Dopo Parker in Australia e fra i wine critics

Monica-Larner-Robert-Parker

Dopo Parker in Australia e fra i wine critics

C’è chi celebra il vino dopo Parker con grida di gioia e chi continua a essere influenzato dal grande Robert ma oggi tutti i punteggi contano meno di prima

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Di Donatella Cinelli Colombini

Dopo Parker   Il portale The Drinks Business, sempre attentissimo a tutto quello che succede nel mondo del vino e della birra ha pubblicato un’intervista al Master of Wine Chris Hancock (Robert Oatley Vineyards nella New South Wales in Australia) soprannominato Mr Chardonnay per aver diffuso questa varietà nella terra dei canguri all’inizio degli anni ‘80. Un articolo che stimola alcune riflessioni.
La frase che mi ha colpito è << We have just about lost all of the jammy, alcoholic, heavy, dead skin Shirazes that are Parker pleasing palate killers, which is an hallelujah moment. Instead, we’re moving towards lighter, brighter more interesting

Robert Oatley Vineyards

Robert Oatley Vineyards

wines from quality producers>> Sono meno frequenti tutte le caratteristiche preferite da Parker nel Shiraz – confettura, alcol, pesante estrazione dalle bucce dell’uva – è un momento di giubilo. Invece ci stiamo orientando verso vini più leggeri e brillanti che interessano di più ai produttori di qualità. Anche l’Australia, dunque, cambia rotta e dopo essersi affermata con vinoni monumentali caratterizzati da quantità esagerate di polpa, legno e alcol, per cui davano l’impressione di doverli masticare anziché bere, sta ricercando l’identità attraverso una nuova attenzione per le vigne. Ci vuole del coraggio per un’operazione del genere e soprattutto ci vuole coraggio per salutarla con inni di gioia. Molti, come me, credevamo infatti che quelle fossero

Robert-Parker-a-Montalcino

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le caratteristiche tipiche dell’uva di Syrah coltivata in Australia dove lo stesso vino prende il nome di Shiraz. Non pensavo dipendessero dall’influenza di Robert Parker. E’ questo che mi ha spiazzato.

La ricerca del localismo, della naturalezza, dell’eleganza e dei caratteri distintivi del vino è una tendenza mondiale. Una tendenza che alcuni chiamano “dopo Parker” per indicare il superamento dello stile di tendenza nel trentennio in cui, il celebre avvocato assaggiatore, era indiscutibilmente l’uomo più influente del mercato del vino a livello planetario.
In realtà il cambiamento riguarda un’evoluzione complessiva del gusto umano che è condivisa anche da molti wine critics giovani. Uno di questi è proprio Monica Larner, assaggiatrice per l’Italia del Wine Advocate-Robert Parker che ha valorizzato vitigni autoctoni e denominazioni minori premiando il localismo così come nel Brunello ha messo in evidenza le due anime di questo vino: quella elegante che guarda alla Borgogna (botte grande) e

dopo-Parker-Cellar-Tracker

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quella potente che guarda a Bordeaux (barrique). Lo Yin e lo Yang del Brunello il fresco della notte e il sole.
Descrivere l’avvento del nuovo stile come la fine di una dittatura << an hallelujah moment>> da celebrare con canti di gioia mi sembra sbagliato anche se è un sentimento fortemente condiviso da una bella fetta della critica enologica. Chi era a Wine2Wine 2015 ha potuto sentire Robert Joseph e la sua relazione “La vita dopo Parker“. Non so se sbaglio, ma ho la sensazione che la presenza di Robert Parker sia stata più problematica per i colleghi che per i consumatori. E’ curioso perché ancora oggi, molti di loro sono vicini allo stile Parker, insomma per molti wine expert il “dopo Parker” non arriverà mai. Chi infatti ha premiato i vinoni tutti muscoli fino ai primi anni Duemila rimarrà fedele a sé stesso e al suo gusto. I consumatori sono stati invece molto più liberi e veloci nel cambiare idea così come cambiano lo stile degli abiti, dei mobili e di ciò che mangiano.
Non bisogna dimenticare che il “dopo Parker” è stato caratterizzato anche la fine della grande influenza dei punteggi espressi dalle guide e i grandi giornali di vino. Oggi è molto improbabile che il sommelier di un ristorante di Boston o di Chicago chieda al produttore i rating delle sue bottiglie. Forse il contesto dove servono di più sono i monopoli canadesi dove avere 95/100 su Wine Advocate-Robert Parker oppure su Wine Spectator fa ancora la differenza. Il nuovo protagonista è il web e la possibilità di consultare on line i giudizi di esperti e altri consumatori. Forse è questo il dopo Parker uno stile meno definito ma anche capace di abbracciare milioni di referenze tutte diverse.



                                                                       
Cinelli Colombini
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