se i dazi, come previsto dal carosello creato da Trump, arrivassero veramente fra sei mesi.

Dopo ottobre 2019, cioè dopo l’applicazione dei dazi, i vini francesi hanno perso il 36% del loro business verso gli USA benché Champagne e grandi rossi fossero esenti dalla tassa. Un contraccolpo così enorme negli acquisti che forse l’introito dell’erario statunitense è stato persino negativo rispetto al passato. Apparentemente il vero effetto dei dazi non è stato il recupero del denaro versato al Consorzio Airbus, che secondo Trump ha messo in ginocchio Boeing (come se i 737 Boeing non fossero precipitati), ma quello di terrorizzare i governi europei e creare un autentico caos nel sistema distributivo statunitense composto da importatori, distributori e dettaglianti.

Dazi Usa e vino

Dazi USA sul vino EU e consumi nel gigante americano

COSA SUCCEDEREBBE NELLE CANTINE ITALIANE CON L’ARRIVO DEI DAZI USA

Ma vediamo cosa succederebbe in Italia se le tasse di importazione USA, fra sei mesi, arrivassero anche sulle nostre bottiglie. Gli Stati Uniti assorbono il 26% del valore dell’export del vino italiano.
Secondo il Corriere Vinicolo i vini con la maggior quota di esportazione in USA sono Marsala (60%), Bianchi DOP del Friuli Venezia Giulia (50%), Frizzanti IGT (42%) rossi toscani DOP (39%).
Seguono i vini bianchi fermi e effervescenti sia Dop che varietali e poi i rossi piemontesi DOP con il 30% del volume d’affari.

Maturazione del vino in botte, lo “stile italiano”

Con l’innalzamento delle temperature e le conseguenze in vigna e in cantina diventa urgente ripensare alle botti e allo “stile italiano” nella maturazione

 

Barriques - Antinori - cantina del Chianti Classico

Barriques – Antinori – cantina del Chianti Classico

di Donatella Cinelli Colombini

Da un’esagerazione a un’altra: dopo gli anni dei vini con troppo legno siamo passati alla moda del “no oak”. Per capire quale sia la via giusta l’Unione Italiana Vini attraverso il Corriere Vinicolo ha organizzato un’indagine e poi un convegno durante la fiera Simei di Milano.

 

GUSTO DI LEGNO MOLTI DICONO DI ODIARLO MA IN REALTA’ NON E’ VERO

Gli esiti sono stati intriganti, stimolanti e persino un po’ imbarazzanti. Infatti c’è una contraddizione di fondo: il consumatore dice di apprezzare un tipo di vino ma poi ne compra un altro. Crede di preferire i vini secchi ma poi è più contento di mettere nel bicchiere quelli con residuo zuccherino. Afferma di odiare le barriques e il vino “parkerizzato” ma poi sceglie quello con impronta di quercia a cui è abituato.
Contraddizione che, dalla mia esperienza, riguarda anche molti assaggiatori formati nell’epoca dei vini stile fine Novecento.

Non si tratta di un problema da poco soprattutto per vini con lunga maturazione in botte come il Brunello.

Botti Cantina Contucci - Montepulciano

Botti Cantina Contucci – Montepulciano

 

VITIGNO – FRUTTO E ORIGINE I DUE MACRO TRENDS ATTUALI

Partiamo dall’indagine condotta dal Master of Wine Justin Knock con interviste a enologi, produttori e distributori di tutto il mondo. Sono stati individuati due macro trends: la varietà dell’uva e l’origine geografica. Il legno è chiamato a supportare uno o entrambi questi elementi. Per i grandi vini è finita l’epoca della potenza rimpiazzata dalla ricerca di finezza e purezza. Le classiche regioni francesi continuano a usare le barriques come facevano prima di Robert Parker mentre il resto del mondo, dove i piccoli fusti si sono diffusi proprio con lo “stile Parker”, sta avvenendo il ritorno alle botti grandi.

 

Grazie Donne del Vino

Tre anni alla guida delle Donne del Vino e Donatella Cinelli Colombini tira le somme di un grande lavoro ringraziando entusiasta

Donne del vino- raccolta fondi per i pastori di Amatrice

Donne del vino- raccolta fondi per i pastori di Amatrice

La conclusione di un mandato e l’arrivo della scadenza elettorale, sono sempre appuntamenti importanti in cui fare consuntivi e ringraziamenti
L’esperienza di guidare le Donne del Vino è stata più faticosa di quanto immaginassi ma anche più entusiasmante perché ho scoperto un patrimonio di talenti, di voglia di fare e di altruismo che poche associazioni possiedono, specialmente dopo trent’anni di vita. La Donne del Vino sono 800 meravigliose persone. Negli scorsi tre anni, io ho chiesto loro un impegno e uno sforzo supplementari e i risultati sono stati straordinari. La nostra è la più grande organizzazione femminile mondiale del settore enologico, la più organizzata e la più attiva.
Nel prossimo futuro le Donne del Vino hanno nuove importanti sfide: quelle di internazionalizzarsi creando una rete mondiale basata sullo sharing e quella di accrescere le opportunità per le socie e complessivamente per l’associazione puntando sul networking cioè trasformando i rapporti in trasferimento di conoscenze, business, opportunità di stage o di lavoro ….

Donne del Vino, asta di bottiglie rare da Pia Berlucchi

Donne del Vino, asta di bottiglie rare da Pia Berlucchi

Desidero ringraziare le mie consigliere: Cristina Ascheri, Daniela Mastroberardino e Nadia Zenato vicepresidenti, Marilisa Allegrini, Valentina Argiolas, Pia Donata Berlucchi, Antonella Cantarutti, Paola Longo, Michela Marenco, Marina Ramasso, Sabrina Soloperto.
Un grazie di cuore alle Delegate regionali, specialmente quelle più attive: Angela Alliani, Alessandra Boscaini, Marianna Cardone, Renata Cellerino, Eleonora Charrere, Cristina Ciaffi, Cristiana Cirielli, Sofia Daré Biancolin, Lorella Di Porzio, Antonella D’Isanto, Lilly Ferro Fazio, Maria Giulia Frova, Carolin Martino, Antonietta Mazzeo, Elena Miano, Lucina Nicoletta Marino, Giovanna Prandini, Elisabetta Pala, Serenella Randelli, Nancy Rossi, Romina Togn, Cinzia Tosetti, Jenni Viant Gomez. Ringrazio i Probiviri Francesca Poggio, Rosangela Riccadonna, Elena Walch.

Francia e Spagna colleghi, rivali nel turismo del vino

Attenti a quei due: Francia e Spagna sono concorrenti temibili del nostro turismo del vino. In modo diverso stanno crescendo entrambe più dell’Italia

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, turismo del vino, Fattoria del Colle

In Spagna il turismo del vino è iniziato insieme al nostro intorno al 1995. Nelle prime riunioni internazionali a cui partecipavo in rappresentanza dell’Italia i francesi ci guardavano dall’alto in basso forti della Strada del vino dell’Alsazia e dei flussi verso le cave de Champagne. Loro portavano gli psicologi per progettare la comunicazione web e noi portavamo i primi ingegneri informatici. Ci sentivamo dei dilettanti. Erano gli anni in cui le cantine di Bordeaux e di Borgogna erano chiuse al pubblico perché la loro produzione era interamente commercializzata dai négociant.
Poi anche le cantine italiane e spagnole hanno cominciato a organizzarsi per accogliere i visitatori e con ottimi risultati.

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna- Cava

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna- Cava

Ecco i dati spagnoli tratti dal Corriere Vinicolo.
2,7 milioni di visitatori nelle cantine e nelle “Rutas” + 21% rispetto al 2015
54 milioni di € di fatturato enoturistico diretto + 11% rispetto al 2015
77% di turisti spagnoli 23% turisti esteri
Settembre –ottobre mesi di maggior flusso
I turisti del vino sono coppie, piccoli gruppi e famiglie. 46-65 anni, con scarsa cultura del vino, soprattutto donne. In crescita i wine tour organizzati.

Turista del vino in California? E’ donna

L’identikit del turista del vino USA vi stupirà: è donna! Ricca e coltiva la sua passione associandosi a un wine club e assaggiando almeno una volta la settimana

Turisti-del-vino-in-California-ingresso-Opus-One

Turisti-del-vino-in-California-ingresso-Opus-One

Di Donatella Cinelli Colombini, turismo del vino, Montalcino, Casato Prime Donne

43 anni, 86.00$ di reddito annuo, donna (53%) sposata (68%) laureata (58%).
Nella stragrande maggioranza dei casi vive in città o in zone limitrofe. E’ californiana (50%).
Ha grande passione per il vino e infatti è iscritta a un wine club (30%) e beve vino almeno una volta alla settimana spendendo 29 $.
Chi l’avrebbe mai detto! Eravamo così certi che il turista del vino fosse maschio da rimanere sbalorditi per una simile rivelazione. Donna, ricca, colta e bevitrice competente. Il panorama dei consumatori sta davvero cambiando!

Mondavi winery ingresso

Turismo-del-vino-in-USA-Mondavi-winery ingresso

Il profilo della turista del vino californiana scaturisce da un’indagine del 2016 su un campione di 2.000 persone effettuata dal Wine Institute in collaborazione con USDA Dipartimento USA per l’Agricoltura e reso noto in Italia dal “Corriere Vinicolo”.
Va tenuto presente che il business enotuiristico in USA è gigantesco: 7,2 miliardi di Dollari cioè più che il doppio di quello italiano. Se consideriamo che normalmente la vendemmia italiana è doppia di quella statunitense e che l’intero business del vino italiano è di circa 10 milioni di euro, c’è da mangiarsi le mani.
E sono le contee di Napa e Sonoma hanno fatturati enoturistici per oltre 3 miliardi.
Un turismo in piena espansione che nella sola Napa Valley ha ormai toccato i 3,5 milioni di visitatori.

Tini in cemento: moda o grande enologia?

Uova, tulipani, circolari … i tini in cemento piacciono a chi fa agricoltura biodinamica o biologica come me. I motivi per cui li ho scelti per il Brunello

Brunello-tinaia-Casato-Prime-Donne-programma-ponte-Ognissanti

Brunello-tinaia-Casato-Prime-Donne-programma-ponte-Ognissanti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne
Per me sono stati un colpo di fulmine e dire che non mi innamoro facilmente! Ora ho 8 piccoli tini ovali Nomblot di cemento nudo con controllo di temperatura. Il vero gioiellino è il sistema di follatura creato per me da Appiano Romano officine meccaniche. In 15 minuti sommerge dolcemente le bucce dell’uva meglio che con il comando manuale. Romano è un genio della meccanica ed ha modificato per me anche il follatore dei tini in acciaio. Stesso sistema, quasi la stessa uva e quindi possibili confronti. Nel cemento le temperature sono più stabili e il vino non subisce il così detto “effetto pila” cioè non è soggetto alle correnti elettrostatiche dei tini in acciaio. Il risultato è un vino più armonico, carattere a me particolarmente caro, con note di fruttato più integre e una più diretta manifestazione delle caratteristiche del Sangiovese. Per il terzo anno di maturazione del Brunello, nelle

Tini-in-cemento-Casato-Prime-Donne-la-reazione-di-Violante

Tini-in-cemento-Casato-Prime-Donne-la-reazione-di-Violante

annate in cui un più lungo soggiorno in botte sarebbe troppo, i tini in cemento sono il perfetto preambolo all’affinamento in bottiglia perché la loro microporosità evita l’effetto riduzione dell’acciaio. Ci credo al punto da aver comprato anche tre uova Nomblot da sei ettolitri per le piccole selezioni dei vini TOP come il Brunello IOsonoDONATELLA.
La cosa più bella è il ritorno alle origini. I nostri antenati hanno usato tini aperti in cemento per millenni: fra le tantissime testimonianze archeologiche cito la vasca da vinificazione romana nei vigneti di Villa Matilde in Campania e il tino nella cantina medioevale di Abbadia Isola in Toscana.

Come cambia la qualità del vino

Dopo 25 anni dalla svolta verso la qualità del vino, arriva un nuovo cambiamento: territorialità,  naturalezza,  diversità e capacità di emozionare

qualità del vino, emozioni uniche Ornellaia

qualità del vino, emozioni uniche Ornellaia

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Due contributi spiegano in modo diverso la rivoluzione in atto  nel concetto di qualità del vino; il primo è lindagine Censis commissionata da Ornellaia, la cantina di Bolgheri dei Marchesi dè Frescobaldi che ha sbancato le aste internazionali trascinando al successo i vini italiani (+47% ). L’analisi fotografa il concetto attuale del lusso come qualcosa che è sempre più legato a un’emozione straordinaria e meno al possesso di status symbol durevoli e esclusivi. Lusso è insomma soprattutto un’esperienza unica e capace di emozionare come guidare una macchina da gran premio sul circuito di Formula1 oppure, meno

qualità del vino Amarone Quintarelli 1985

qualità del vino Amarone Quintarelli 1985

avventurosamente, pranzare in un ristorante 3 stelle Michelin sorseggiando l’ultima bottiglia di Amarone 1985 di Bepi Quintarelli. E’ proprio a questo nuovo concetto di lusso, smaterializzato e esperienziale, che si riconduce l’aumento di alberghi 5 stelle (41%) e sempre più collegati a luoghi storici di cui viene gelosamente conservato lo charme.
Ma l’aspirazione al lusso riguarda anche le piccole cose e la gente comune, non solo i milionari. Ed ecco che mentre la crisi contraeva i consumi alimentari (-3% negli ultimi due anni) la vendita dei prodotti tipici cresceva del 2% e quella del bio addirittura del 10%. Stessa cosa è avvenuta con il vino che ha visto diminuire le quantità consumate dell’8% mentre saliva la spesa (+3,%).

Ci sarà VITE sulla terra?

Angelo Gaja ci regala una perla del suo pensiero sugli effetti del global warming nei vigneti. Il Corriere vinicolo riassume la posizione degli esperti mondiali

Angelo_Gaja

Angelo_Gaja

Di Donatella Cinelli Colombini

Il titolo è “Ci sarà vite sulla terra?” e negli articoli c’è la sintesi delle diverse posizioni. Chi possiede o lavora nei vigneti milionari tende a negare l’effetto del riscaldamento per difendere la sua posizione di forza, mentre una grossa fetta della comunità scientifica afferma che la geografia dei territori migliori cambierà privilegiando le regioni più a Nord e con maggiore altitudine. Le risposte al cambiamento climatico vanno dall’empirismo alla genetica ma una cosa è certa: non possiamo perdere tempo e non potendo cambiare le cause i viticultori devono adattare la vigna mitigando gli

Vigneto sangiovese, Fattoria del Colle novembre 2015

Vigneto sangiovese, Fattoria del Colle novembre 2015

effetti del clima. Io sono fra i beneficati dal global warming con vigneti di Brunello nella zona fresca che ha fortemente aumentato il suo potenziale qualitativo grazie all’innalzamento delle temperature ma questo non significa che il problema globale non esista.

TROPPO CALDO NEI VIGNETI di Angelo Gaja (novembre 2015)
Anche i viticoltori e produttori di vino guardano in modo diverso al clima che cambia.

                                                                       
Cinelli Colombini
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