15+8 INCREMENTO DI PREZZO DEI VINI ESPORTATI IN USA

Dazi USA Washington-Casa-Bianca

15+8 INCREMENTO DI PREZZO DEI VINI ESPORTATI IN USA

IL 15% DI DAZI È DAVVERO TANTO SU VINI E CIBI ITALIANI DESTINATI AGLI STATI UNITI. INSIEME AL CAMBIO SFAVOREVOLE EURO-DOLLARO FARA’ LIEVITARE TANTISSIMO I PREZZI

Dazi USA Washington_Ministero-Tesoro

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di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda

Sicuramente nessuno importerà vino italiano in USA finché i dazi non saranno definitivi. Chi comprerà un container di vino con il rischio che, una settimana dopo, costi il 15% in meno?  Ma dall’altro lato dell’Oceano regna la confusione: 269miliardi di Dollari persi dalla borsa in un giorno, prospettiva di un’impennata dell’inflazione in tutti gli Stati Uniti e la catena distributiva del vino in subbuglio per il probabile calo delle importazioni e quindi del loro business che è pari a tre volte il valore delle merci acquistate.

Dall’inizio della Presidenza Trump il Dollaro ha perso 8% del suo valore a questo si aggiunge il 15% di dazio voluto da Donald Trump. Il totale è il 23% di incremento e tutti si chiedono se vini, formaggi, salumi … resisteranno a questa mazzata. I prodotti di lusso, come la moda, forse possono tagliare sui margini di guadagno e salvare i mercati anche al prezzo di bilanci in rosso per un paio d’anni. Il problema maggiore è per le merci più facilmente surrogabili e con prezzi già quasi in perdita come i vini commodity che possono essere rimpiazzati da bottiglie argentine o cilene oppure alimenti italian sounding. Infatti il principale produttore di parmisan, mozzarilla o finto Parma ham sono proprio gli Stati Uniti che infatti hanno già aumentato la produzione di made in Italy taroccato.

I CONTRACCOLPI NEGATIVI DEI DAZI SULL’ECONOMIA USA

Quello che il Presidente Trump non dice è che il prezzo dei dazi sarà pagato tutto o in gran parte dai consumatori del suo Paese. Infatti è impossibile farlo assorbire interamente dalle ditte esportatrici.
L’effetto dei dazi sull’inflazione, ora non c’è stato perché i magazzini USA sono pieni di merci acquistate prima che entrassero in vigore. Per questo gli aumenti dei cartellini al consumo sono stati minimi. Tuttavia l’inflazione, che attualmente è al 2,5%, è destinata a salire e i maggiori centri di ricerca prospettano 3.800$ di costi in più all’anno per i consumatori USA a causa dell’inflazione.
Anche la wine industry statunitense è preoccupata sulla tenuta del sistema distributivo del vino. I problemi più grossi sono per chi ha firmato accordi di fornitura a prezzi concordati con grosse catene di supermercati. Accordi che possono mandare in bancarotta importatori o distributori.

COME FUNZIONA LA CATENA DISTRIBUTIVA USA DEL VINO

In USA la rete distributiva del vino è divisa in 3 parti distinte: chi importa non può distribuire e i distributori non possono somministrare o vendere al dettaglio. In alcuni stati, come a New York, è proibito anche vendere alimenti e alcolici nello stesso locale, i negozi devono essere separati e avere ingressi diversi. Tutto questo provoca una moltiplicazione dei costi. Quindi anche se una parte del dazio verrà assorbito dalle cantine italiane è possibile che ci sarà un sensibile aumento di prezzi al consumatore finale e una grossa turbativa per la wine industry.
Altra incognita riguarda la tenuta di brand forti come Chianti Classino o Brunello che hanno una clientela fidelizzata in USA ma rischiano su quote di mercato molto alte rispettivamente del 46 e del 31% del totale prodotto.
In un momento in cui i consumi di vino si stanno contraendo del 4% all’anno i dazi di Trunp fanno davvero paura e prevale una tattica attendista sperando che la Premier italiana Giorgia Meloni strappi al Presidente americano qualcosa in più per il nostro agroalimentare e per gli italo americani che alle ultime elezioni lo hanno votato in gran numero.

L’EFEFTTO DEI DAZI USA  DEL 15% SULL’ECONOMIA ITALIANA

Secondo il Centro Studi di Confindustria, il dazio del 15% ridurrà l’export italiano verso gli Stati Uniti di circa 23 miliardi di euro nel 2025, pari a oltre un terzo del totale esportato nel 2024.
Questo si tradurrà in una contrazione del PIL dello 0,4% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, con un impatto occupazionale stimato in 40.000 posti di lavoro persi nel 2025 e 80.000 entro il 2026, concentrati nelle piccole e medie imprese (PMI) delle filiere manifatturiere e agroalimentari. L’impatto sul vino è calcolato in 317milioni di Euro . L’80% delle cantina italiane saranno coinvolte.  Per questo anche il Ministro Francesco Lollobrigida ha ammesso che ora il settore vino è <<quello che preoccupa di più>> come ha detto a WineNews.



                                                                       
Cinelli Colombini
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