Quali consumatori USA sono wine lovers?

Millennials

Quali consumatori USA sono wine lovers?

I Boomers comprano il 44% del vino ma sono i più giovani Millennials a bere le bottiglie più care. Una riflessione su come dialogare con il consumatore USA

Millennials

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Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
E’ la generazione nata dopo la seconda guerra mondiale in pieno boom economico (1945-1964) che guida saldamente i consumi di vino in USA. Una fetta del 30% di shopping enologico va alla Generation X che gradualmente sostituirà il target precedente via via che invecchia. I Millennials, cioè i consumatori nati negli anni ’80 che hanno ora dai 20 ai 30 anni comprano poco meno del 13% del vino come gli ultra sessantenni.

Questa ripartizione arriva da Rob McMillan, fondatore della Silicon Valley Bank’s Premium Wine division ed è stata ben commentata da WineNews. Ad essa vanno aggiunti i dati sulla tipologia delle bottiglie consumate. Quando Rob McMillan dichiara che i Millennials non sono ancora una risorsa per l’industria del vino si riferisce infatti più al segmento commodity che ai vini premium o ultra premium come il Brunello o il Barolo.

Quando la Nielsen, alla fine del 2010, domandò a un campione selezionato di persone di diversa età quanti dei loro

Rob McMillan

Rob McMillan

acquisti di vino superavano i 20$ risultò che la percentuale era del 12% per i boomers, del 14% per la Generation x mentre i Millennials compravano una bottiglia cara su quattro con un ritmo praticamente doppio degli altri.

Infatti il 24% dei consumatori di Krug negli Stati Uniti hanno fra 21 e 24 anni.

San Francisco Terra Gallery Tuscan Wines Master Class

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Chi produce vini premium deve quindi dialogare con questo segmento di consumatori che ha un rapporto molto easy con il denaro ma anche desideri molto diversi dalle generazioni precedenti: a loro piacciono i vini biologici o percepiti come autentici, quelli fatti da piccoli produttori secondo uno stile inusuale “European style” insomma un netto rifiuto dei vitigni (Cabernet-Merlot-Chardonnay) che sembravano aver omologato tutti i consumi fino a 5 anni fa.

Se il vino italiano vuole mantenere la sua posizione di leader in USA con 2,5 milioni di ettolitri esportati per un valore di 1,25 miliardi di dollari deve quindi agire verso due direzioni: “prendere per la gola” i Boomers con l’ottimo rapporto qualità prezzo dei suoi vini e affascinare i Millennials con i suoi vitigni autoctoni e le sue piccole fattorie. Insomma un’alleanza con la moda italiana sembra davvero auspicabile anche per rendere più comprensibili i messaggi. Come dire il Chianti con Zara e il Brunello con Cavalli o i braccialetti di merletto di Cruciani.

wine-destination

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