COSA SUCCEDE SE UN CONSUMATORE DI VINO SI AMMALA
DOPO CHE L’ OMS HA DETTO “NON ESISTE UN LIVELLO SICURO DI CONSUMO DI ALCOL” I CONSUMATORI MODERATI SONO TRATTATI COME ALCOLISTI E AMMALARSI DIVENTA RISCHIOSO

W. Blake Gray cosa succede a un bevitore di vino se si ammala
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
W. Blake Gray racconta in articolo di WineSearcher la sua disavventura negli ospedali di San Francisco per una malattia virale acuta causata da un virus respiratorio sinciziale (RSV). Tutto è finito bene ma quello che è successo fa riflettere perché non riguarda un ospedale di un Paese islamico tipo Dubai ma della California che è uno degli stati con maggior produzione di vino nel mondo.
Per i giovani medici la risposta affermativa alla domanda <<consuma alcol?>> mette il paziente automaticamente fra gli alcolisti. La domanda cambia da parte dei medici anziani che chiedono <<quanto vino beve?>>. Da questo diverso approccio nasce una diversa valutazione dei sintomi del paziente che mette a rischio la sua salute e persino la sua vita.
L’OMS HA TRASFORMATO I BEVITORI MODERATI IN ALCOLISTI
“Non esiste un livello sicuro di consumo di alcol” criterio dell’OMS Organizzazione Mondiale della Sanità viene citato come un mantra dai giovani medici scambiando una misura politica di contrasto all’alcolismo con una prescrizione salutistica. Opinione che viene invece contraddetta dalle stesse evidenze scientifiche sul consumo moderato di vino che ha effetti tonici sul sistema cardiocircolatorio.
Ecco che il povero Blake Gray si è trovato davanti a medici giovani che attribuivano la sua patologia a un abuso di alcol e medici anziani che cercavano cause diverse e impostavano terapie diverse. Il problema è che anno dopo anno il numero dei senior diminuirà e quello dei junior crescerà e con essi il possibile fraintendimento sulle cause delle patologie che affliggono i bevitori moderati.
TRASFORMARE I CONSUMATORI IN ALCOLISTI E’ UN RISCHIO PERCHE’, IN CASO DI MALATTIA, PORTA A DIAGNOSI SBAGLIATE
<< Scrivo questo perché ci sia un lieto fine, ovviamente. Ma c’è anche la possibilità che mia moglie riceva un enorme risarcimento>>perché se Blake Gray fosse morto la sua autopsia avrebbe rivelato che la causa dei suoi mali era un virus e non l’alcolismo per cui le medicine prescritte dal giovane medico mussulmano che vedeva ogni mattina gli facevano più male che bene .
<<Bisogna cambiare qualcosa nel modo in cui si comunica l’abuso di alcol>> anche su testate come il New York Times. Anzi bisogna cambiare subito comunicazione.
Blake Gray e conclude ringraziando il dottor Michael Apstein di Wine Review Online e della Harvard Medical School specialista di pancreas e di vino che <<mi ha chiamato ogni giorno durante il mio periodo difficile e non avrei potuto desiderare un medico migliore, né un amico migliore>>. Confermo, Apstein è un uomo di grande capacità e saggezza che ho conosciuto una decina d’anni fa a San Gimignano.
Tremo al pensiero di cosa potrebbe succedere a me se mi ammalassi e dovessi rispondere a domande <<lei beve vino?>> e poi <<dove abita? >> e finire <<che lavoro fa?>>. Se incappo in un giovane medico del pronto soccorso, come Blake Gray, e lui mi cataloga come un’ “avvelenatrice” perché produco vino a Montalcino, finisco dritta dritta al camposanto.






