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15+8 INCREMENTO DI PREZZO DEI VINI ESPORTATI IN USA

IL 15% DI DAZI È DAVVERO TANTO SU VINI E CIBI ITALIANI DESTINATI AGLI STATI UNITI. INSIEME AL CAMBIO SFAVOREVOLE EURO-DOLLARO FARA’ LIEVITARE TANTISSIMO I PREZZI

Dazi USA Washington_Ministero-Tesoro

Dazi USA Washington_Ministero-Tesoro

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda

Sicuramente nessuno importerà vino italiano in USA finché i dazi non saranno definitivi. Chi comprerà un container di vino con il rischio che, una settimana dopo, costi il 15% in meno?  Ma dall’altro lato dell’Oceano regna la confusione: 269miliardi di Dollari persi dalla borsa in un giorno, prospettiva di un’impennata dell’inflazione in tutti gli Stati Uniti e la catena distributiva del vino in subbuglio per il probabile calo delle importazioni e quindi del loro business che è pari a tre volte il valore delle merci acquistate.

Dall’inizio della Presidenza Trump il Dollaro ha perso 8% del suo valore a questo si aggiunge il 15% di dazio voluto da Donald Trump. Il totale è il 23% di incremento e tutti si chiedono se vini, formaggi, salumi … resisteranno a questa mazzata. I prodotti di lusso, come la moda, forse possono tagliare sui margini di guadagno e salvare i mercati anche al prezzo di bilanci in rosso per un paio d’anni. Il problema maggiore è per le merci più facilmente surrogabili e con prezzi già quasi in perdita come i vini commodity che possono essere rimpiazzati da bottiglie argentine o cilene oppure alimenti italian sounding. Infatti il principale produttore di parmisan, mozzarilla o finto Parma ham sono proprio gli Stati Uniti che infatti hanno già aumentato la produzione di made in Italy taroccato.

LA VALUTAZIONE DELLE ANNATE DEL VINO SENZA STELLE

IL BRUNELLO INTENDE SOSTITUIRE LE STELLE DI OGNI VENDEMMIA CON DESCRIZIONI, FARINETTI RIUNISCE PRODUTTORI E STAMPA PER DESCRIVERE L’ANNATA, MA FUNZIONA?

Consorzio-Brunello-Benvenuto Brunello 2014 Oscar Farinetti

Oscar Farinetti mostra la sua mattonella con le stelle dell’annata del Brunello

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

La riflessione sull’opportunità di continuare a usare punteggi per esprimere i giudizi riguarda sia i vini che le annate.
L’adozione di un metodo di giudizio dei vini senza numeri è un argomento da addetti ai lavori, su cui i critici più autorevoli devono interrogarsi valutando i pro e i contro di una discontinuità con il passato.
Nella valutazione delle annate invece, la base produttiva e il comparto commerciale devono confrontarsi e capire se l’abbandono delle stelle in favore di un giudizio più articolato è un aiuto o un ostacolo alla comprensione del vino da parte dei consumatori.
Viene spontaneo il dubbio che si voglia appiattire il giudizio presentando tutte le vendemmie con lo stesso livello qualitativo. Nella realtà la qualità dell’uva non è alta ogni anno, anche se le buone e buonissime raccolte si sono moltiplicate per effetto del global warming. E non sarà certo la mancanza di una valutazione numerica a rendere uguali i vini di tutti i millesimi!
Resta da vedere chi e come esprimere il giudizio sull’annata.

IL CASINO DEL VINO ITALIANO – WINE CASINO GAME

IMPARARE IL VINO GIOCANDO CON IL WINE CASINO GAME PROPOSTO DA MILANO WINE AFFAIT OPPURE CON VIN VEGAS CHE LA SOCIETA’ FRANCESE CINEREA OFFRE ANCHE COME TEAM BUILDING

Cinéréa-Casino-du-vin

Cinéréa-Casino-du-vin

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

“Il gioco è una cosa seria” dicono i cultori del gamification cioè di una didattica leggera che punta a insegnare in modo divertente, poco ansiogeno e adatto a materie, come il vino, che sono fra i piaceri della vita.

 

IL VINO DIVENTA UN GIOCO CON ROULETTE E PUNTATE

Il primo a organizzare un vero business sull’intrattenimento didattico legato al vino è la società francese Cinéréa che lavora in tutto il mondo da oltre vent’anni e con clienti di statura internazionale come la banca BNP Paribas, la multinazionale del capello L’Oréal, l’assicurazione Axa ….

EN PRIMEUR DI BORDEAUX SONO FINITI?

COSTA DI MENO UN BORDEAUX 2016 DA BERE CHE UN 2022 DA TENERE IN CANTINA. L’INCREMENTO DEI PREZZI METTE IN CRISI LA VENDITA EN PRIMEUR E FA SCAPPARE I COLLEZIONSTI

 

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

en primeur Bordeaux Chateau Angelus

DI Donatella Cinelli Colombini #wine destination

Il sistema en primeur è forse la cosa che i produttori italiani invidiano di più a quelli francesi. Permette di vendere dopo pochi mesi il vino dell’ultima vendemmia lasciano ad altri il compito di commercializzarlo.
Ma la catena del valore è uguale ovunque: i maggiori profitti sono nell’ultimo pezzo dalla cantina al consumatore finale, quindi o il produttore arriva fino al cliente oppure deve rinunciare a una bella fetta della torta.
Il problema è che le cantine francesi hanno pensato che la fetta della commercializzazione cioè dei négociants fosse troppo grossa ed hanno alzato i prezzi fino a rendere non conveniente l’acquisto dei vini <<stanno uccidendo en primeur>>, <<l’intera faccenda en primeur si sta uccidendo da sola>>, o <<troppo costoso>>.
La crisi del mercato avviene nonostante i vini siano fantastici, una delle migliori annate recenti, ma gli aumenti di prezzo sono molto alti: 15% nei normali châteaux e 20-40% nei migliori con una media valutata da Liv-ex del +20,8% sul 2021.
Un incremento che ha spiazzato i professionisti e allontanato gli amatori.

QUANTA ACQUA E QUANTO SOLE PER IL SANGIOVESE

Dall’Università di Pisa la ricetta delle grandi annate del Sangiovese: siccità da giugno alla raccolta. Favorevoli all’irrigazione in deficit cioè poca acqua

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Sangiovese e stress idrico

 

DI Donatella Cinelli Colombini   #wine destination

Le regole delle annate memorabili del Sangiovese in una ricerca del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa, pubblicata sulla rivista “Frontiers in Plant Science” e premiata dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana.

LO STRESS IDRICO NON MINACCIA IL SANGIOVESE MA VA GESTITO

Il merito dello studio è di Giacomo Palai, Giovanni Caruso e di Claudio D’Onofrio che, a vario titolo, concorrono al laboratorio che ha condotto le analisi.
Il risultato è la prova scientifica di quello che tutti i vignaioli avevano capito da tempo: il nuovo clima, al netto dei suoi eccessi, moltiplica le buone e le eccellenti annate del Sangiovese. Il problema è che gli eccessi ci sono: come la siccità da deserto dell’anno scorso e le piogge da diluvio universale di quest’anno.
L’evidenza scientifica rivela che <<la siccità aiuta a migliorare la qualità e il colore delle uve di Sangiovese, vitigno toscano per eccellenza, ma solo se lo stress idrico è imposto in alcune fasi specifiche della maturazione e secondo precise intensità>>. Ed ecco la ricetta magica <<un moderato deficit idrico prima dell’invaiatura (quando l’acino è ancora verde, da giugno sino a metà luglio) aumenta la quantità di flavonoidi nell’uva, mentre un severo stress idrico post-invaiatura (da metà luglio sino alla raccolta) influenza la colorazione degli acini, e quindi del vino, rendendoli più scuri e vicini alle tonalità del blu>>. 

FEDERICO FELLINI E LA SUA LETTERA RITROVATA

Storia di una lettera di Federico Fellini a George Simenon scritta per accompagnare un dono di Brunello. Dal re dei registi cinematografici al re dei gialli

 

Federico Fellini Fausto Cinelli Francesca Colombini a Montalcino

Federico Fellini Fausto Cinelli Francesca Colombini a Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

A volte il passato ti insegue come un cane da caccia che annusa le tracce e arriva sulla preda inaspettato. Ero a Zurigo alla degustazione di Wine Advocate – Robert Parker e Alessandro Regoli di Wine News mi mostra, sul suo telefonino, una lettera pubblicata da Adelphi nel volumetto Carissimo Simenon. Mon cher Fellini. Carteggio di Federico Fellini e Georges Simenon.
Mi bastano poche righe e riconosco subito la lettera di cui voglio raccontarvi la storia nella convinzione che possa piacervi.

 

FEDERICO FELLINI A MONTALCINO

Parlo di fatti avvenuti una cinquantina d’anni fa. Federico Fellini veniva spesso alla fattoria di mia madre a Montalcino, grazie alla comune amicizia con Mario Guidotti, giornalista e animatore culturale. Dopo le prime visite più formali, il più grande regista italiano, cominciò ad arrivare senza preavvertire, come una persona di famiglia.
Il problema era che, spesso, i miei erano fuori e io dovevo accogliere Fellini da sola. Una volta avevo un gruppo di amici senesi a merenda e lui si aggregò divertendosi del loro imbarazzo. Un’altra volta venne per mandare del Brunello a Georges Simenon e mi chiese di scrivere la lettera di accompagnamento.

Il Ministro della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida

Accolto con scetticismo si rivela un uomo determinato a imparare, ad ascoltare e a fare. Anche la sovranità alimentare piace per il contrasto all’italian sounding

 

Francesco-Lollobrigida-Ministro-dell'agricoltura-e-della-sovranità-alimentare

Francesco-Lollobrigida-Ministro-dell’agricoltura-e-della-sovranità-alimentare

di Donatella Cinelli Colombini

La prima reazione alle parole “sovranità alimentare” è stata negativa perché richiamava “l’autarchia” dell’epoca fascista.
Tuttavia quando è risultato chiaro il piano di valorizzare il made in Italy contro l’italian sounding e ogni forma di scippo al patrimonio nostrano di saperi e sapori l’opinione è cambiata in apprezzamento.

 

LA SOVRANITA’ ALIMENTARE CONTRO L’ITALIAN SOUNDING

Il Ministro Lollobrigida lo ha spiegato alle Commissioni di Camera e Senato in un documento di 40 pagine. Sovranità alimentare va intesa come tutela dell’agroalimentare italiano, identità territoriale, agricoltori custodi e principali attori dello sviluppo del settore primario.
Tutte cose che ci piacciono.

Le 10 bottiglie di Champagne più costose 

Alcuni Champagne provengono da naufragi, altri sono coperti d’oro e di gemme, alcuni sono enormi e uno ha un NFT che lo garantisce, ma sono tutti carissimi

 

Champagne-più-costosi-al-mondo-taste-of-Diamonds

Champagne-più-costosi-al-mondo-taste-of-Diamonds

di Donatella Cinelli Colombini

L’esclusività più esclusiva. Bottiglie da collezione e bottiglie per calici da milionari che mettono lo Champagne in cima alla lista dei vini più cari del mondo. Le bollicine francesi vivono anche di questo mito di prestigio e successo che, per ora, quelle italiane non hanno. Ma forse la riscossa è vicina: Ferrari vince, anno dopo anno, i principali concorsi enologici degli sparkling e festeggia i campioni delle gare di Formula 1 come i vincitori degli Emmy Awards.

 

DEI 10 CHAMPAGNE ATTUALMENTE PIU’ CARI DEL MONDO

La lista è tratta da The Drinks Business ed è aggiornatissima. Vi rimando al pezzo originale per tutti i dettagli limitandomi qui alle poche notizie più curiose:

 

10. 1990 Louis Roederer Cristal Brut Millesime Cuvée Methuselah $ 6.875
Serie limitata di bottiglie giganti di 6 litri che sono rimaste sui lieviti 10 anni. E’ pensata per sfidare il tempo

 

9. 1998 Dom Pérignon Rosé Jeroboam: edizione David Lynch $ 8.333
Serie di 10 esemplari di jeroboam rosati millesimati con design della confezione regalo creata dal pittore e noto regista a cui si riferisce anche la campagna pubblicitaria

 

CHEF’S TABLE OVVERO A TAVOLA CON LO CHEF

Il posto VIP al ristorante cambia location; non è più al centro della sala ma quasi in cucina sul banco davanti allo chef che lavora

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Si tratta di una moda che prende nomi diversi a seconda del tipo di ristorante: sushi corner, table du chef, bancone, chef’s table … e c’è già chi cerca di fare un elenco dei migliori ristoranti dove è possibile mangiare assistendo al balletto di mani, cappelli e fuochi che conducono alla preparazione di piatti prelibati.

 

CHEF’S TABLE CHI PRENOTA LA PRIMA FILA DELLO SHOW COOKING

Si tratta di show cooking esclusivi perché il cliente è seduto in prima fila a tu per tu con il maestro cuciniere. Un’esperienza entusiasmante per chi ama l’alta cucina – i così detti foodies – oppure si è stufato di mangiare mentre tutti lo guardano e vuole recuperare l’intimità e la manualità del cibo. Le vere celebrities oppure i super ricchi, soffrono e non cercano la visibilità, e sono fra quelli che possono permettersi e forse apprezzare davvero l’esperienza del tavolo con lo chef.

 

Il mito del vino continuerà a costruirsi al ristorante?

Il lockdown e le misure sanitarie hanno dato uno scossone all’uso dei ristoranti come palcoscenico dei grandi vini facendo forse nascere un’alternativa

 

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Giovanni-Geddes-Ferdinando-Frescobaldi-il-mito-dei-vini-e-i-ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini

Due indagini a confronto: Panbianco e Wine Intelligence per capire l’effetto del Covid sui vini di alta fascia e come forse esiste una strategia di marketing alternativa per valorizzare le bottiglie di pregio.

 

PANBIANCO E LE GRANDI CANTINE ITALIANE: BENE CHI VENDE VINI ACCESSIBILI

Panbianco ha analizzato i fatturati delle grandi cantine italiane arrivando alla conclusione che <<Nel 2020 i produttori di vini accessibili hanno fatto meglio della categoria premium>>. In pratica spostando i consumi dentro le mura domestiche le bottiglie care ma non carissime hanno avuto il sopravvento. <<Il risultato è che i primi dieci gruppi di fascia media sono cresciuti del 3% mentre le top 5 di fascia alta mostrano una flessione a doppia cifra pari al 12%>>. Nello stesso Magazine, qualche pagina dopo, Giovanni Geddes da Filicaja AD del Gruppo Frescobaldi dichiara una perdita del 10% ma ammette che a giugno 2020 la situazione era grave e poi il mercato è ripartito per cui alla fine dell’anno << posso dire che ci siamo più che difesi>> ha detto un un’evidente soddisfazione.

 

IL VINO PREMIUM DANNEGGIATO DALLA CHIUSURA DEI RISTORANTI ITALIANI

Portogallo-il-mito-del-vino-si-costruisce-al-ristorante-o-no

Portogallo-il-mito-del-vino-si-costruisce-al-ristorante-o-no

Insomma le grandi cantine di vini premium hanno faticato ma hanno tenuto testa alla crisi. Certamente meglio delle piccole eccellenti che vendevano tutto nei ristoranti italiani. Infatti Geddes ha commentato la performance 2020 con la frase <<ci ha aiutato il fatto di essere molto internazionalizzati>>. Forse avere un brand forte e essere presenti in GDO ha aiutato e arriviamo dunque al secondo articolo che ci interessa.

Wine Intelligence ripreso da Wine News ci propone un’indagine che sembra sovvertire l’opinione secondo cui il mito e le vendite dei grandi vini sono strettamente legati alla ristorazione. C’è una possibile alternativa.

 

Cambia la geografia del vino

Trend e cambiamenti climatici, localismo e vitigni autoctoni portano in alto nuovi protagonisti del vino: Sud Africa, Portogallo, Grecia, Avellinese, alto Piemonte

 

Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli emergenti del vino sono in posti che nessuno si aspetta come il Belgio o la Danimarca, ma le zone di tendenza per i wine lovers sono il Sud Africa e il Portogallo.
La 5° edizione dell’Atlante mondiale dei vini di Hugh Johnson e Jancis Robinson, appena uscita in italiano con un anno di ritardo sull’edizione inglese, mostra una geografia del vino completamente rinnovata e spostata verso i poli.

 

NUOVA GEOGRAFIA DEL VINO SUDAFRICA, AZZORRE, MACEDONIA, VALLONIA

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d'Almerita - Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d’Almerita – Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Le nuove parole d’ordine sono: locale, indigeno, sostenibile con biologico-biodinamico in vigna e tecniche meno invasive in cantina.
E vediamo le aree emergenti: nel Portogallo, le Azzorre con i terreni vulcanici capaci di dare una straordinaria impronta minerale a uve Verdelho, Arinto, Terrantez.
In Grecia i rossi della Macedonia, poi poco lontano Creta.
Il Sud Africa con vitigni internazionali che assumono caratteristiche diverse.
Il Belgio con gli spumanti della Vallonia e delle Fiandre a base di Chardonnay e Pinot Noir.

 

WINE ADVOCATE-ROBERT PARKER E I 100 TOP WINE DISCOVERIES

Alla voce di Hugh Johnson e Jancis Robinson si aggiunge quella di Robert Parker Wine Advocate che propongono la TOP 100 “Wine Discoveries 2020” con scelte molto attente alla sostenibilità e alle innovazioni che, in vigna e in cantina, valorizzano l’identità e i terroir.
Una decisione coraggiosa, quella di Wine Advocate e un cambio di rotta totale rispetto all’approccio fine Novecento che privilegiava vini con un solo profilo potente. Puntare sui “wine discoveries” significa infatti spingere i bevitori più appassionati verso un approccio da esploratori. In altre prole, il consiglio è di osare e mettere al centro delle scelte: la diversità e la scoperta sia nelle singole etichette che nei territori. Per questo la lista dei 100 “emergenti” allarga lo sguardo oltre i consueti territori del vino andando a cercare le eccellenze dove nessuno se le aspetterebbe.

 

Vini naturali a norma di legge

Si chiamano “Vin méthode nature” e, in Francia, hanno un disciplinare, un logo e una certificazione. Fra poco saranno in vendita le prime 130.000 bottiglie

 

Jacques-Carroget-Vin-méthode-nature-Presidente-del-sindacato

Jacques Carroget presidente del sindacato dei Vin méthode nature

Di Donatella Cinelli Colombini

La Francia è la prima a dare una forma definita ai vini “come natura crea” ponendo regole certe alla loro produzione, come ci informa WineNews.
Da anni cresce l’interesse del mercato e dei critici verso la produzione enologica più rigorosamente “naturalista” con un fiorire di sigle, eventi e associazioni: vini liberi, biodinamici, naturali, free, senza solfiti …..

 

VINI NATURALI FAVOREVOLI E CONTRARI

Molto sperimentalismo, voglia di ribellarsi alle manipolazioni della tecnologia, dell’agrindustria reazione all’appiattimento dei caratteri causato dalla globalizzazione, etica ma anche romanticismo nel vagheggiare una natura che fa da sola e fa sempre bene. Un mix di sensibilità e di aspirazioni che portano, nel mondo del vino, il vento rivoluzionario di Greta Thunberg e danno una risposta a quei consumatori che esprimono, nelle loro scelte alimentari, un forte sentimento ambientalista.

Vin méthode nature

Vin méthode nature

I vini “naturali” vengono prodotti in tutte le regioni viticole del mondo e da oltre 10 anni i loro artefici chiedono un riconoscimento. Qualcosa di più della fogliolina BIO dei vini certificati biologici che a loro sembra troppo poco.
Non sono mancate le critiche soprattutto riguardo all’aroma, talvolta non troppo invitante di certi vini “naturali” che, molti enologi, bocciavano come difettosi. In realtà si tratta di una tipologia completamente diversa dai vini classici. Un po’ come quando la pittura della seconda metà dell’Ottocento passò dal classicismo degli accademici all’impressionismo di Monet e poi all’espressionismo di Matisse. E’ impossibile valutarli tutti con lo stesso criterio.
La Francia fu la culla di quella rivoluzione in pittura ed oggi è il Primo Paese a riconoscere legalmente i vini naturali.

 

Il Cabernet è il più coltivato ma non il più amato

Il Cabernet è il vitigno più coltivato al mondo ma è anche il più amato? Una ricerca su Wine Searcher dimostra che i vini di uvaggio bordolese sono i preferiti

Di Donatella Cinelli Colombini

 

I big data sul vino, l’analisi informatica su uno dei più sconfinati portali esistenti al mondo, quello di Wine Searcher permette di capire quale vitigno piace davvero ai wine lover.

Female wine consumer

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IL CABERNET E’ L’UVA PIU’ COLTIVATA MA L’UVAGGIO BORDOLESE E’ IL PIU’ AMATO

Un esercizio che Don Kavanagh si è divertito a fare con la sua tipica ironia partendo da una domanda << il Cabernet è l’uva più coltivata al mondo, ma è la preferita?>> piace più il vitigno singolo o il blend tipo uvaggio bordolese?
Alla fine la vittoria dell’uvaggio bordolese è schiacciante ma con molti distinguo Paese per Paese.

In USA piace soprattutto il Cabernet (14%) ma l’uvaggio bordolese è secondo nell’interesse dei consumatori con solo mezzo punto percentuale di distacco. In Gran Bretagna invece vince nettamente l’uvaggio bordolese seguito da Pinot Noir, Chardonnay, Champagne e Valle del Rodano con il Cabernet solo settimo.
Anche in Cina è il blend bordolese a vincere e il Cabernet occupa il quarto posto preceduto da Pinot Noir e Chardonnay. Persino in Francia l’interesse degli appassionati è attratto dal blend con il Merlot piuttosto che dal Cabernet in purezza che risulta al 13° posto preceduto da Pinot, Merlot e il blend rossi del Rodano.

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In Italia sono i vini a base di Nebbiolo e poi di Sangiovese quelli che attraggono maggiormente le ricerche degli appassionati seguiti da Pinot Noir, uvaggio bordolese e Champagne.
In Germania l’interesse si concentra sulla miscela di Bordeaux, Pinot Noir, Chardonnay e Nebbiolo.
Gli appassionati australiani cercano soprattutto Shiraz, Pinot Noir, uvaggio bordolese e Cabernet

LE UVE PIU’ COLTIVATE AL MONDO: CABERNET IN TESTA

I dati sul vigneto mondiale e le uve che vi sono maggiormente coltivate arrivano dall’Università di Adelaide e sono del 2010. Fra i 1271 vitigni censiti i più diffusi sono Cabernet Sauvignon e il Merlot, seguiti dall’Airen, dal Tempranillo e dallo Chardonnay. Venti anni prima lo stesso ateneo aveva individuato una top 5 molto diversa: Airen, Garnacha tinta, Rkatsiteli, Sultaniye, Trebbiano.

Chi guadagna col cibo?

I 5,1€ di guadagno che scaturiscono da ogni 100€ di consumi alimentari vanno soprattutto a poche potentissime multinazionali del cibo. Agli agricoltori 0,90€

I vini di Donatella Cinelli Colombini coi biscotti salati dell'Amiata

guadagno-de-cibo- e-piccole imprese biscotti salati dell’Amiata con i Doc Orcia e Chianti

di Donatella Cinelli Colombini

La filiera agroalimentare italiana è il primo settore economico del nostro Paese. Cioè il frutto dei nostri campi e dei nostri allevamenti, che arriva sulla tavola dei consumatori, ha fatturato totale di 538 miliardi di Euro pari alla somma del PIL di Norvegia e Danimarca.

FILIERA AGROALIMENTARE PRIMO SETTORE ECONOMICO ITALIANO

Una cifra enorme ha spiegato The European House Ambrosetti presentando il rapporto <<La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia>> e un valore aggiunto enorme di 119,1 miliardi di Euro. 4,3 volte le filiere e l’indotto di automotive e arredo e 3,8 volte la filiera dell’abbigliamento ha commentato WineNews.
Nel wine and food lavorano 3,6 milioni di addetti in 2,1 milioni di imprese.

pasta with buffalo speck and grappa

pasta with buffalo speck and grappa

OGNI 100€ DI CONSUMI ALIMENTARI 17 VANO ALL’AGRICOLTURA CHE PRODUCE GLI ALIMENTI

Ma come si forma il prezzo di quello che arriva sulla nostra tavola? << Su 100 euro di consumi degli italiani il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori della filiera agroalimentare estesa>> ha precisato Ambrosetti.
La cosa più interessante riguarda i guadagni, 100€ di consumi alimentari produce 5,1 Euro di utili che vanno per il 43,1% all’industria di trasformazione alimentare, il 19,6% va all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito di agricoltura, industria e commercio); il 17,7% all’agricoltura; l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione.

                                                                       
Cinelli Colombini
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