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Il mercato nero del vino inglese vale quasi un miliardo

90-180 milioni di litri questa è la differenza fra il vino consumato e quello su cui vengono pagate le imposte alla Regina Elisabetta

Robin Hood

Robin Hood

Letto per voi da  Donatella Cinelli Colombini nel “Corriere Vinicolo

Secondo lHMRC, ufficio britannico delle imposte e dogane , il mercato nero del vino è stimabile in una cifra fra 350 e 700 milioni di Sterline pari a 842 milioni di Euro. Confrontando i consumi con le tasse sulla vendita del vino è evidente infatti una notevole differenza. I sudditi di Sua Maestà consumano circa 16 milioni di ettolitri di vino all’anno che dovrebbero fruttare ai forzieri reali 6 miliardi di Sterline. Ma a questa somma manca il 6-11%. E non è poi così male visto che nel 2010-2011 il mercato nero  del vino era arrivato al 18% del totale cioè a oltre un miliardo. Che sia ricomparso Robin Hood e il simpatico frate ubriacone? 

Analisi sensoriale dell’uva, vi insegno a farla

Bisogna mettere in bocca 3 chicchi d’uva contemporaneamente per una corretta analisi sensoriale, per poi analizzare separatamente acini, polpa, buccia e vinaccioli. E’ facile e non costa niente

 

degustazione delle uve le mani di Valerie Lavigne dopo l'assaggio

degustazione delle uve – le mani di Valerie Lavigne dopo l’assaggio

Di Donatella Cinelli Colombini

I primi a proporre un metodo di analisi sensoriale delle uve furono Rousseau e Delteil dell’ICV di Montpellier nel 2000 (leggi in “Corriere Vinicolo”  questa e altre tecniche). Il loro metodo è ancora oggi il più conosciuto e applicato. Si basa su una scheda con 19 descrittori a cui dare un voto da 1 a 4 dove il valore migliore è quello più basso. Su alcune voci i numeri sono in crescendo, in altri in calando perché è evidente che l’uva sarà tanto più pronta alla vendemmia quanto sarà meno acida e più dolce.

 

ANALISI SENSORIALE VISIVA DELL’UVA

Il primo parametro sull’acino richiede un esame visivo e tattile dell’acino per valutare consistenza, colore, attitudine alla separazione dal graspo. Evidentemente la sanità è un elemento di attenta valutazione.

 

ANALISI SENSORIALE GUSTATIVA DELL’UVA

Segue l’assaggio di 3 acini insieme. Vanno esaminati separatamente e in questa successione polpa, buccia e vinaccioli. Del succo bisogna capire: separazione buccia polpa, dolcezza, acidità, aromi erbacei e aromi fruttati. Evidentemente l’acidità e l’erbaceo devono essere più scarsi possibile, mentre è sperabile che gli altri elementi siano abbondanti.
Sulla buccia l’esame verte su 3 elementi che devono risultare alti (attitudine alla triturazione, intensità tannica, aromi fruttati) e 3 che devono risultare scarsi: acidità, astringenza, aromi erbacei.

Sarà vino la bevanda d’uva con 4,5° d’alcool?

Lo chiamano lower alcohol wine e gli inglesi la vogliono omologare come vino a livello europeo contro Francia, Italia e Portogallo

lower alcohol wine

lower alcohol wine

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Un interessantissimo articolo di Alice Green pubblicato sul “Corriere vincolo” racconta, con dovizia di dati, la strategia inglese sul “vinello”. Il Ministro della sanità britannico Earl Howe ha promosso un’azione politica anche nei confronti degli altri Paesi Europei al fine di dare il nome vino anche a bevande meno alcoliche. Attualmente il vino deve avere un minimo di 8,5% vol, ma per Howe questa soglia deve scendere a 4,5. Le autorità inglesi sono infatti convinte che i “vini leggeri” siano un’ottima arma contro l’alcolismo e per questo applicano tasse più basse alle bevande d’uva con meno di 5,5% d’alcool. Una detassazione che anche l’Australia intende adottare e, in futuro, dovrebbe originare una crescita progressiva delle aliquote via via che sale il grado alcolico.

Se vuoi vendere il vino in USA ecco la mappa

La California da sola consuma il 18% del vino ma lo produce anche, Florida e New York hanno una quota di mercato dell’8% ciascuno[caption id="attachment_12956" align="alignleft" width="225" caption="Violante con la magnum di Opus One"][/caption]Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini L’area commerciale della costa Atlantica è decisamente la più forte per i consumi di vino, perché accanto alla grande mela ci sono il New Jersey con il 4,5% di quote di mercato, il Massachusetts (3,9%) e la Virginia (2,9%) che è lo stato in maggiore crescita (Corriere Vinicolo 17 giugno). I primi 10 stati, per il business del vino, valgono il 61%...

E come per magia appaiono 5 milioni di ettolitri di vino

Impossibile? La vendemmia 2012 passa dai previsti 40 milioni di ettolitri a 45,6 registrati da AGEA ente del Ministero ma nessuno sa da dove sono usciti fuori

Montalcino mosto Sangiovese Casato Prime Donne

Montalcino mosto Sangiovese Casato Prime Donne

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La vendemmia 2012, quella che doveva essere la più scarsa del secolo, a causa degli otto mesi consecutivi di siccità, risulta invece più abbondante dell’annata precedente. Ecco che Puglia e Friuli passano da una previsione di -20%  a una produzione dichiarata pari a quella del 2011 mentre addirittura il Veneto, dove Assoenologi stimava un -12%, ha invece iscritto nei registri delle cantine un aumento di produzione del 6%.

I primatisti nel mondo del vino

Super riassunto delle teste di serie mondiali nei vari settori: consumi, vigneto, produzione e export di vino. Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Dati del Corriere Vinicolo 7 gennaio 20113

Il vino in USA

Il vino in USA

Il Paese maggior consumatore di vino sono gli Stati Uniti, che nel 2010 hanno superato la Francia e sembrano intenzionati a consolidare sempre di più il loro primato.
La Spagna ha la maggior superficie vitata del mondo ma è la Francia la nazione che produce più vino anche se, quest’anno, sembrava avvenuto il sorpasso italiano.
Il Paese che esporta più ettolitri di vino è in nostro ma quello che ricava più fatturato dall’export è la Francia. Noi esportiamo 23 milioni e mezzo di ettolitri per un valore di circa 4 miliardi e mezzo di Euro, i cugini d’Oltralpe ne vendono all’estero 21, 7 per un controvalore di oltre 7 miliardi. Direi che sono decisamente più bravi di noi.
La nazione che compra più ettolitri è la Germania ma chi spende di più per il vino che acquista sono gli Stati Uniti. Evidentemente i cittadini tedeschi si accontentano di prodotti più semplici e forse in larga misura imbottigliati in loco.

Da 10 a 600.000 € per ettaro i prezzi dei vigneti in Italia

Dai 10.000 € di Copertino in Puglia ai 600.000 del Lago di Caldaro in Alto Adige ci sono vigneti di tutti i prezzi in Italia. Di Donatella Cinelli Colombini

Montalcino

Montalcino

Un recente articolo del “Corriere Vinicolo” (26 novembre pp.20-21) fa la mappa dei valori immobiliari dei vigneti italiani sottolineando il calo delle compravendite ma la sostanziale tenuta dei prezzi nonostante la crisi economica che attanaglia il nostro Paese. L’indagine realizzata da Inea fa notare come in Italia, dall’inizio del Millennio, il valore dei vigneti sia cresciuto del 28% cioè più dell’inflazione per cui, in termini reali, sia cresciuto del 2% e tutto questo nonostante la contrazione dei prezzi avvenuta dopo il 2008.

VALORI DEI VIGNETI NELLE DIVERSE REGIONI

Il valore medio di un ettaro di vigneto a livello nazionale è di 36.000€ cioè molto superiore a quello delle altre colture che è di 19.400€.
Cosa dice dunque l’indagine relativamente al periodo 2010-2011: andamenti negativi dei prezzi dei terreni vitati per Veneto e Toscana. In quest’ultima regione anche i terreni di produzione del Brunello e del Chianti Classico hanno perso valore, seppure leggermente.

USA: la birra batte il vino ma le donne suonano la riscossa

Donatella Cinelli Colombini racconta le novità emerse dall’indagine Gallup : strapotere della birra e donne che preferiscono il vino nel 52% dei casi

Il consumo del vino in USA ha supera quello della birra solo nel 2005 e nel 2011 l’ha eguagliato (“Corriere Vinicolo” 10

consumatrici

consumatrici

settembre 2012). Piccole luci in un panorama dominato dalle brewery. La birra è la prima scelta nel  40% dei casi contro il 35% del vino.

Fra i giovani (18-34 anni) la quota di chi ama le bionde sale fino al 45% incrementando la posizione di forza della birra rispetto allo scorso anno come, del resto, ha fatto anche il vino che arriva al 30%, con una percentuale mai toccata in precedenza. Salendo con gli anni il vino viene preferito e fra gli over 55 le proporzioni si invertono: 45% preferisce il vino e il 28% la birra.

Ma il vino in Italia si vende o si regala?

Un’ indagine Cribis –D&B mostra come ristoranti e commercianti paghino male, molto male. Un sistema in crisi ma c’è un’alternativa: Filiera Agricola Italiana

Vino italiano

Vino italiano

Il titolo usato da Carlo Flamini, direttore del “Corriere vinicolo” sembra una sentenza: Il dominio dell’insolvenza. Purtroppo i dati confermano la premessa: solo il 18% dei ristoranti e il 24% dei dettaglianti salda le fatture puntualmente.

Ancora più preoccupanti le note sui fallimenti: il 14% delle imprese del vino, il 18% dei ristoranti, e

Carlo Flamini al centro

Carlo Flamini al centro

il 22% dei GDO potrebbero non pagare le forniture.  Il rischio chiusura non riguarda solo i parvenù  ma anche chi è sulla breccia da anni e soprattutto molti ristoranti che sono in cima alla classifica dei settori  ad alto ciclo di chiusura. Stupisce di trovare, tra le imprese con pagamenti a rischio anche il 22% di grande distribuzione. Evidentemente non solo le imprese famigliari traballano ma anche quelle più strutturate perché le banche hanno stretto i cordoni della borsa.  Mi chiedo se la nuova norma, voluta dal Ministro Catania, sui pagamenti a 60 giorni (30 giorni per frutta e verdura), accelererà il collasso invece di risolvere le cose.  Insomma da un lato il Governo manda messaggi rassicuranti e dall’altro cresce il numero di chi chiude i battenti o vede a rischio la sua busta paga.

Il prezzo del vino: nuovi dati e nuovi protagonisti

La crisi italiana spinge i produttori di vino a esportare. Ecco i prezzi medi del nostro vino all’estero confrontati con quelli dei più bravi: i neozelandesi

Violante nelle vigne di Opus One

Violante nelle vigne di Opus One

In Italia il GDO è ormai il canale di vendita principale del vino: 571 milioni di litri venduti nel 2011  e il 62% dell’acquisto abitudinario. Nei supermercati  il business legato alle bottiglie di vino da 0,75 L è quello principale ed è aumentato del 4,5% contro una contemporanea contrazione dei formati più economici. Apparentemente  il GDO sta rosicchiando lo spazio delle enoteche mentre l’impoverimento della spesa alimentare ha colpito anche il vino più a buon mercato. Il prezzo medio di un litro di vino in brik è 1,14€. Si tratta di una cifra esigua quasi da acqua minerale. Quello in bottiglia da 0,750 Cl sale a 4,28€ ma siamo ancora lontani da prezzi  che rendano remunerativa la coltivazione della vigna dove  arriva circa ¼ del valore pagato dal consumatore.

Meglio l’export dove tuttavia l’esame dello scenario internazionale ci spinge a guardare con attenzione e invidia  i primi della classe: i neozelandesi. Ecco la classifica dei Paesi esportatori di vino in base al prezzo medio di un litro di vino imbottigliato