Vendemmia manuale o vendemmia meccanica?
Dilemma: accorciare i tempi e fidarsi della tecnologia oppure puntare sulla cura manuale? Oggi le vendemmiatrici cercano la qualità e non solo il risparmio
Di Donatella Cinelli Colombini
Vendemmia atto 2° rimaniamo sul tema affrontato due giorni fa, per esaminare un argomento particolarmente dibattuto: la raccolta meccanica.
La possibilità di cogliere l’uva nel momento di massima maturazione e non il giorno prima ne il giorno dopo, è ormai diventato uno dei maggiori problemi di chi vuol produrre vini di alto livello. Così come la necessità di portare in cantina uva fresca rispetto alla temperatura atmosferica e infine di portarcela in pochissimi minuti. Tutte problematiche
semplici da risolvere per me che ho solo 33 ettari di vigneto, che maturano in tempi diversi e tutti intorno alle due cantine del Casato Prime Donne a Montalcino e della Fattoria del Colle a Trequanda (infatti io vendemmio solo a mano), ma difficili da affrontare per chi ha vigneti più vasti oppure distanti dal luogo di vinificazione. Per loro l’uso della vendemmiatrice può significare molto. Una macchina manda in cantina la stessa quantità d’uva di circa 50 raccoglitori e questo rende veloce e molto più semplice la raccolta. La nazione dove lavorano il maggior numero di vendemmiatrici è – udite, udite – la Francia. Nei vigneti d’oltralpe ci sono 23.000 delle 35.000 macchine attive nel mondo mentre da noi ce ne sono solo 1.500.Quando vidi che alcuni colleghi produttori di Brunello, noti per la cura maniacale che mettono nei vigneti e in cantina, avevano comprato le vendemmiatrice, iniziai a pensare che ci fosse una nuova generazione di macchine e che quindi i vecchi
luoghi comuni “vendemmiatrice=vino scadente” fossero da mettere in discussione.
Per questo ho telefonato a qualche amica di cui ho stima e che produce ottimi vini, per sapere la loro opinione.
Chiara Lungarotti: <<mio padre comprò la prima vendemmiatrice nel 1970, la usò un giorno e poi la parcheggiò nel piazzale dove rimase per sempre inutilizzata>> ricorda per mettere l’accento sulla diversità fra il passato e la tecnologia attuale << io ne ho presa una nel 2001 e un’altra nel 2014 e porto in cantina un’uva perfetta grazie a sistemi che preservano la bacca e selezionano fino a livelli un tempo impensabili>>. Le produzioni di punta delle Cantine Lungarotti continuano a provenire da vigneti vendemmiati a mano, almeno per ora, perché le nuove macchine fanno cose impossibili agli esseri umani <<quando è molto caldo vendemmiamo di notte>> conclude Chiara mettendo in
evidenza che la sua scelta dipende solo dal desiderio di produrre vini sempre più buoni.
Elisabetta Gnudi titolare di Altesino e Caparzo, dove produce dei Brunello capaci di ottenere punteggi stellari nelle grandi riviste USA, è anche lei una sostenitrice della raccolta meccanizzata e, anche lei, ha vendemmiatrici Pellec di ultimissima generazione. << Sono le Rolls Royce della vigna, sapessi quanto costano!>> ha esordito raccontando che funzionano come aspirapolveri che staccano delicatamente gli acini lasciandoli assolutamente integri. Anche Elisabetta raccoglie a mano i grappoli destinati alle riserve e alle selezioni di grande pregio ma è così contenta della qualità dell’uva raccolta a macchina da prevedere un futuro meccanizzato anche per quelle.










