EN PRIMEUR DI BORDEAUX SONO FINITI?
COSTA DI MENO UN BORDEAUX 2016 DA BERE CHE UN 2022 DA TENERE IN CANTINA. L’INCREMENTO DEI PREZZI METTE IN CRISI LA VENDITA EN PRIMEUR E FA SCAPPARE I COLLEZIONSTI

en primeur Bordeaux Chateau Angelus
DI Donatella Cinelli Colombini #wine destination
Il sistema en primeur è forse la cosa che i produttori italiani invidiano di più a quelli francesi. Permette di vendere dopo pochi mesi il vino dell’ultima vendemmia lasciano ad altri il compito di commercializzarlo.
Ma la catena del valore è uguale ovunque: i maggiori profitti sono nell’ultimo pezzo dalla cantina al consumatore finale, quindi o il produttore arriva fino al cliente oppure deve rinunciare a una bella fetta della torta.
Il problema è che le cantine francesi hanno pensato che la fetta della commercializzazione cioè dei négociants fosse troppo grossa ed hanno alzato i prezzi fino a rendere non conveniente l’acquisto dei vini <<stanno uccidendo en primeur>>, <<l’intera faccenda en primeur si sta uccidendo da sola>>, o <<troppo costoso>>.
La crisi del mercato avviene nonostante i vini siano fantastici, una delle migliori annate recenti, ma gli aumenti di prezzo sono molto alti: 15% nei normali châteaux e 20-40% nei migliori con una media valutata da Liv-ex del +20,8% sul 2021.
Un incremento che ha spiazzato i professionisti e allontanato gli amatori.
LA DURA REAZIONE DI COMMERCIANTI E COLLEZIONISTI AGLI AUMENTI DI PREZZO
La reazione dei commercianti è durissima <<perché dovrei pagare subito un vino da vendere fra vent’anni senza avere alcuna prospettiva di guadagno? >> Infatti se aggiungiamo ai rischi del mercato il rialzo dei tassi di interesse sui finanziamenti bancari che permettono l’acquisto en primeur diventa ben chiaro che i négociant non hanno alcun margine di profitto.
Contemporaneamente i collezionisti si chiedono <<perché dovrei pagare di più un vino da bere fra 10 anni rispetto al prezzo di una bottiglia matura e già pronta per andare nel bicchiere?>>
In effetti per i vini Angelus (4.296 sterline a cassa, il 37,7% in più dell’annata 2021) bisogna risalire al 2005 per trovare un’annata più costosa del suo 2022 en primeur. Un ragionamento ben sviluppato da Wine News che ci propone dei paragoni eccellenti: <<calcolando i punteggi medi di cinque critici – Jane Anson, Antonio Galloni, Lisa Perotti-Brown, James Suckling e Wine Advocate – l’annata 2022 è alla pari con la 2015, ma scende appena al di sotto delle annate 2016, 2018, 2019 e 2020>> tuttavia <<il prezzo medio di rilascio per l’annata 2022 è superiore del 6% sul prezzo medio di mercato dell’annata 2016>>. E da qui la decisione di comprare un ottimo 2016 da bere subito o quasi subito piuttosto che un 2022 da mettere in cantina.
Non c’è dubbio che il giocattolo si è rotto.
LA STRATEGIA DI CHEVAL BLANC E DI ANGELUS
Solo pochi chateaux hanno lavorato bene. Cheval Blanc, ad esempio si è proposto presto, con un prezzo equilibrato e un’ottima azione di pubbliche relazioni. Ma per tanti altri la situazione sarà complicata. Un tiro alla fune nel quale, apparentemente molti produttori stanno cercando di arrivare ai prezzi della Borgogna anche riducendo i volumi en primeur e provando ad entrare direttamente sul mercato mentre i négociant stanno tagliano gli acuisti e aspettano che la controparte ceda.
Noi italiani guardiamo le cifre dei vini francesi con l’acquolina in bocca e il segreto desiderio di vedere anche i colleghi nel tour de force di viaggi all’estero per vendere i vini. Perché la parte commerciale sembra facile … ma non lo è affatto.






