RINASCITA DEL VINO AUSTRALIANO: UN BUON ESEMPIO

La rinascita del vino australiano Penfolds

RINASCITA DEL VINO AUSTRALIANO: UN BUON ESEMPIO

I PRODUTTORI AUSTRALIANI MOSTRANO L’IMPORTANZA DELLA CONDIVISIONE DI ESPERIENZE E PROGETTI PER RITROARE IL SUCCESSO USANDO BENE GLI INCENTIVI PUBBLICI

Vino Australiano rinascita Bass Phillip

Vino Australiano rinascita Bass Phillip

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #OrciaDoc

Fino allo scorso anno, le notizie che arrivavano dalle cantine australiane, erano abbastanza sconfortanti: problemi climatici, commerciali, l’immagine di vini monolitici e di grande volume che andavano di moda alla fine del Novecento … poi la ripresa. Un bellissimo articolo di Wine Searcher racconta questo percorso.

I MOTIVI DELLA CRISI DEL VINO AUSTRALIANO

Il maggior guaio era il mercato cinese con i dazi al 218% che avevano fatto crollare le esportazioni da 1,24 miliardi a 1 milione di Dollari australiani. Nel marzo scorso queste tasse di esportazione sono state cancellate.
Va ricordato che l’industria del vino australiana è concentrata su un numero relativamente piccolo di cantine, ha delle cantine-locomotore che tirano il mercato e delle università, soprattutto Adelaide che rispondono tempestivamente ai bisogni dei wine makers.

IL RUOLO DELLE CANTINE LOCOMOTORI AUSTRALIANE

Una delle cantine locomotore è quella di Bass Phillip, il produttore di Pinot Noir più caro e apprezzato dalla critica che si è convertito alla sostenibilità e alla riduzione estrema degli interventi enologici.

LA RIVINCITA DEL VINO AUSTRALIANO NEL 2024

Una manovra di qualificazione che è avvenuta velocemente nei vini e nella loro percezione da parte del mercato. Infatti il 2024 ha segnato una crescita dell’export del 34% in valore e solo del 7% in volume.

I TERRITORI DEL VINO AUSTRALIANO

Della rinascita fa pate la scoperta di nuovi territori fra le 65 regioni australiane, come la Tasmania con il suo clima fresco e la sua natura selvaggia . Attualmente ci sono 5930 acri di vigna, principalmente di Pinot Noir e Chardonnay e principalmente spumantizzato. I prezzi medi sono 22 Dollari al litro, rispetto ai poco meno di 4 dollari del resto dell’Australia.
Il territorio forse più reputato è Margaret River che tuttavia è piccola perché produce solo l’1,15% del vino australiano in 185 cantine.

LA COMUNITA’ DI INTERNTI CHIAVE DELLA RIPARTENZA

Colpisce la modalità adottata dai wine makers di Margaret River e della regione di Wine Victoria per far crescere la qualità dei loro vini e specificamente del Pinot Noir. Hanno creato un workshop chiamato Pinot Massif invitando tutti a partecipare. I vini vengono analizzati in laboratorio e assaggiati alla cieca spingendo i partecipanti a confrontarsi e migliorarsi ogni anno, aprendo un dialogo che permette di scambiare esperienze e idee.
Un metodo introdotto da Virginia Willcock, enologa capo di Vasse Felix cantina pionieristica di Margaret River che ospita degustazioni regionali annuali e seminari didattici dedicati al Cabernet Sauvignon e allo Chardonnay. L’obiettivo è di creare un dialogo nella comunità viticola che permetta una più chiara comprensione di quanto il terroir, l’età delle viti, i cloni e altri fattori influenzino la qualità delle uve e dei vini. Queste degustazioni hanno ridato coraggio alla comunità dei produttori spingendoli verso la territorialità la sostenibilità, al ritorno ai lieviti autoctoni. Gli austaliani hanno capito il vantaggio di affrontare tutti insieme le nuove sfide ingenerate dai cambiamenti climatici che prevedono aumenti delle temperature e dei rischi associati a condizioni meteorologiche estreme come grandine, siccità, gelate e incendi.

LA SFIDA COMMERCIALE RISPETTO A MERCATI E GIOVANI CONSUMATORI

Anche la sfida commerciale rispetto ai giovani consumatori viene affrontate collettivamente e collegandosi alle azioni governative. Sono convinti che i giovani consumatori sono sensibili alle scelte etiche e alla sostenibilità nel vigneto. Oltre ad essa che, attualmente è certificata in solo 130 aziende, c’è un programma nazionale che aiuta le imprese a ridurre l’uso di acqua, energia e aumentare la biodiversità (837 partecipanti) .
L’approccio è quello di essere più divertenti nel dialogo con i consumatori e di visitare i mercati, soprattutto quello statunitense, nella convinzione che il mito dei grandi Bordeaux sia finito e oggi i consumatori cerchino diversità, sorpresa, naturalezza ma anche “fun”.

L’ENOTURISMO IN VERSIONE AUSTRALIANA

Un approccio che Fabio Piccoli e Lavinia Furlani di WineMeridian hanno potuto vedere applicato nel loro viaggio nelle cantine turistiche australiane e soprattutto nella cantina locomotore della wine industry dell’isola dei canguri: Penfolds.
Si tratta di un grande gruppo holding internazionale, che commercializza in tutto il mondo ed ha nel vino Grange il simbolo del suo successo nei vini ultrapremium. La visita enoturistica è curata sulle esigenze dei consumatori e li stimola ad approfondire la conoscenza del brand assaggiando (a pagamento) e comprando le edizioni limitate o le etichette più prestigiose. Si crea un forte legame emozionale con il brand e la voglia di ritornare per aumentare le proprie esperienze.
Gli australiani hanno una lunga tradizione di “cellar dor” cioè accoglienza turistica in cantina. Ancora 30 anni fa molte imprese, specialmente quelle più isolate affiancavano alla visita degli impianti produttivi e alla degustazione, infrastrutture come ristoranti, ricettività o camping, parchi giochi, auditorium per matrimoni e conferenze … ma anche con eventi di uno o più giorni. Le cantine australiane hanno sempre puntato molto sull’enoturismo e ora ne hanno fatto uno strumento efficacissimo di dialogo con i consumatori finali.



                                                                       
Cinelli Colombini
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