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QUAL’È LA CANTINA DI SUCCESSO PER VINO VIP: COMMERCIALE O AGRICOLA?

A Vino Vip il confronto fra le cantine con vigneto con quelle commerciali rivela che le prime sono immediatamente più remunerative ma alla lunga la vigna paga

Alessandro Torcoli VinoVip Cortina

Alessandro Torcoli VinoVip Cortina

Di Donatella Cinelli Colombini

Vino Vip a Cortina, l’appuntamento annuale organizzato dal Direttore di Civiltà del Bere Alessandro Torcoli riunisce le più prestigiose cantine italiane, propone degustazioni e incontri utili al business insieme a conferenze e seminari di grandissimo interesse.
Ero stata invitata anch’io, in rappresentanza delle Donne del Vino, ma proprio non sono riuscita ad andare. Troppi appuntamenti … e niente VinoVip, peccato!

VINO VIP 2019 SVELA QUALI SONO LE CANTINE DI SUCCESSO

 

Lo straordinario interesse di VinoVip 2019 nasce dallo studio “Le variabili del successo”, firmato dal professor Luca

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

Castagnetti, a capo del Centro Studi Management DiVino. Un’analisi che ribalta le più radicate convinzioni: le cantine commerciali fanno profitti e quelle agricole arrancano sommerse dai mutui.
Nel numero 227 -2018 di Wine Economics, Stefano Castriota,dell’Università di Bolzano, pubblicò un saggio dimostrando che i vini che fanno guadagnare non sono quelli di eccellenza. Secondo lui, infatti, chi guadagna di più sono gli imbottigliatori perché gli enormi investimenti richiesti dall’acquisto di vigneti, cantine, attrezzature enologiche, creazione del brand e della rete commerciale … produce un innalzamento qualitativo del vino ma manda in rosso i bilanci. Viceversa i commercianti comprano vini mediocri, li imbottigliano con la loro etichetta e concentrano gli investimenti per venderli. Il capitale investito è minimo e quindi anche se la marginalità sui vini venduti è piccola alla fine, questo tipo di impresa, guadagna di più.

Corriere Vinicolo: 90 anni e non li dimostra

Festa a Milano per i 90 anni del Corriere Vinicolo, il più antico periodico del mondo sull’enologia. Un volume per raccontare la storia sua e del vino italiano

Il-Commercio-Vinicolo-Corriere-Vinicolo

Il-Commercio-Vinicolo-Corriere-Vinicolo

Di Donatella Cinelli Colombini

Il primo numero del 1928 si chiamava “Il Commercio Vinicolo” ed aveva un titolo scritto con caratteri tondeggianti, con ricordi Liberty. Da allora 3.600 edizioni, 57.000 pagine stampate e un’unica interruzione da marzo a dicembre del 1945 con, alla ripresa delle pubblicazioni, il cambio di nome in “Corriere Vinicolo”,
Per 90 anni Il Corriere Vinicolo, più antico settimanale al mondo dedicato all’enologia, era pensato fino dall’inizio per essere utile e, nel suo insieme racconta la storia del vino italiano dal di dentro, con estremo dettaglio, nei successi e nelle difficoltà, quasi come un diario.
Il Presidente dell’Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, ha commentato <<testimonia quanto il vino italiano sia motore di sviluppo economico e di trasformazione sociale e culturale>> ed ha ragione.

FESTA DEI 90 ANNI DEL CORRIERE VINICOLO

Donatella-CinelliColombini-all'UIV-con-Donne-del-vino-Presidente-Abbona-Direttore-Castelletti

Donatella-CinelliColombini-all’UIV-con-Donne-del-vino-Presidente-Abbona-Segretario-Castelletti

Il 28 giugno, nell’Auditorium del Corriere della Sera a Milano, il Corriere Vinicolo ha festeggiato il suo novantesimo compleanno davanti al gotha del vino italiano: oltre al presidente UIV e al Segretario Generale Paolo Castelletti, c’erano Fabio Rolfi assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Luciano Fontana direttore Corriere della Sera, Luciano Ferraro del Corriere della Sera e Divini, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, una nutrita delegazione di Donne del Vino …. Infatti l’ultima grande modifica del periodico è l’inserimento di D-News Corriere delle Donne del vino inserto di 8 pagine, stampato in 14.000 copie e distribuito una volta al mese.

IL LIBRO CHE RACCONTA 90 ANNI DI VINO ITALIANO

Per celebrare il novantesimo compleanno è stato stampato un volume, con la partecipazione del Corriere della Sera. E’ diviso in nove capitoli a segnare i decenni che si sono succeduti. Praticamente le storie di 14 grandi aziende che costituiscono esempi della trasformazione della filiera del vino dall’inizio del Novecento.

Il mio “vicino” miliardario Alejandro Bulgheroni

E’ uno dei mille uomini più ricchi del mondo, petroliere, possiede vigne in Argentina, Uruguay, a Bordeaux e in Toscana davanti alle mie a Poggio Landi

Alejandro-Bulgheroni-Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

Alejandro-Bulgheroni-Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ il secondo uomo più ricco dell’Argentina e il 715° più ricco del mondo nelle classifiche Forbes. Un patrimonio personale di 3,1 miliardi di Dollari che supera il PIL di molti piccoli stati. Ha 75 anni ma non li dimostra. E’ piccolo, magro, un bel volto con un sorriso aperto e gli occhi sempre vigili, padre bergamasco, una laurea in ingegneria industrale, sette figli e una giovane moglie deliziosa Bettina che, tuttavia, dopo il matrimonio, gli ha fatto smettere di bere vino.
E’ pieno di energia, ha iniziato a lavorare a 22 anni, affiancando il padre, e poi non ha mai smesso.

Alejandro Bulgheroni miliardario produttore di vino

Alejandro Bulgheroni ha una parte delle sue vigne di Montalcino davanti alle mie del Casato Prime Donne ma io non l’ho mai incontrato fra i filari, benchè lui sia venuto li almeno una volta. L’ho conosciuto all’inaugurazione della sua cantina che è stata battezzata Belvedere per lo spettacolare

Alejandro-Bulgheroni-Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

panorama intorno. Una vista mozzafiato nel vero senso della parola con dolci colline di un verde primaverile che danno un’impressione quasi subacquea.

Alejandro Bulgheroni appariva rilassato e felice per l’inaugurazione anche se, a causa della vita frenetica che conduce, la sua familiarità con il luogo era evidentemente molto diversa da quella di un normale produttore con la sua cantina. Per lui il vino è un amore recente, come ha detto ad Alessandro Regoli di Wine News << un percorso iniziato in Uruguay nel 2006-2007, quando ho conosciuto l’enologo toscano Alberto Antonini, che ha fatto crescere in me prima l’interesse e poi la passione>>. Adesso Bulgheroni ha vigneti in Argentina, Uruguay e in Francia a Bordeaux. In Toscana possiede 330 ettari di vigna a Dievole nel Chianti Classico, Poggio Landi a Montalcino e nelle Tenuta le Colonne e Tenuta Meraviglia a Bolgheri per le quali sta costruendo una spettacolare cantina in un’antica cava di pietra abbandonata. 15 milioni di Euro di investimento, in quest’ultima impresa, che si aggiungono ai 120 già spesi nelle tenute esistenti e la promessa di nuove acquisizioni nei prossimi 5 anni <<poi vedremo>> ha detto Bulgheroni.

 I vini più cari del mondo nel 2018

Il vino più caro è Romanée Conti all’astronomica cifra di 19.052 Dollari la bottiglia. Il primo degli italiani è Masseto dei Marchesi Frescobaldi a 645€

Romanée Conti

i Vini-più-cari-del-mondo-Romanée Conti

Di Donatella Cinelli Colombini

La classifica delle bottiglie da nababbi è di Wine Searcher il grandissimo portale in cui confluiscono le wine list delle principali enoteche di tutto il mondo. Il suo sterminato data base consente di trovare le bottiglie e confrontare i prezzi. Questo vale sia per i vini da pochi Euro che per quelli milionari destinati ai collezionisti e agli investitori. La lista contiene i vini di cui Wine Searcher ha listato almeno 4 annate  di cui una con meno di 10 anni. Alla fine i 10 vini più cari del mondo sono quasi tutti della Borgogna. Spariscono dalla scena le bottiglie del compianto Henri Jayer che fino al 2015 occupava la prima posizione e crescono vertiginosamente i vini della grand dame del vino francese  Lalou BIZE-LEROY. E’ lei l’astro nascente con il suo Domaine Leroy.

I 10 VINI PIU’ CARI DEL MOMDO

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

10 vini più-cari-del mondo, Lalou Bize-Leroy

1-            Domaine de la Romanée-Conti Romanee-Conti Grand Cru, Cote de Nuits prodotto in sole 5400 bottiglie ogni anno ha un rating medio di 97/100 da parte della principale critica internazionale

2-            Domaine Leroy Musigny Grand Cru, Cote de Nuits ecco il gioiellino di Lalou Bize-Leroy – 85 anni, tenace e intransigente crede nel biodinamico e nell’impronta del terroir nel vino. Dopo essere stata co-direttore di Romanée Conti insieme all’attuale proprietario Aubert de Villaine, nel 1992 ha rassegnato le dimissioni e ha creato Domaine Leroy dove produce vini capolavoro in piccolissime serie provenienti da 10 vigneti nei punti migliori della Borgogna. Oltre che un genio dell’enologia Lalou è un genio del marketing e ormai i suoi prezzi rivaleggiano con quelli di Romanée Conti

3-            Egon Müller Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, Il riesling più caro al mondo costa 13.376 Dollari la bottiglia

Cosa ha insegnato l’annata 2017 nelle vigne

Gelate, siccità, temperature da deserto, grandinate l’annata 2017 ha fatto tremare i vignaioli ma ha anche insegnato l’umiltà e l’ascolto della natura

L'annata 2017

L’annata 2017

di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Insieme alle dichiarazione choc sulla vendemmia 2017 di Riccardo Cotarella arriva il suo auspicio di pensare al futuro insieme ai tecnici e non affidarsi all’improvvisazione << I colleghi dicano la verità …. Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un’annata povera anche sul piano qualitativo: gli enologi non devono seguire logiche di mercato né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno>>.
In realtà le cose sono poi andate meglio di come sembrava il I° ottobre, data delle

annata-2017-nel-vigneto-italiano-Donatella-Cinelli-Colombini

annata-2017-nel-vigneto-italiano-Donatella-Cinelli-Colombini

frasi di Cotarella, ma i cali produttivi sono stati enormi e la qualità dei vini è buona a tratti molto buona ma non arriva ai vertici di altri anni. I vini rossi sono mediterranei: potenti, alcolici e sicuramente daranno il meglio di sé nella giovinezza. Per noi si prospettano forse i migliori Rossi di Montalcino mai prodotti e piccole quantità di grande Brunello da vigneti e uve sceltissime.
L’annata 2017 ha insegnato molto a tutti, l’importanza di avere vigneti vecchi e di coltivarli in modo biologico cercando l’equilibrio delle piante. Avere terreni soffici perché coltivati con leguminose d’inverno e zappati spesso in estate, significa avere viti in buona salute nonostante il caldo e la siccità così come in caso di annate piovose. Molti hanno detto <<le zappature servono più dell’irrigazione di soccorso>> e probabilmente è vero.

Le truffe sul vino, imbrogli senza confini

Il protagonista dell’ultima colossale truffa sul vino è nella Valle del Rodano in Francia ma c’è ancora la cantina canadese che vende “Chianti fai da te”

Di Donatella Cinelli Colombini

Wine Kit di Chianti Truffe sul vino

Wine Kit di Chianti Truffe sul vino

Certo che le truffe sul vino fuori confini italiani sono cose in grande, mica come le nostre, che in confronto sembriamo da ladri di polli.
I negozi inglesi hanno scaffali pieni di wine kit con scritto ITALIAN WINE: si tratta di scatole di cartone contenenti una sacca di plastica con mosto canadese a cui vanno aggiunte polverine e strani liquidi per produrre in casa, in poche settimane, del “vino” al quale applicare le etichette di Nebbiolo (Barolo) e Chianti, contenute nella stessa confezione.
La truffa dura dal 2012 e neanche l’Interpol e l’intervento dei nostri Ministri dell’Agricoltura e nemmeno quello di “Striscia la notizia” sono riusciti a fermarla. Ma tanto la Gran Bretagna, soprattutto dopo aver deciso per la brexit, si sente libera di fare quello che vuole nonostante le leggi e gli accordi internazionali.
E vai con il Chianti “fai da te”!
La notizia della super truffa sul vino arriva da Wine Spectator rilanciata da Wine News

Guillaume Ryckwaert presidente Raphaël Michel truffe sul vino

Guillaume Ryckwaert presidente Raphaël Michel truffe sul vino

e riguarderebbe 48 milioni di bottiglie di vino da tavola che sono state commercializzate come vini con denominazione come la Côtes du Rhône e lo Châteauneuf du Pape. Guillaume Ryckwaert presidente della società Raphaël Michel, colosso francese del vino sfuso, è accusato di truffa e dopo l’arresto è stato rilasciato con una cauzione di un milione di Euro. Le accuse sono quelle di frode ai danni dei consumatori e evasione fiscale per reati messi in atto fra il 2013 al 2017. I 3000 vignaioli che davano i loro vini alla Raphaël Michel sono molto preoccupati anche perché, nel frattempo, i supermercati Carrefour hanno sospeso gli acquisti. La società inquisita ha avuto un’espansione del 20-30% all’anno dopo essere stata acquistata da Guillaume Ryckwaert nel 2002 e oggi ha un business di 80 milioni di Euro.

Vino e export: molto bene solo il Prosecco

Trump e brexit: due incognite preoccupanti. L’export del vino italiano segna un +3,3% che deve molto al Prosecco. Molti dati e qualche commento

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Tempo di consuntivi, analisi e programmi per l’export del vino italiano. Un primo commento agro-dolce arriva da Silvana Ballotta CEO di Business Strategies che insieme a Nomisma WineMonitor analizza i Paesi extra UE e soprattutto i 10 che da soli valgono il 92% dell’export enoico fuori Europa.
Due facce della stessa medaglia ha detto la Ballotta a Wine News<< quella

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

sorridente degli sparkling, che chiudono a +22,3% in valore, e quella più riflessiva dei fermi imbottigliati, che segnano +1,8%. Una forbice ampia, che non trova riscontro tra gli altri principali Paesi produttori >> L’Italia ha esportato 540 milioni di euro di vini sparkling con una crescita tre volte superiore ai concorrenti diretti. Le bollicine hanno insomma “tirato la volata” al vino italiano sui mercati esteri mentre senza di loro, il risultato mondiale non sarebbe certo il +3,3% di cui il Ministro Martina va tanto fiero.
Per fortuna il primo mercato estero del vino italiano, gli USA, segnano un ottimo +6,1% che renderebbe tutti felici se non ci fosse l’incognita Trump. Bene l’export in Svizzera e Canada male in Giappone dove le nostre esportazioni hanno perso 2 punti percentuali.

Bacco tabacco e Venere: un’alleanza per sedurre

I fumatori occasionali possono difendersi dagli effetti nocivi delle sigarette bevendo un bicchiere di vino rosso che inoltre li rende più sexy

Bacco-tabacco-e-Venere

Bacco-tabacco-e-Venere

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Bacco, tabacco e Venere, più che ridurre l’uomo in cenere lo rendono seducente. Tra le virtù salutistiche del vino questa è la più inaspettata, un bicchiere di vino rosso riduce i danni vascolari indotti dalle sigarette. Ovviamente gli studi condotti dall’ University of Saarland di Homburg, in Germania e pubblicati nel “The American Journal of Medicine” sono ancora all’inizio e riguardano persone giovani e sane non fumatori abituali più attempati . Tuttavia l’evidenza scientifica su 20 persone non fumatrici, che hanno bevuto un bicchiere di vino rosso un’ora prima di inalare fumo di 3 sigarette, dimostra un’attenuazione degli effetti dannosi delle sigarette.

Vino-e-eros-nell'antichità

Vino-e-eros-nell’antichità

Il vino rosso, probabilmente grazie all’alta concentrazione di fenoli, stimola la formazione di fattori di rilassamento endotelio-dipendente, come l’ossido di azoto, che migliorano la funzione endoteliale nelle arterie coronarie. Una spiegazione complicata per dire che il vino fa da scudo proteggendo sia ai cromosomi che invecchiano più lentamente, sia ai vasi sanguigni che letteralmente si sfaldano a causa del fumo.

Quanto cresce il valore delle vigne italiane

Negli ultimi 50 anni è cresciuto in modo esponenziale soprattutto nel Brunello e nell’Amarone che partivano da valori più bassi. La corsa all’aumento continua?

Valore delle vigne italiane la maggior rivalutazione a Montalcino

Valore delle vigne italiane la maggior rivalutazione a Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini Montalcino Brunello Prime Donne

Ha fatto scalpore, nei mesi scorsi, il calcolo della crescita del valore dei vigneti italiani TOP negli ultimi 50 anni calcolato da Wine News. Le rivalutazioni più forti riguardano le aree che nel dopoguerra erano quasi in abbandono: il Brunello che è cresciuto del 2.474% e l’Amarone rivalutato del 1.357%. Alti ma meno sbalorditivi gli incrementi di Barolo (206%) e Barbaresco (257%) che, come dice sempre Angelo Gaja << sono zone ricche dove c’è molta industria>> zone cioè che non ebbero il collasso dei valori immobiliari causato dallo

Bolgheri azienda di Giovanni Chiappini acquistata negli anni '50

Bolgheri azienda di Giovanni Chiappini acquistata negli anni ’50

spopolamento delle campagne da parte degli ex contadini attirati dallo stipendio fisso in fabbrica e la casa in città con l’acqua potabile e il riscaldamento.
Tanti esempi testimoniano una rinascita che ha riguardato tutta la campagna Toscana e soprattutto le terre dei grandi vini. Negli anni 50 arrivò a Bolgheri Giovanni Chiappini insieme a un bel numero di famiglie contadine marchigiane attratte dal modestissimo prezzo di quei terreni. Lui comprò una proprietà in abbandono che oggi è la sua azienda. Si trova accanto a Ornellaia e vi produce il Guado dè Gemoli che nel 2013 è arrivato primo nel mondo nella classifica mondiale del Wine Enthusiast.

Medaglie dei concorsi troppe e a volte taroccate

Il 70% dei vini con medaglie dei concorsi enologici britannici mentre il Concours Mondial de Bruxelles fa i test per inchiodare chi falsifica le bottiglie

I giurati italiani al Consour international du vin de Bruxelles

I giurati italiani al Consours Mondial de Bruxelles

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Un interessantissimo articolo di Wine News evidenzia l’eccessivo numero di medaglie dei concorsi enologici inglesi. Secondo OIV dovrebbero essere meno del 33% e invece i vari concorsi di “Decanter” hanno mandato a medaglia il 70% dei partecipanti e <<“The Drinks Business”, nonostante una giuria composta quasi esclusivamente da Masters of Wine, è riuscita a premiare, in un sol colpo, il 90% degli Champagne>> ironizza Wine News. Una situazione che potrebbe collegarsi al prezzo di 183 € a carico di ognuna delle 16.000 bottiglie concorrenti al primo di queste due competizioni e che è stata ben messa in evidenza dalla

Medaglie ai concorsi enologici International-wine-challenge

Medaglie dei concorsi enologici International-wine-challenge

“La Revue du Vin de France”. Molto più rigorosi sembrano i concorsi “Vinalies Internationales” che premia il 29,8% dei 3.500 concorrenti e il Concours mondial de Bruxelles che ne incorona il 28,2% fra 8.000.
Benchè i vantaggi vadano meritatamente solo ai vincitori assoluti di queste gare, tuttavia ogni medaglia, se ben gestita, con azioni nella rete commerciale e i clienti vip, può dare un aumento dei prezzi del vino del 10-15% e una crescita di reputazione della cantina.

Consumatori e Paesi consumatori di vino

USA saldamente in testa fra i Paesi che bevono più vino con 3.217.000.000 litri in un anno ma per il consumo pro capite vince il Vaticano con 54 litri

consumi di vino

consumi di vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello Casato Prime Donne

Prendo da Wine News lo spunto per esaminare le classifiche dei consumi di vino. Curiosamente lo stato del Papa è quello dove le percentuali sono più alte: 54,26 litri all’anno. Ovviamente non dipende dalle Sante Messe quanto piuttosto dai turisti in rapporto alla popolazione residente. Infatti al secondo posto troviamo un altro micro stato, Andorra con 46,26 litri e poi una sorprendente Croazia con 44,20 litri seguita a ruota alla vicina Slovenia 44,07. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di Paesi con bassa popolazione in rapporto alle presenze turistiche e quindi a consumi che sebbene statisticamente imputati ai residenti, non vengono fatti solo da loro.

Numeri del vino consumo-francia-2015-2

Numeri del vino consumo-francia-2015-2

Molto più interessante la classifica dei Paesi consumatori di vino: primo posto per gli USA che supera i tre miliardi di litri e batte la Francia che è scesa a 2,7 e l’Italia poco sopra i due. Quello che colpisce soprattutto è il calo delle percentuali dal 2011 al 2014, nelle due nazioni principali produttrici che è stato rispettivamente del 4,8 e di un disastroso 11,5%. Parlare di un crollo, specialmente in Italia, non è esagerato. Sono invece con segno più dei mercati strategici per le nostre bottiglie come Germania, Cina e Giappone, quest’ultimo con uno spettacolare incremento del 21% negli stessi tre anni.

2015 vendemmia da sogno

Un trionfo, una vendemmia meravigliosa. In vita mia non ho mai visto niente di simile, tutti i grappoli perfetti, maturi, piccoli e sani dal primo all’ultimo

Vendemmia 2015 nel Brunello Donatella Cinelli Colombini

Vendemmia 2015 nel Brunello Donatella Cinelli Colombini

Nel Brunello superata anche la grandissima annata 2010 e le notizie che arrivano dal resto d’Italia sono buone.
Per scaramanzia ho scritto poco sulla vendemmia 2015. Ho incrociato le dita e ho aspettato che arrivasse in cantina tutta l’uva. E’ stata una vendemmia lampo: 7-9 settembre il merlot, 21 -30 settembre il sangiovese, foglia tonda e sagrantino. Uno squadrone di 18 giovani andava avanti e indietro nei filari con le forbici in mano. Cestini rossi che si riempivano e poi si vuotavano nei bins diretti alle cantine del Casato Prime Donne e della Fattoria del Colle. Velocissimi, talmente veloci che la cantiniera Barbara ha avuto difficoltà a tenere il passo con l’uva che arrivava nel tavolo di cernita. Una

Vendemmia 2015 Divini dati Assoenologi

Vendemmia 2015 Divini dati Assoenologi

vendemmia in musica, moltissimi coglitori avevano gli auricolari come se facessero jogging. E’ stato forse questo a accelerare i ritmi. E’ una circostanza su cui riflettere, anche se la musica isola e impedisce quel chiacchiericcio pieno di scherzi, prese in giro e cameratismo che caratterizzano da secoli la vendemmia.
1.600 quintali d’uva, neanche tantissima, nei miei 33 ettari di vigneto. Una media di 46  quintali per ettaro.

Vino ad alto gradimento

L’apprezzamento del vino non è più una caratteristica della cultura occidentale ma è ormai un fatto planetario anzi sono i nuovi consumatori i più entusiasti 

enjoy wine in Cina

enjoy wine in Cina

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

L’indagine “Sofitel wine days” realizzata da dell’Ifop e diffusa in Italia da Wine News, infaticabile scopritore di notizie, rivela come il 75% dei consumatori mondiali ama il vino come ” art de vivre” e anzi sono proprio quelli dei nuovi mercati i più convinti. L’89% dei consumatori cinesi dichiara di apprezzare il vino mentre in Francia la percentuale scende al 78. Incredibile vero?
In India, Brasile, Cina, Russia, Stati uniti e Australia i wine lovers sono oltre il 70%. La percentuale si mantiene alta anche se restringiamo il campo alle donne 92% delle cinesi degustano il vino, 75% delle francesi e 62% delle indiane.

Ristorante in India con vino

Ristorante in India con vino

L’indagine sembra dimostrare che le differenze culturali non impediscono l’apprezzamento del vino che è entrato nel vissuto di tutte le civiltà. Infatti l’abitudine di celebrare un evento bevendo una buona bottiglia è entrata ormai nel vissuto del 33% dei consumatori sia che questi siano francesi, cinesi o indiani e brasiliani.

Uomini sexy amanti del vino

Inversione di ruoli ed ecco la fotogalley di belloni con bicchiere in mano. Messaggio sexy diretto alle donne? O forse solo una enorme voglia di mostrarsi

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Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne
Decisamente un’estate calda per il vino! Prime gli studi dell’Università di Firenze che rivelano gli effetti del vino rosso sulle zone erogene di lui e di lei. Poi la ricerca “Donne vino e seduzione” curata dal professor Gabriele Micozzi che rivela l’opinione femminile sugli uomini astemi: bocciati dal 61% perché noiosi e poco attraenti mentre quelli che sanno apprezzare un buon calice appaiono più colti, interessanti e divertenti.
Ora arriva la fotogallery Istagram men&wine di belloni con bicchieri in mano, segnalata dal sempre informatissimo Wine News. E’ nel sito italiano di lifestyle Winophi e mostra

men & wine

men & wine

una serie di uomini, in gran parte quasi nudi, con bicchieri di vino in mano. In alcuni casi si tratta di scatti professionali e degli di una rivista di moda, altre sono istantanee da party molto eleganti, ci sono le immagini domestiche e quelle innocue tipo “bel produttore nella sua vigna”. In certi casi il messaggio erotico è esplicito per gli slip in primo piano e in altri le pose sono decisamente gay. Complessivamente colpisce l’inversione dei ruoli: se fin ora eravamo abituati a vedere bionde sexy nella vasca da bagno con la schiuma a coprire le parti erotiche adesso ci sono maschi muscolosi nella stessa identica situazione. E tutti con il bicchiere di vino in mano.

Vino vino delle mie brame, qual è il tappo migliore del reame?

Una costante delle discussioni del mondo del vino è la spinosa questione del tappo, tra sostenitori del sughero e dello screw cap.

Letto per voi da Bonella Ciacci

tappo di sughero vs. tappo a vite

tappo di sughero vs. tappo a vite

Seguendo Marilena Barbera (@marilenabarbera) e il produttore proprietario di Cascina Garitina, Gianluca Morino (@gianlucamorino) su Twitter, leggo alcuni giorni fa di un’interessante ma accesa discussione che si è scatenata sul social network per via di un articolo di Slow Food dove si riportano le idee di Robert Parker. Il celebre e stimato esperto di vino del Wine Advocate sostiene che entro il 2015 il tappo di sughero sarà in minoranza sul mercato mondiale.

Da queste poche parole, quasi lapidarie per il povero tappo tradizionale, si scatena una guerra a colpi di posizioni forti, sostenute da una parte da chi protende per abbracciare le nuove tecnologie, come lo screw cap, che garantiscono l’eliminazione di rischi come l’ossidazione, e dall’altra chi invece difende tradizione, gestualità, poesia e “rischi naturali da mettere in conto”. L’articolo di Slow Food, che ha anche un programma per sostenere la produzione del sughero, si schiera nettamente dalla parte del tappo tradizionale, riportando i dati di uno studio dall’Associazione portoghese del Sughero (Apcor): l’85%  dei 2001 intervistati vede nel tappo di sughero simbolo di alta qualità e prestigio. Idea comune e anche condivisibile, visto che i più grandi vini del mondo (da un Brunello Biondi Santi ad un Pétrus, sono rigorosamente tappati in sughero), ma il punto è forse un altro. Per sostenere strenuamente questa immagine, non stiamo perdendo di vista la qualità e la preservazione del vino?

                                                                       
Cinelli Colombini
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