A Nipozzano nel castello dei Frescobaldi

A Nipozzano nel castello dei Frescobaldi

Il castello di Nipozzano fa da cornice alla tavola rotonda dell’UIV sui mercati internazionali e sulla necessità di più “tricolore” per vincere all’estero

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell'Unione Italiana Vini

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Avete presente la serie televisiva I Medici? Quella che raccontava dello scontro feroce, avvenuto nel primo Quattrocento, fra le famiglie Medici e Albizzi per la supremazia su Firenze e probabilmente su enormi flussi finanziari in tutta Europa. Ecco, il castello degli Albizzi è Nipozzano. Oggi non ci sono più i banchieri armati di pugnale ma il fascino di questo luogo è intatto anche perché non è mai stato venduto ma è passato per via ereditaria per circa un millennio arrivando, nel 1877 ai Frescobaldi grazie al matrimonio di Leonia Albizzi. Ecco che dalla storia antica si arriva alla storia recente forse persino più intrigante. Fa un certo effetto mangiare alla stessa tavola dove i Frescobaldi siedono con il Principe di Galles Carlo oppure vedere le foto di una giornata di relax dei marchesi fiorentini insieme a Bill Clinton. Tessere di un mosaico affascinante con saloni pieni di arredi di grande antiquariato e, nelle

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cantine, oltre alle botti anche una grotta segreta con le bottiglie confezionate nel giorno di nascita di ogni membro del nobile casato: qualche centinaio per i maschi e qualche decina per le femmine…
Sono andata a Nipozzano per la tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini presieduta da Ernesto Abbona che ha esortato all’unità di intenti affinché le grandi cantine uniscano la loro azione a quella delle denominazioni consolidando i risultati commerciali nei mercati esteri. Un appello che Andrea Rea SDA Bocconi Wine Lab ha ribadito con accenti più tecnici proponendo la sua divisione dei consumatori in 3 tipologie: “Trendy” legati alle mode e alla convivialità, “Fine” interessati all’esperienza e alla scoperta dei territori, “Icon” desiderosi di simboli, lusso e esclusività. Rea ha messo l’accento sulla necessità di associare al vino valori simbolici che trasformino l’assaggio in esperienza, scoperta e momento memorabile. Qualcosa che è

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ben compreso dalle grandi cantine e infatti Sartor di Ruffino e Viglierchio di Banfi, entrambi alla guida di gruppi enologici di proprietà americana, hanno spiegato come la chiave del loro successo sia il matrimonio riuscito fra il brand e il territorio.
Il punto debole del vino italiano continua ad essere il prezzo, come ha detto Tiziana Sarnari di Ismea ma è proprio sull’affascinazione che intende lavorare ICE per superare questo gap e Brunella Saccone ha mostrato il video che racconterà il vino italiano nel mondo accompagnandosi a brani d’opera. Il video finisce con due giovani che brindano insieme pur stando in parti diverse del mondo. E’ Lamberto Frescobaldi che traccia una interpretazione diversa della parola qualità <<da coniugare con tutte le tipologie di vino e di prezzo perché il consumatore senta sempre la bottiglia che sta bevendo come un qualcosa di unico e

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straordinario>>. Anche lui, come Ernesto Abbona, fa appello all’unità di intenti <<più tricolore e meno simboli regionali che, all’estero, nessuno conosce>>.
Una giornata bellissima, in cui ho rincontrato vecchi amici e ho rivisto un luogo che mi è particolarmente caro, a Nipozzano mi legano i ricordi molto belli, le cene a lume di candela nel cortile e gli incontri con Carlo e Franca Corino che vi abitarono quando Carlo era l’enologo delle cantine Frescobaldi. Tornarvi è stato un po’ come rivivere quei momenti.
E dire che mia figlia Violante venuta per la prima volta a Nipozzano la sera prima in occasione della cena di gala ha raccontato l’esperienza in una sola parola <<bellissimo>>

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