Nero di Troia l’imperatore di Castel del Monte
Con Negroamaro e Primitivo fa parte dei 3 moschettieri pugliesi che stanno conquistando il mondo. Ma è l’unico che rispecchia l’eleganza tipica di questo popolo
Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Quanto è bella la Puglia! E’ la regione che è cambiata di più e meglio negli ultimi dieci anni. Intendiamoci, è sempre stata ricchissima di opere d’arte e di un paesaggio mozzafiato, ma ora tutto questo ha una cornice spettacolosa. Bari vecchia, che era in abbandono, oggi è piena di gioiellerie e locali eleganti con musica dal vivo. Lecce è una città salotto con le facciate barocche perfettamente restaurate. Ci sono le coste più di moda in Italia, dove le vacanze si riempiono di feste. E ancora ecco gli alberghi per i matrimoni supervip come quello indiano di Borgo
Ignazia. Oltre al successo turistico e ai centri storici pieni di negozi arredati meglio che a Milano, c’è una campagna coltivata a olivi e vigneti che sembra un giardino immenso e soprattutto ci sono cantine capaci di produrre serie di mezzo milione di bottiglie, di altissima qualità a prezzi bassi, ma proprio bassi.
E’ questa la realtà che mi trovo davanti arrivando a Corato per un convegno sul vitigno Nero di Troia organizzato dalla mia amica Vittoria Cisonno per il Consorzio Castel del Monte. Avevo preparato un power point ma dopo il primo giorno di visite decido di cambiarlo del tutto.
Cosa posso insegnare io a questi produttori che sono più bravi di me? La visita alla cantina Torre Vento e l’assaggio dei suoi vini, l’incontro con Francesco Liantonio, mi aprono un orizzonte nuovo. La cantina è in un convento del Duecento a cui sono stati affiancati edifici moderni per la vinificazione e la spedizione. Tutto è spettacolare: le volte medioevali sopra le botti e i tini di cemento, la cena di prelibatezze tipiche ( indimenticabili le fave decorticate e cicorielle selvatiche della Murgia servite in pagnottine di pane) insieme a vini buonissimi: su tutti “Ottagono” Castel del Monte DOCG riserva 2011 a base di Nero di Troia a bacca piccola. Alla potenza e all’eleganza tipiche di questo vitigno aggiunge uno stile più moderno e un carattere armonico, una morbidezza e una profondità tutte nuove. Non è il solo vino che colpisce, anche il rosato Rivera “Pungirosa”, mi è piaciuto con i suoi profumi fragranti e il suo gusto equilibratissimo. L’ho gustato durante il pranzo a Palazzo Gioia, nel cuore di Corato, che grazie a un sapiente restauro e a lampadari da Mille e una notte, è appena tornato all’antico splendore. Siparietto divertente di Alessandro
Scorsone Sommelier di Palazzo Chigi che si esibisce in una minilezione a beneficio dei giovali della Scuola alberghiera.
Arriviamo al convegno. La prima parte è sul vitigno Nero di Troia, con un interessantissimo contributo di Luigi Tarricone sui cloni e i porta innesti di questo vitigno. E’ dalla selezione clonale che nascerà il futuro del vino. La sezione pomeridiana, sul marketing, è moderata da un volto noto della TV, Attilio Romita Direttore del TG3. Io sono la prima e parlo di web, turismo del vino e sviluppo territoriale. E’ la parola web che scatena Romita e Licia Granello di Repubblica.
La comunicazione tradizionale, a loro avviso, offre più garanzie. Forse è vero ma è impossibile fermare il cambiamento, tanto vale cavalcarlo, soprattutto per portare il Nero di Troia sul tetto del mondo. Si perché questo vitigno autoctono e la denominazione Castel del Monte hanno la qualità, la quantità e soprattutto gli uomini per farcela. Ora devono solo imparare a vendere ai prezzi che merita il loro elegantissimo vino.











