Chi vende vino non sa usare Twitter?
Secondo il Professor Damien Wilson della Burgundy’s School of Business il settore commercial del vino usa Twitter come un antidepressivo
Il termine usato dal Professore nella sua intervista a “Harpers” Wine and Spirit Trades Review, è decisamente forte : Twitter sarebbe un << verbal Prozac >> per i consumatori. Wilson è il direttore del Master of Wine Business e quindi la sua opinione è una di quelle che lasciano il segno. Secondo lui i social media e soprattutto Twitter hanno un ruolo chiave nella creazione di un rapporto con i consumatori.
Da qui una ricerca che ha riguardato 5.500 Tweets. La diagnosi è che si tratta di una comunicazione a senso unico, che promuove le notizie ma non “ingaggia” cioè non entra in relazione con i consumatori. Secondo Wilson quando i wine lovers postano i loro tweet lo fanno perché il vino è parte del loro stile di vita. Loro non parlano di terreno, di terroir o di altre nozioni bensì della loro esperienza di assaggio.
La visione di Twitter come un luogo di conversazione è condivisa da Helen McGinn del Knackered Mother’Wine Club. Una
testimonianza importante arriva anche da Joe Wadsack che ribadisce come i social network siano un discorso in due sensi << la gente non discute con un prodotto ma con una persona>> e cita ad esempio la sua pagina joewadsack.com dove ha lanciato l’argomento << come cambiare la nomenclatura del vino>> scatenando ingaggi a catena.
In effetti l’analisi del Professo Wilson è esatta. Alla fine penso che il settore commerciale del vino debba ascoltare con molta attenzione le parole di Damien Wilson e possibilmente metterle in pratica. Per noi vignaioli e cantinieri il discorso è diverso. Il mondo del vino ha bisogno di raccontarsi per alimentare il suo mito. E’ bene che usi i social network come un diario capace di rendere partecipi i consumatori del loro vissuto, fatto di passione, di lavoro, di luoghi, di incontri, di emozioni …. Questo non significa parlare senza ascoltare le risposte … anzi cominciamo subito, voi che ne pensate?
visto per voi da Donatella Cinelli Colombini









