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Il vino è arte e l’Expo lo dimostra

L’Expo propone il vino come esempio di estetica italiana al pari dell’alta moda, dei film da Oscar … insomma un bene culturale firmato da Italo Rota e Daverio

Expo 2015 padiglione vino

Expo 2015 padiglione vino

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Questo il concept di un’Expo 2015: una “Grande bellezza” in versione enologica che rivoluziona la percezione del vino e lo propone come arte e cultura, stile di vita e tendenza. Questo è l’entusiasmante progetto del padiglione vino voluto dal Ministro Maurizio Martina e partorito da intellettuali fuori dal coro anziché dai soliti esperti che avrebbero inevitabilmente percorso strade già note. Questa la rivoluzione di Philippe Daverio, uomo dell’anno 2014 delle Donne del vino, una rivoluzione raffinata e divertente come i suoi papillon colorati e i suoi occhiali rotondi. Enormi grappoli rosa, tubi color pistacchio che emettono odori, il vino fantasy << Pensiamo ad appuntamenti di alto livello per raccontare i personaggi italiani che hanno cambiato il modo di produrre vino nel mondo>> ha detto Martina anticipando un cartellone di eventi che intrecceranno moda, musica classica e letteratura.

Il futuro del vino è nel bicchiere

Nei ristoranti francesi un cliente su quattro sceglie il vino al bicchiere che costa meno e permette di abbinare ottimi vini ad ogni piatto

vino al bicchiere

vino al bicchiere

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

 

Wine News, come al solito ben aggiornato sulle nuove tendenze mondiali, ci segnala un articolo di Michel Bettane e Thierry Desseauve uscito su “Le Parisien aujourd’hui en France” e riguardante il boom del consumo di vino al bicchiere in Francia”. Il 20% del vino ordinato al ristorante, nel 2013, è stato au verre con una crescita del 39% sull’anno precedente, Insomma un successone e un freno al calo dei consumi che, sebbene non accentuato che da noi, ha comunque preoccupato parecchio le cantine d’Oltralpe. I dati sul calo dal 2000 al 2012 sembrano quelli di un bollettino di guerra – 27% Italia, -34 Spagna, -12% Francia.
Un contributo decisivo alla diffusione del vino al bicchiere proviene dalla Toscana e da Enomatic creato nel 2002 da Lorenzo Bencistà Falorni di Greve in Chianti e poi esportato in 70 Paesi del mondo.

Prezzi dei vigneti: dai top a 800.000 € fino a 30.000

C’è una corsa all’ acquisto delle zone più reputate e con minori possibilità di espansione ma alcuni ottimi vigneti hanno ancora prezzi convenienti

Amarone raccolta delle uve

Amarone raccolta delle uve

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I compratori stranieri sono a caccia di vigneti italiani: non più solo statunitensi e nord europei come in passato ma anche miliardari dei paesi bric. Ecco i russi che si accaparrano la storica cantina Gancia di Canelli, il banchiere brasiliano Andrè Santos Esteves che compra la tenuta di Argiano a Montalcino. Pochi giorni fa i sudafricani piantano la loro bandiera nella villa di Monna Lisa – La Gioconda- Vignamaggio nel cuore del Chianti Classico. Ma ci sono anche compratori cinesi in giro e questo tiene alti i prezzi sia delle grandi aziende che delle piccole realtà più prestigiose nonostante il numero di proprietà in vendita sia grandissimo e senza eguali nel passato.
Stabili se non in crescita anche i prezzi delle “ville con vigneto e cantina” tipologia che permette di associare alla produzione del vino, la vacanza in Italia con famiglia e amici. Il report diffuso da Knight Frank maggiore società di consulenza e transazione immobiliare del mondo, indicava per questa tipologia, addirittura un incremento del 20% nel 2013 in Toscana.

Zonazione si, zonazione no, il dubbio del Brunello

Se ne parla da anni ma mentre all’estero cresce la richiesta di zonazione fra i produttori di Brunello cresce la preoccupazione per le divisioni interne

Vigneto di Brunello

Vigneto di Brunello

Di Donatella Cinelli Colombini

La maggiore sostenitrice della divisione in microaree è Kerin O’Keefe la brava scrittrice e giornalista che degusta i vini italiani per il Wine Enthusiast e conosce il territorio del Brunello palmo a palmo per avere soggiornato lungamente a Montalcino e avergli dedicato due libri. Nel secondo di essi Brunello di Montalcino – Understanding and Appreciating One of Italy’s Greatest Wines ha formulato la prima vera ipotesi di zonazione che è stata poi ripresa da Walter Speller uno dei più competenti collaboratori di Jancis Robinson e da altri wine critics stranieri come Tim Atkin.

Rosso Brunello: cerchi il vino e trovi una scarpa

Un brutto esempio di italian sounding che usa il nome del grande vino di Montalcino per vendere accessori di abbigliamento probabilmente prodotti in India

Rosso Brunello India

Rosso Brunello India

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
La segnalazione arriva da Franco Ziliani, quasi un “persecutore” per me, a cui questa volta devo dare ragione. La cosa è seria e può danneggiare il Brunello. L’articolo del blog Vino al Vino scritto da Silvana Biasutti, un’intellettuale esperta di marketing e di editoria che vive a Montalcino, descrive in modo molto efficace come il vino Brunello e forse le maglierie di Brunello Cucinelli, così come il drand “Made in Italy” siano stati abilmente utilizzati per vendere qualcosa che probabilmente non ha alcuna reale attinenza con il nostro Paese ma sembra….. Si perché gli infradito venduti da “Da Milano” in 35 negozi dell’India ( fra cui Delhi, Jaipur e Mumbai) somigliano a sandali italiani e non sono neanche brutti, solo che costano 35-40€ cioè molto ma molto meno di una vera scarpa italiana. Se andiamo a cercare la sede di questa misteriosa società Da Milano, a cui fa riferimento il brand Rosso Brunello, scopriamo che la direzione –head office- è a New Dehli e non a Melegnano o Lodi, come farebbe invece pensare la scritta Da Milano-Italia ben visibile in tutta la comunicazione.

Vero o falso il localismo nel bicchiere

I veneti bevono Cabernet e Merlot, nelle Marche il Verdicchio, i campani amano la Solopaca …. Gli italiani bevono local? 

Alto Adige assaggio in piazza

Alto Adige assaggio in piazza

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dai dati Symophonyiri group sul 2012, che ci rivelano un’Italia con i bicchieri molto regionalizzati; ecco che in Piemonte i preferiti sono Barbera e Dolcetto, in Toscana Chianti e Morellino, in Sicilia Nero d’Avola e Alcamo.
Piccola eccezione per i liguri che sconfinano leggermente con le loro preferenze per la Bonarda dei Colli Piacentini e la Barbera. Per il resto i vini del territorio dominano incontrastati: il Lambrusco in Emilia Romagna, il Montepulciano in Abruzzo, il Primitivo in Puglia e il Cannonau in Sardegna….
Applaude la Coldiretti, prima sostenitrice dei “Km 0” e collega questo localismo enologico al turismo del vino che ha fatto riscoprire le cantine e le specificità dei territori.

Bio, insolito, salutare ecco i gusti dei Millennials

Millennials o Ygeneration, giovani nati dopo il 1980, guidano il mercato del vino anche se i boomer sono ancora quelli che consumano più bottiglie 

vino, giovani e informalità

vino, giovani e informalità

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per decidere quale vino comprare i millennials si lasciano affascinare dalla sua storia, stanno attenti alla regione di origine e al packaging, ascoltano i consigli del personale addetto alla vendita più che i wine critics. I millennials canadesi (BevSupport), a cui si riferisce l’ultima indagine, amano i vini italiani che mettono poco sotto i francesi con un netto distacco su tutte le altre zone vinicole del mondo.
Non c’è niente da meravigliarsi, i nostri vini sono vicino ai gusti di questi nuovi consumatori per i quali contano la sostenibilità ambientale, il carattere insolito, familiare e non globalizzato della produzione, caratteri di moltissime piccole cantine italiane. Caratteri ben illustrati nell’articolo di WineNews  che riporta l’intervista di “Fox Business” a Rowan Gormley, Ceo di Naked Wines e Chris Fehrnstrom, chief marketing officer di Constellation Brands.

I migliori clienti del vino sono on line per metà sono donne

Spendono in media 14€ in più a bottiglia, comprano più spesso, sono più competenti e più internazionali di chi acquista vino in modo tradizionale

Violante Gardini a Shanghai

Violante Gardini a Shanghai

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Il profilo del compratore di vino on line arriva da Vente-privee.com (riproposto da WineNews)  un colosso dell’e-commerce con 18 milioni di rapporti in tutto il mondo e 30 milioni di wine business nel 2012. Il settore , a loro parere, è ancora agli inizi e sembra destinato a un’enorme  espansione.

Il  wine lover che sceglie nelle enoteche virtuali compra e consuma cioè non acquista per mettere le bottiglie in cantina. E’ meno fedele e più internazionale (preferisce vini italiani, francesi e spagnoli ma anche Sudafrica e Cile) e spende di più  anche quando il vino è da regalare (9€). Questa propensione agli acquisti costosi dipende forse dalla possibilità di confrontare il prezzo con tutto il resto dell’offerta mondiale per cui chi compra è sicuro di fare un buon affare. Il cliente di vino on line ama soprattutto i vini rossi e nella metà dei casi (49%) è donna. In questo canale di vendita il gentil sesso è presente molto più che fra gli acquirenti tradizionali dove scende al 35% di chi compra.  Ancora una volta le donne wine lovers si confermano consumatori evoluti e capaci di utilizzare le nuove tecnologie.

Tendenze future del vino: blogger, donne, giovani e biologico

Il peso della carta stampata, guide comprese, crollerà sostituito dal web. Andranno forte i vini biologici, quelli eccellenti e quelli divertenti

Tokio Violante Gardini

Tokio Violante Gardini

Mai così tanti cambiamenti e in così poco tempo. Aspettiamoci un’avanzata massiccia di vendite dei vini che rispettano l’ambiente. Le previsioni del Wine Institute diffusi da WineNews rivelano che i wine lovers USA preferiranno i vini eco-compatibili nel 34% dei casi, percentuale che addirittura sale se gli intervistati sono ristoratori o negozianti. Gabriele Micozzi, docente di marketing alla Luiss e all’Università Politecnica delle Marche (ancora da WineNews), conferma queste tendenze nei mercati di maggiore espansione futura: Cina, Russia e Brasile. Evidentemente ci sono dei distinguo, in Cina andranno meglio i rossi di grande “dolcezza”, in Russia i bianchi più alcolici e strutturati mentre il Brasile importerà vini molto raffinati e vini bevanda “divertenti”. Tuttavia ovunque il segmento biologico –organico andrà fortissimo.

Le super cantine in Italia e nel mondo

La cantina italiana con più fatturato è la Giv – Cantine Riunite, ma è la Cavit quella che esporta di più e la più remunerativa è Sassicaia

Tanuta San Guido

Sassicaia Tenuta San Guido

Vinitaly è il momento delle classifiche del vino e le due più importanti sono di Mediobanca e di Anna Di Martino per “Il Mondo”. Molte conferme e qualche sorpresa: scopriamo che le grandi cantine italiane crescono i loro fatturati nonostante la crisi in un comparto vino più in salute del resto dell’economia italiana, grazie all’export decisamente brillante. Fra le 15 aziende enologiche con maggiore percentuale di esportazione nel mondo, 4 sono italiane: Cavit al secondo posto assoluto, Antinori, Giv- Cantine Riunite e Caviro. Non si tratta di un’impresa eroica vista la dimensione enorme dei maggiori gruppi mondiali. La più grande, la statunitense Costelletion, ha un fatturato di 2.051.000.000$ cioè quattro volte la maggiore delle italiane che è la Giv-Cantine riunite.

Ecco i “Most Admired Wine Brands” del mondo

Sul podio Concha y Toro, Torres e Penfolds cioè Cile, Spagna e Australia, il primo degli italiani è Antinori al 32° posto

Cantina cilena Concha y Toro

Cile Concha y Toro

Questa è la classifica delle griffe vinicole più ammirate del mondo redatta da “Drinks International”, il magazine inglese che periodicamente pubblica gli elenchi delle cantine e delle personalità che contano. Nell’esame ci aiutiamo con gli acuti commenti di Wine News.
Ecco dunque i vincitori: prima, per il terzo anno consecutivo, la cilena Concha y Toro forte di un fatturato di 20 milioni di casse. Segue il colosso del vino spagnolo Torres. Medaglia di bronzo Penfolds quello del Chiraz più famoso del mondo dell’australiana a Treasury Wine Estates.
I francesi brillano ma non più di tanto con Michel Chapoutier al quarto posto e il gruppo LVMH al sesto. Soprattutto questo sorprende visto lo strapotere della multinazionale del lusso di Bernard Arnault che vanta un fatturato di 23 miliardi di Euro e pare intenzionata a diventare la monopolista degli Champagne che contano. Sorprende soprattutto perché al 5° posto c’è Cloudy Bay, un brand con anche vini dal prezzo decisamente abboradabile ma che ha il merito di aver diffuso nel mondo lo stile distintivo dei vini bianche neozelandesi . Evidentemente è questo che crea ammirazione  più del lusso, infatti i Domaine de la Romanée-Conti sono solo al decimo posto.

Quali consumatori USA sono wine lovers?

I Boomers comprano il 44% del vino ma sono i più giovani Millennials a bere le bottiglie più care. Una riflessione su come dialogare con il consumatore USA

Millennials

Millennials

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
E’ la generazione nata dopo la seconda guerra mondiale in pieno boom economico (1945-1964) che guida saldamente i consumi di vino in USA. Una fetta del 30% di shopping enologico va alla Generation X che gradualmente sostituirà il target precedente via via che invecchia. I Millennials, cioè i consumatori nati negli anni ’80 che hanno ora dai 20 ai 30 anni comprano poco meno del 13% del vino come gli ultra sessantenni.

Questa ripartizione arriva da Rob McMillan, fondatore della Silicon Valley Bank’s Premium Wine division ed è stata ben commentata da WineNews. Ad essa vanno aggiunti i dati sulla tipologia delle bottiglie consumate. Quando Rob McMillan dichiara che i Millennials non sono ancora una risorsa per l’industria del vino si riferisce infatti più al segmento commodity che ai vini premium o ultra premium come il Brunello o il Barolo.

L’Italia sorpassa la Francia nella produzione di vino?

Meno vigne, vino e consumi nel mondo: Federico Castellucci Direttore generale di OIV presenta le novità 2012. Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Violante con la magnum di Opus One

Violante con la magnum di Opus One

Cominciamo dal vigneto: la riduzione delle superfici riguarda soprattutto l’Europa e continuerà anche nel futuro benché gli incentivi economici, erogati nei 3 anni passati per l’abbandono definitivo delle vigne, siano finiti. Un calo parzialmente compensato dall’aumento delle vigne nel Sud del mondo e negli stati Uniti.
La contrazione del vigneto mondiale ha avuto una ricaduta sulla produzione di vino che tuttavia è calata soprattutto per effetto del cambiamento climatico e soprattutto in Europa. La produzione mondiale 2012 di vino dovrebbe attestarsi fra 243 e 252 milioni di Ettolitri.
L’Italia scende a 40 milioni di Hl (-3%) ancora più grave (-19%) il calo francese che porta il volume prodotto oltralpe forse sotto a quello italiano.
Dove invece la produzione di vino cresce è nel Sud del mondo: Cile + 15% in due anni, Sudafrica + 4% entrambi a 10 milioni di Hl, USA +7,1% con volumi doppi rispetto alle altre due.

Vi porto nel meravigliorto di Wine News

Dopo quello della Casa Bianca l’orto più famoso è quello di Wine News fatto da Irene e Alessandro Regoli per i bambini di Montalcino

Montalcino  Wine-News ingresso-dell'orto

Montalcino Wine-News ingresso-dell'orto

Nel cuore di Montalcino c’è la sede di Wine News l’agenzia di comunicazione web che arriva ogni giorno a tutto il mondo del vino che conta. Leggerla è ormai un must come guardare il telegiornale. Gli uffici sono in edifici antichi restaurati e arredati con uno stile molto moderno ed hanno uno spettacolare panorama sulle Crete senesi. Il gran capo Alessandro Regoli lavora invece in una veranda in cristallo che lo  mette quasi in vetrina davanti a ospiti e clienti <<io non ho segreti e si vede>> mi dice ridendo. Davanti ha una statua di Sandro Chia che da il benvenuto a chi arriva.

Lui e sua moglie Irene hanno trasformato parte del giardino davanti agli uffici in un orto didattico. Ecco che i vialetti sono fiancheggiati da erbe aromatiche e nella zona coltivata si vedono ordinate file di ortaggi con un effetto talmente bello da ricordare un orto medioevale. Non si tratta di un progetto banale e neanche di qualcosa di arrangiato. Nell’edificio accanto ci sono gli studi dei docenti  (l’agronoma Gabriella Ferrari e l’insegnante Sonia Corsi), l’aula, i bagni stile bambino e persino una piccola sala convegni. Anche gli studiosi che affiancano il progetto sono di alto profilo e di carattere interdisciplinare:   il giornalista Carlo Cambi, Emilio Trabella – architetto paesaggista, Pia Pera – scrittrice, la Fondazione Symbola di Ermete Realacci, Giacomo Mojoli del Politecnico di Milano e l’insegnante Nadia Nicoletti. 

Wine News vince l’Oscar del Vino 2012

Il miglior sito web sul vino nasce a Montalcino, è Wine News di Irene Chiari e Alessandro Regoli premiati da Bibenda nella bellissima cerimonia di ieri [caption id="attachment_7857" align="alignleft" width="312" caption="Alessandro Regoli"][/caption] Insieme a un gruppo di 10 giovani Irene e Alessandro ci fanno arrivare giornalmente, via internet,  notizie attendibili e aggiornate sul vino italiano. Complimenti per questo nuovo meritatissimo premio. W Montalcino che nel campo del vino vince su tutti i fronti. Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini...

                                                                       
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