Comune Valdorcia: si all’unione se c’è Trequanda

Comune Valdorcia: si all’unione se c’è Trequanda

Nasce il comitato “Per il Comune della Valdorcia” per raccoglie le firme e indire il referendum sulla fusione. Io sono unionista se c’è anche Trequanda

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Pienza Possibile aggregazione nel Comune della Valdorcia figure a cavallo di Piero Sbarluzzi

Pienza Possibile aggregazione nel Comune della Valdorcia figure a cavallo di Piero Sbarluzzi

Il comitato guidato da Glauco Guidotti propone la costituzione di un solo comune fra quelli appartenenti al Parco della Val d’Orcia: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. Tutti comuni piccolissimi escluso Montalcino che ora conta circa 6.000 abitanti e un’organizzazione comunale oltre che una solidità finanziaria di gran lunga superiore a tutti gli altri anche grazie alla recente fusione con San Giovanni d’Asso. E infatti Silvio Franceschelli, giovane e volitivo sindaco di Montalcino dice no al Comune della Valdorcia << Se si tratta di condividere servizi, riscuotere tributi, realizzare piani urbanistici, gestire il turismo, anche domattina. Ma nessuna fusione. Il nostro percorso lo abbiamo già fatto con San

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Giovanni d’Asso. E poi il nostro Comune non può prescindere dal nome esclusivo di Montalcino in quanto marchio di un prodotto territoriale>> ha detto Franceschelli a MontalcinoNews. Come dagli torto?
Ma il Comitato per il Comune della Valdorcia non si scoraggia <<«anche senza Montalcino arriveremmo a una popolazione di circa 9 mila abitanti: un Comune piccolo, ma più forte sulle politiche di area>> ha dichiarato Guidotti al Corriere Fiorentino << in particolare si avvertirebbe un notevole progresso per l’intero settore turistico, un ritorno di immagine che andrebbe a vantaggio del territorio, un miglioramento amministrativo, e, non ultimo, ingenti incentivi economici>>.Senza dubbio infatti la questione dei grossi incentivi pubblici a disposizione dei comuni che si fondono è da tenere presente. Cifre molto più consistenti (200.000€ a comune

San Quirico d'Orcia Collegiata

San Quirico d’Orcia Collegiata possibile componente del Comune Valdorcia

per 3 anni) dei 2 milioni di Euro per tutti i piccoli comuni italiani che, sindaci isolazionisti come quello di Trequanda Roberto Machetti, hanno presentato come una reale fonte di cofinanziamento. Fondi, quelli derivanti dalla fusione, che messi in una cassa comune possono consentire a tutti i partecipanti di riorganizzare gli uffici e pagare i costi dei servizi che sono diventati ormai insostenibili per le piccole amministrazioni. Parlo di scuole, scuolabus e di mense, assistenza agli anziani e servizi sociali, contrasto alla microcriminalità, trasporto pubblico …. In un momento in cui il Monte dei Paschi di Siena e le Poste Italiane stanno chiudendo gli sportelli nei piccoli insediamenti, per un anziano, può diventare un problema persino disporre del proprio denaro, quando il trasporto pubblico viene ridotto.
Che i piccoli comuni funzionino ormai poco e male è un dato di fatto in tutta Italia.
Per la nostra zona le criticità finanziarie hanno cancellato promozione, eventi culturali e tutto ciò che qualifica il turismo, principale risorsa economica, ma soprattutto privano gli enti territoriali di uffici capaci di creare progetti sui bandi nazionali e comunitari che portino soldi, sviluppo e dinamismo nel territorio (denaro che viene intercettato tutto e solo dalle grandi amministrazioni). Una carenza inavvertita fino a sei anni fa, quando la Fondazione MPS erogava centinaia di milioni di Euro ogni anno, ma che ora diventa un autentico freno per le imprese, per le opportunità di lavoro e la qualificazione del lavoro. Qualcosa che costringe i giovani laureati a cercare lavoro altrove. E invece i giovani con più talento vanno trattenuti sul territorio perché saranno loro ad aprire le porte verso il domani.
Ecco perché da anni, con forza, sostengo la tesi unionista.
Ovviamente, avendo l’azienda divisa nei comuni di Montalcino e Trequanda vorrei che entrambe queste località facessero parte del nuovo ente territoriale. Tuttavia capisco la posizione del sindaco Franceschelli. Montalcino è ormai sufficientemente grande per fare da solo ed ha un nome che è un brand famoso nel mondo a cui sarebbe stupido rinunciare.
Tutt’altra situazione quella di Castiglion d’Orcia, Radicofani e Trequanda che hanno un evidente bisogno di risorse e riorganizzazione per offrire migliori servizi ai cittadini e rilanciare l’economia.
Trequanda, per una scelta difficile da capire, non entrò nel parco della Val d’Orcia, all’epoca della sua costituzione. Orfana del riconoscimento Unesco (2004) che invece le sarebbe toccato di diritto per appartenere allo stesso ambito culturale e paesaggistico ( la frazione di Castemuzio era un tempo nel comune di Pienza e Trequanda è inserita all’ambito 17 del PIT della Regione Toscana come i 5 comuni del Parco della Val d’Orcia) sta vivendo un’autentica deriva e ormai ha meno attività commerciali della vicina Montisi frazione di Montalcino.
Per questo mi risulta difficile da capire la posizione isolazionista del Sindaco di Trequanda e dei Sindaci dei comuni più deboli del possibile aggregato: Francesco Fabbrizzi di Radicofani e Claudio Galletti di Castiglion d’Orcia. Soprattutto non capisco certe affermazioni. <<Alcuni paesi resterebbero senza rappresentanza; il territorio diventerebbe ingestibile, con più di venti frazioni e distanze siderali>> ha detto Fabbrizi ma in realtà le distanze siderali si manifesterebbero se le lesioni del ponte sul fiume Orcia si aggravassero e venisse chiuso al traffico perché proprio i due comuni dei sindaci contrari rimarrebbero isolati. Attualmente Radicofani e Castiglion d’Orcia non hanno le risorse neanche per progettare il nuovo pone, una situazione che muterebbe creando il Comune della Valdorcia aumentando sia la disponibilità finanziaria che il peso politico dell’intera area. Allora perché proprio i primi cittadini più in difficoltà sono ferocemente isolazionisti?
E’ invece possibilista il sindaco di Pienza Fabrizio Fe e favorevole quella di San Quirico d’Orcia Valeria Agnelli. Essi guidano le due amministrazioni con maggiore successo turistico e maggiore vivacità di iniziative. Sono in effetti questi due comuni – con i paesaggi icona della Toscana, le piccole città d’arte capolavoro- che potrebbero servire la locomotore a un progetto turistico-ambientale-culturale in grado di creare orizzonti nuovi di sviluppo facendo poi, con Montalcino un’alleanza di ferro.
C’è infine un ultimo pezzetto del mio progetto che riguarda il vino e lo sviluppo rurale: trasformare la DOC Orcia inglobando la denominazione Sant’Antino ( che riguarda i vini di Montalcino ottenuti anche da uve diverse dal Sangiovese) e entrando nel Consorzio del Brunello. Un simile progetto darebbe a tutti i 60 produttori Orcia l’organizzazione, la spinta e l’esempio di cui hanno bisogno per dare solidità commerciale ai loro ottimi vini. Significherebbe garantire un carattere agricolo alla Valdorcia, circostanza questa che è messa in serio pericolo dalla crisi cerealicola e dalla continua pressione degli immobiliaristi che vendono i casali ai milionari stranieri. Quello dell’Orcia è il territorio agricolo più bello del mondo può e deve essere salvaguardato anche usando il vino come fondamento economico.

 

 

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